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lunedì 13 febbraio 2012

vananeghen II


"Sono come i gatti di pelo rosso, se attraverso la strada e mi puntano gli abbaglianti, torno indietro, non finisco di attraversare... E' cosi che muoiono tutti i gatti col pelo rosso", mi dice Gaspare dopo aver finito la seconda birra. Non ho capito bene cosa intende, se parla di donne, di calcio o di qualche altra cosa della vita che dovrei aver capito. Non ho fatto domande, non ho puntato gli abbaglianti (non mi permetterei mai), stasera non c'è da finire sotto le gomme. Gaspare allena ancora, la sua barba rossa ha perso colore, i peli bianchi però sono in rivolta, sono scesi in faccia a dimostrare, puntano dritti in cielo. Assomiglia sempre di più ad un gattone di pelo rosso che attraversa la strada perché ha visto l'entrata libera di una favola.

Gioca sempre col doppio centravanti che è diverso da giocare con due punte, lo chiama ancora centravanti di movimento quello che si muove in quello spazio finito e infinito che sta tra il cerchio di centrocampo e la bandierina del calcio d'angolo. Il ragazzino di colore che ha messo in quel ruolo si chiama Malik, non si ricorda da quale paese viene, sa solo che vuol dire angelo. A sinistra fa giocare Alex perché Alex ha due piedi sinistri. Quando gioca in attacco è fantastico, non lo fermano mai, ma quando deve rientrare non riesce a correre all'indietro, non trova punti di riferimento. Kevin è albanese, abbiamo scoperto che non può sentir piangere i bambini. Se in tribuna c'è qualcuno che ha preso una bizza o un neonato che piange per la fame si blocca, si appoggia alla rete e boccheggia come un pesce appena slamato. Sulla schiena ha delle cicatrici corte e lucide come il negativo di una tigre; noi non parliamo la sua lingua. In porta c'è Zeropoppe Monica, la ragazzina, ma questo è il nostro segreto, capelli biondi lunghi fino alla spalla, si è lasciata persino gli orecchini tanto non se ne accorge nessuno, non fa la doccia con gli altri. C'è il biondo che gioca in mezzo, in mezzo e basta, senza aggiungere altro. Biondo vai in Mezzo. In mezzo all'universo come in mezzo al campo non c'è differenza, l'equilibrio non cambia. Il biondo non capisce quando gli si dice di giocare alla Vananeghen, nessuno parla più la nostra lingua Gaspare.

"Lo sanno che eri un prete?", gli chiedo mentre ordina la terza birra.
"Mi sono fatto perdonare anche questa."


Vedo i suoi occhi dietro la barriera dei bicchieri mentre la finisce di sistemare come un estremo difensore impaurito. Servirebbe una battuta spiritosa con l'effetto, alzare un un ponte levatoio per tenere prigionieri tutti gli orchi nel castello, freni buoni.



continua

lunedì 6 febbraio 2012

Uno zombie degli anni 90 (III capitolo)


di che colore è la morte non chiedetemi cosa si vede non chiedetemi della luce o del buio o del tunnel è importante sapere di che colore è stata la tua morte la maggior parte delle morti sono nere incoscienti senza Niente senza anima (Niente è maiuscolo anima no) ma è così buio Ci sono morti bianche ospedaliere muri di gesso mattonelle economiche da cesso morfinate di dolore Ci sono morti rosse violente sanguinanti e sanguigne quando la vita ti schizza fuori come sperma Ci sono morti blu notturne senza luna con un filo di stelle intorno al collo che ti chiudono il respiro Ci sono morti verdi come la mia quando hai tutte le foglie addosso e non sai scegliere ma non vuoi un altro autunno Ci sono morti rosa

non è come nei videogiochi non stiamo a zoppicare con la testa piegata a cercare i vivi non ce ne frega un cazzo dei vivi non entriamo nei supermercati (chissà come mai nei film ci fanno invasori di centri commerciali) perché la nostra vita è tutta pensieri siamo solo pensiero da vivo il mio primo pensiero era la fica ora è la vita la fica viene al terzo posto Al secondo posto c'è una cosa che mi ricordo solo ogni tanto ma mi ricordo di lasciarlo libero il secondo posto

non è vero come dicono un uomo si riconosce da come muore da come sceglie di morire un giorno da leone meglio che cento da pecora perché ci sono giorni da leone da coccodrillo da serpente da aquila reale gatto topo elefante ci sono pure giorni da due liocorni che si inchiappettano la vita è così

è arrivato Puttana Eva lo chiamiamo così perché impreca di continuo ma dice solo puttana eva dice che è rafforzativo Puttana Eva sta in una lapide consumata accanto alla sua donna Puttana Eva è un poeta vero sulla lapide della sua donna (noi lo prendiamo per il culo ma è un poeta vero puttana eva) ha fatto scrivere

mi hai sempre chiamato tre spicchi
(su quattro)
ma tua sola era la parte cosi semi







continua

giovedì 19 gennaio 2012

WEO Park



E' successo qualcosa, è capitato tra una notte insonne e una persa dietro le gemelle vegane. Una delle due, non chiedetemi quale, si porta sempre dietro un sacchetto di frutta secca, mastica di continuo. A guardarle da vicino sembrano Cip & Ciop. Quella che mangia, non chiedetemi quale, d'ora in poi la chiamerò Cip (se mi ricordo qual'è Cip tra i due scoiattoli). Lo sapevo fino a qualche anno fa, e sapevo anche quante fermate ci sono tra San Giusto e Coney Island, adesso non più, non esiste. Ci siamo persi tutti e la radio non ha più una canzone che ci va giusto a pennello. Citazione inutile, molti di voi non capiranno, non siamo noi i guerrieri.

La nostra banda si chiamava WEO, dal nome della strada : Via Vittorio Emanuele Orlando, eravamo quelli del WEO. Che poi si pronunciava uéo come uèll, uoschinton, smoke on de uòter. And fire in the sky : perché secondo me la seconda parte del verso è ancora meglio. Io la avrei allungato il titolo della canzone fossi stato Roger Glover, non ci avrei rinunciato al fuoco. E' come quando citano homo homini lupus, si perdono sempre la parte migliore : homo homini Deus (utrumque vere dictum est). Lo so non c'entra nulla, ma ora chiedetemi chi era Cip se avete cuore. Secondo Max, Vittorio Emanuele Orlando era un principe decaduto, un savoia minore (minuscolo savoia?). Che banda di studiosi, chi cazzo era Vittorio Emanuele Orlando ? Un coglione, sennò mica gli intestavano una strada ad elle senza ambizione, così in periferia che il cartello era sempre coperto dal pesco, anche senza primavera (noi avevamo un pesco senza primavera ed è una delle cose strane che vi racconterò). Un coglione, perché in Piazza Togliatti c'era il comune, in via Amendola gli ambulatori e l'unico viale del centro era per Cavour. Sennò gli davano la piazzetta coi capolinea se era uno importante. Ma questa storia inizia così perchè è successo qualcosa e improvvisamennte sono spariti tutti quei giorni che prima mi avanzavano. Ora chiedo il saldo, stampo il foglietto, faccio un po' d'ordine in tasca (ho una tasca dove ho trascorso un'estate intera) e vi racconto. Vengo da una notte insonne e da un appuntamento con Cip.





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mercoledì 11 gennaio 2012

Zivagos


Il tempo è un grande maestro. Peccato che uccida tutti i suoi allievi.
Boris Pasternak


e non poteva essere altrimenti. Quando penso a questa storia mi vengono in mente solo film, tipo quell'horror coi bambini tutti biondissimi con gli occhi luminescenti oppure quello di fantascienza del pianeta periferico abitato da mutanti allevati per distruggere la galassia (c'erano anche dei baccelli?). Noi siamo un po' così.

Era il 1965 quando il cinema del quartiere, chiuso per lavori da un anno (lavori di ammordernamento diceva il cartello), riaprì arredato con un nuovo tipo di poltroncine imbottite (più piccole di quelle in legno, ma con due file in più) e un impianto di areazione unico in Italia e del quale potevano vantarsi solo due sale in Europa. Una di questa sale era ad Helsinki e per qualcuno la Finlandia non era nemmeno da considerarsi Europa. Ve lo dico ? L'impianto di areazione era fondamentale perché al cinema si fumava ! Ve l'ho detto. Lo ribattezzarono Nuovo Cinema Moderno, chissà, avevano paura di non essere all'altezza (dei finlandesi?), di non essere abbastanza all'avanguardia, altrimenti questo nome non si spiega. Il primo film in cartellone fu " Il Dottor Zivago".

Ma il Dottor Zivago era un pediatra? Noi siamo tutti nati dopo, noi siamo tutti figli di Omar Sharif. L'anno seguente ci fu un incremento delle nascite che non ha eguali nella storia di questo quartiere. Controllando all'anagrafe ho riscontrato un incremento rispetto agli anni precedenti del 127%, tale dato non si è più ripetuto, né l'anno dopo e nemmeno con l'arrivo degli extracomunitari. Noi non siamo i Babyboomer, siamo gli Zivagos. Sfogliando gli elenchi dell'anagrafe è tutto un proliferare di Yuri, Lara, Marina, Boris, Sasha (anche un Sascia, ma che c'entra?). Altro che quartiere bolscevico era tutta colpa di Pasternak e del film di David Lean ! Ancora oggi, cinquantanni dopo, ho trovato 14 Omar che non superano i dieci anni di età (potenza delle nonne/suocere).

Non ci sono dubbi, le nostre mamme tradirono, fu adulterio di riflesso, corna di alleggerimento; non vera infedeltà, ma tradirono. La storia d'amore narrata da Pasternak (il film è molto fedele alla scrittura) è unica, perfetta nella sua incompletezza, proprio perché drammatica e come molte cose in quegli anni : incompiute. Incompiute come la giovane rockstar, come il guerrigliero incorruttibile, l'atleta dalla classe purissima. Irripetibili. Non è vero, tutto si ripete, si trasforma.

La sala ha chiuso nel 1978, dal registro anagrafico del comune vedo due Leila che compiranno 35 anni quest'anno (questo mi conferma che in quel cinema l'ultimo film decente dovrebbe esser stato Guerre Stellari). Mi dispiace che questa tradizione sia finita, sarei stato proprio curioso di vedere cosa veniva fuori con Avatar

forse dietro gli occhialini 3d non c'è abbastanza spazio, i film si vivono tantissimo in sala, sembra di essere dentro la storia, di più. Poi quando si esce finisce tutto. Eppure ci sono tante cose da tradire, oggi anche di più ...






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lunedì 19 dicembre 2011

Alla ricerca di un motore (di ricerca) - Secondo capitolo


"Escort" : circa 53.800.000 risultati (0,16 secondi)
"Sante" : circa 529.000.000 risultati (0,17 secondi)
A parte la Maddalena è difficile stare da entrambe le parti, rarissimi i crossover, esiste anche un sito : Escort Subito ! (.com naturalmente).

Trent'anni fa al posto dell'Ospedale c'era un palazzone grigio che faceva angolo (non un angolo qualsiasi però, perché quasi pungeva la strada e quelle due cicatrici fisse di nuvola sopra la collina erano colpa sua, di sicuro). Lì abitava la famiglia di Roberta. A bassa voce lo sapevano tutti, la mamma di Roberta faceva la prostituta (circa 3.290.000 risultati- 0,20 secondi) perché quei vestiti con lo spacco, quelle pellicce di leopardo se le poteva permettere solo una mignotta (circa 139.000 risultati -0,15 secondi).
In quel periodo avevamo l'abitudine a ritrovarci a ballare i lenti nel garage di Alì, roba innocente, toccatine pudiche. Ogni tanto qualche genitore bussava. Un pomeriggio Roberta truccò le altre ragazze con i belletti lasciati incustoditi dalla
madre. Un finimondo. Le mamme graffiarono il viso delle figlie a forza di strusciare sulle gote.

"Sembrate delle puttane" (circa 529.000.000 risultati ), concordarono tutte.

Per noi invece erano bambole, se cambia qualcosa.















lunedì 12 dicembre 2011

non esiste amore impossibile



Quando ho iniziato a scrivere questo manuale d'amore per principianti pensavo di finirlo presto, secondo un primo programma mi ci sarebbero voluti meno di sei mesi per buttarlo giù, una settimana per le correzioni eppoi in stampa. Mi ha fregato il primo capitolo, quello che qualche giorno fa ho tagliato definitivamente sostituendolo con una specie di prologo, cinquanta righe sul mio primo orgasmo avvenuto sulla seconda rampa di scale di A. Un crescendo (A. abitava al terzo piano) perché avevo fatto tutto da me, perché lei mi aspettava da sola in casa (ero il suo quarto ragazzo, l'aveva già fatto cinque volte prima di me e aveva sei dita nel piede sinistro, sempre in crescendo). Potrei dire che l'abbiamo fatto sette volte quel pomeriggio, mi credereste?

Il primo capitolo, quello vero, parlava del mio amore per la scrittura, com'è nato, la prima scintilla. Mia madre aveva l'abitudine di punirmi spesso per qualsiasi ragione, anche banale. Mi chiudeva dentro lo stanzino dei detersivi, senza luce, appena un po' d'aria da sotto la porta. A volte aria e luce si litigavano di brutto, niente in casa mia andava d'amore e daccordo. Per passare il tempo tenevo in tasca sempre un blocchetto con un matita e inventavo storie. Il mio primo romanzo è stato una storia dove tutti i detersivi sullo scaffale avevano una particina. Faceva così.

Nel regno di Vernel la regina Ava (Comelava di casato) assisteva all'ennesima giostra. Vieni e combatti da Omo a Omo, urlò il Conte Ace all'avversario. Spic & Span, Spic & Span, Spic & Span (rumore di lame che si incrociano). Ajax mi hai colpito al Clorex è la Finish, disse Svelto il marchese cadendo. Cop (rumore di corpo morto che cade), o fa Dash ?

Il torneo continuava con un colpo di scena notevole grazie all'arrivo della Strega Calinda ed i suoi incantesimi. Alcuni di questi marchi non esistono più (ma quanti detersivi avevamo in casa?); non è per questo che ho cancellato il capitolo. Una sera mia madre tornò a casa con un altro uomo , non ho mai scoperto chi fosse, e cominciarono a fare sesso nella stanza accanto (Procter&Gamble facevano così le molle del letto). Mia madre si era scordata della punizione, si era dimenticata di me.

Mi capite ? Come lo cominciavo il secondo capitolo?






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giovedì 17 novembre 2011

rosso


Pensava che le donne di casa sua fossero diverse, per più di vent'anni aveva vissuto con almeno quattro regine in quella casa : la madre, due sorelle e, a turno, una o due cugine in età da marito. Loretta poi era deliziosa, la sua cugina preferita, un angelo. Nelle radiografie i polmoni della ragazzina parevano un paio d'ali tese, non si sgonfiavano mai.

"Non mi sono mai accorto di nulla..." mi disse dietro quel sorriso imbarazzato che mi era garbato all'inizio della nostra amicizia. Quando conobbe Giulia, la sua prima cotta, lei accennò qualcosa, ma lui era così inesperto e distratto che non gli aveva dato credito. Le donne di casa sua erano diverse, lo sapeva anche Giulia. Poi arrivò Sonia, la sua prima vera fidanzatina, quella si lamentava sempre dei mal di testa, dei dolori alla pancia e, soprattutto, c'erano giorni che era inaccessibile. Non voleva.

"Lo vuoi capire che sono mestruata!", gli vociò una sera mentre cercava di spingerla dietro un muretto sulla collina di F. Le donne in casa sua erano diverse, "forse non ce l'avevano". Non si lamentavano mai dei dolori, erano sempre gentili, mai un discorso torto, né uno sfogo. Pensava di saper tutto sul sesso, pensava di lavorarsele bene, le soddisfaceva le donne, gli mancava il sangue. Giulia poi era solo una gran rompicoglioni diceva che le femmine di casa sua erano solo governanti.

Alla fine fu Lorella a spiegargli tutto. Lorella era un angelo, aveva dita lunghissime come penne di uccello che vola per scappare e unghie che sapevano finire le carezze. La convivenza con lei non funzionò. Si dimenticava in giro i suoi assorbenti, ogni volta che lui entrava in bagno lo faceva con un riflesso di paura. Paura di trovare quel rotolino di sangue appoggiato sul pavimento o sul cesto della biancheria sporca. Dopo un anno tornò nell'appartamento dalle sue donne che nel frattempo erano di nuovo cinque perché Betty aveva perso il lavoro.

...

Iris sembrava la donna giusta, timida, riservata, sempre disponibile e riusciva ad andare d'accordo anche con le sorelle. Quando si sposarono la madre era già morta. Lui aveva portato un bottone nero cucito sulla fodera della giacca per anni in segno di lutto. Una sera tornando a casa trovò la moglie con quel bottone stretto nella morsa del pugno, la tavola apparecchiata per tre, una sedia buttata in terra.

L'esaurimento nervoso di Iris lo costrinse a fare la spesa, a frequentare i negozi del quartiere, a fare i conti con tutta l'altra gente. Era un giovane uomo all'antica, non avrebbe mai comprato gli assorbenti per la moglie, si vergognava troppo. Trovò un compromesso, invece degli assorbenti, comprava pacchi di cotone idrofilo. Tanto la moglie non si accorgeva di nulla; solo durante le crisi sembrava scintillare un po' di vita. Allo spaccio aziendale però già lo avevano preso per il culo : "Che c'hai le perdite?" , gli diceva il cassiere mentre imbustava il cotone. Il farmacista invece gli chiese se faceva punture a domicilio. Alla fine trovò Varesco, un vecchio pizzicagnolo di un quartiere vicino. Lui non faceva domande, se gli posavi una donna nuda sulla cassa era capace di chiederti : "Hai visto dove l'ho prezzata ?".

Varesco poi era onesto, quando il colorante E123 andò fuorilegge i prosciutti negli altri negozio presero i colori acidi di brutti quadri postmoderni, mentre i suoi sembravano usciti dalle vignette di Jacovitti.

"Chissà dove finisce tutto quel rosso"






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lunedì 14 novembre 2011

cotton down




sembravano fatto solo dettagli, un crescendo di dettagli. Dentro le sue pesanti scarpe inglesi probabilmente non c'erano i piedi, sotto la camicia di Oxford non esisteva un petto cucito di peli, i piccoli disegni cachemire della cravatta erano simili a ciglia adolescenti truccate di nascosto, se infilavi le mani dentro le tasche di quei pantaloni di leggerissimo fresco di lana non sentivi il muscolo, il cappello era calzato fino all'orizzonte delle pupille. Ma il dettaglio principe era sopra il polpaccio, indossava giarrettiere per tenere sù i calzini, quel tratto di pelle sembrava la sua unica porzione piena. Si occupava (da sempre) di vendite per un grosso cotonificio del Comasco; non era solo un lavoro. Non era un fantasma.


"Tastare (testare, ma era troppo viscerale per l'inglese) la qualità di un cotone è come saper distingure tra Stewart Granger e Errol Flynn", ci disse mentre allungava sul tavolone il suo campionario. Prese il piccolo ferro da stiro da viaggio dalla borsa, lo attaccò alla spina e proseguì con la prova. "Perché stirare è la prova regina", continuò a parlare mentre le indomabili pieghe di una camicia di popeline si addomesticavano sotto il calore di quel piccolo ferro.


Cominciò dal colletto per passare allo sprone (carré, ma era troppo troppo viscerale per il francese) perché così si crea "una specie di armatura per continuare", così ci informava mentre un filo di fumo saliva dai piccoli pozzi delle asole. Poi passò ai polsini e successivamente ammansì le due maniche, subito dopo toccò alla parte anteriore senza bottoni per impegnarsi di seguito in uno slalom tra le madreperle dell'altra parte. Alla fine il dietro, veloce, esitando un po' su un paio di pinces che cercavano di smentire Euclide incontrandosi appena qualche millimetro prima dell'infinito. "Da ripetere le due parti anteriori solo se necessario", pronunciò in calando mentre la camicia si avvicinava alla gruccia quasi in riverenza.


Si tocco la mouche sul mento (la mosca, era troppo vanitoso per un pizzetto), il sudore cominciava a disegnare due mezzelune precise sotto la giacca, l'elastico della giarrettiera saltò sulla carne come un rumore di sicura sganciata.


"E' l'ultima volta che vengo qui da voi..." , ci disse appoggiando il piccolo revolver di fianco al ferro da stiro appena freddato.










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giovedì 27 ottobre 2011

50 ways to meet your lover


Nell'impero di DammipiùRam viveva la principessa NickName, il giorno del suo 34mo compleanno decise che era venuto il momento di metter su famiglia. Si fece comprare un nuovo castello prefabbricabito e visionò sul blog di un famoso wedding planner come organizzare il ricevimento. Provò a scaricare un lieto fine ma il download si interrompeva di continuo, era un file enorme, pesante, anche zippato. Nella sua città c'erano tanti principi disponibili ma una volta contattati in rete scoprì che non si vedevano in faccia. Erano già tutti decapitati. Nelle chat si vedevano dal busto fino a sotto l'ombellico e quindi era difficile capire se fossero teste coronate o plebei. Tutti i siti che promettevano incontri sicuri, le agenzie matrimoniali on line e gli annunci sulle community non portarono a nulla, quindi la principessa NickName decise di rivolgersi alla terribile strega di Trojan. La strega non viveva in un posto preciso ma vagava nell'etere e per convocarla bisognava ubriacarsi di parole di senso compiuto urlate però in sequenza casuale. L'effetto era assai poetico (roba tipo Heissenbüttel). La maga aveva un metodo tutto suo per la ricerca del partner (intanto non pronunciava mai la parola partner). "Non mi chiedere il colore degli occhi, non voglio sapere se lo vuoi biondo, l'altezza o qualche altra misura", disse la strega scuotendo l'Ipod. "Dammi cinquanta cose che ti servono di lui/lei/altro e lasciami lavorare piccina", disse ancora la megera accendendo un tablet con la cornice nerofumo. La principessa allora iniziò :

hai dormito su una fetta di pane;
avevi un cane che voleva fare l'astronauta (era una femmina!);
hai un lavoro che ti ama;
conosci solo quattro barzellette che non racconti;
mi sedurrai con una parola che dimenticheremo (fingerò di non sentire);
6 pan d'un giorno e vin d'un anno;
profumi di chitarra/puzzi come un violino;
stasera non sai cosa metterti e ridiamo;
dai del tu alla mezzanotte;
il padiglione del tuo orecchio sinistro è più schiacciata dell'altro (io parlo lì);
non sei stop and go;
quando giocavi a pallone avevi (un po' storto) il numero 8 sulla maglia (era infinito che non dura);
pensi che dire addio due volte di seguito sia come non lasciarsi mai (si annullano);
hai un dio che non ti serve (è quello che pregano tutti);
non vinci mai per KO, solo ai punti, c'è più spettacolo;
hai una macchina con la targa del nord e una faccia del sud;
sei alive (più vivo che in dialetto);
hai mani piccole per avvicinare le labbra;
una sera hai inciso nomi di cui non ti saresti mai innamorato su una panchina che ti piaceva;
la tua lingua è un segnalibro sempre al posto giusto;
ti scrocchia la schiena quando si parla di valore di mercato;
sulla tua torta manca sempre una candelina che spengo io (porca/o!);
bruci gli sguardi che bruciano;
hai una poltrona verde con gli occhiali dove non ti siedi;
abbracci l'accapatoio (non è facile come metterselo addosso);
ogni tanto fai il 29 di Febbraio;
non sei cumulabile con altre offerte in corso;
interrompi la vite senza fine (qualcuno deve farlo);
disegni il cielo con gli storni;
hai un dente d'oro che batte moneta;
cammini all'indietro per non far passare la notte;
non fai sogni di Giovedì pomeriggio (allegare tracciato);
hai girato un film porno in bianco e nero;
scendi dal letto come da un rigo del pentagramma;
aggiungendoti potrei non essere più divisibile per due;
ti manco già;
fai l'amore senza rima (sei proprio senza cuore!);
non fai sesso in rima (solo se baciata/o);
"rum al cioccolato ...", mi devi rispondere;
non porti tutto al formicaio;
guidi con una mano sola, con l'altra sgranocchi pensieri tristi;
hai sempre una tachipirina in una tasca di mal di testa;
quando sto per cadere hai piedi lunghi;
"la Luna è un satellite, tutti gli altri sono aggeggi che girano", mi dirai una sera prima di uscire;
hai un culetto mappamondo con una voglia sulla mela destra che sembrano le hawaii (sono tollerati brufoli e smagliature equatoriali);
quando vedrò le tue 50 cose urlerò : 100-100 ! come dalla Zanicchi (vedi ok il prezzo è giusto!);
indosserai una giacca rosa, avevi già una camicia rosa, dei pantaloni rosa e calzini rosa (in un disegno di bambino saresti invisibile);
mangiami con la buccia tenendo il nocciolo un po' in bocca;
sono già 50 (peccato)?


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lunedì 12 settembre 2011

Portos non c'era (5)


Travestirsi non è come nascondersi, non è facile come scomparire. Mi sono travestito tre volte da donna, ma non è andata; ho messo un costume da tulipano (e sembravo un vibratore), mi sono travestito da vibratore (e sembravo un tulipano). Mi sono travestito quattro volte da orso. Due volte da orso bianco (una volta sono stato scambiato per uno yeti), una volta da Yoghi e una volta da Napo Orso Capo. Ho sempre invidiato a quel cartone la motocicletta invisibile, la capacità di scappare da qualsiasi situazione.

E la musichetta a Braccio di Ferro, quella marcetta che annuncia la riscossa, parapaparappapà parapapapappapà..., l'ho sempre invidiata a Popeye perché detta i tempi giusti, è un'imbeccata precisa che annulla le dissonanze, puoi buttarti nell'azione senza paura, finalmente sai che il momento è quello giusto : parapaparappapà parapapapappapà. Altro che superpoteri, serve roba forte per combattere quella universale disarmonia che ti schiaccia su questo pianeta peggio della gravità, azzeccare il momento preciso perché altrimenti passa la mano. E una moto invisibile a tre posti.

Una volta mi sono vestito da Braccio di Ferro per una festa di Capodanno, tenete conto che è un vestito veramente leggero per una festa invernale all'aperto. Comprai i fagiolini perché la lattina mi pareva delle dimensioni giuste, anche se rispetto agli spinaci hanno un quarto di calorie in meno: il parapaparappapà parapapapappapà già suonava un po' stonato. Ma gli spinaci in scatola non li vendono, non esistono nel nostro mondo metà colorato e metà da colorare.

Lei era tutta vestita di nero, aveva una seconda pelle luminosa, collane, anelli e braccialetti fino al gomito, le orecchie erano borchiate da piccole pietre e una leggera catena d'oro bianco girava tre volte sul colletto. Il polso destro mostrava una piccola mappa di vene che portavano chiaramente fuori strada. Indossava calze con la riga, ma non avrei seguito nemmeno quell'indicazione. Qual'era la metà da colorare?

"Sono Devil Lady l'eroina di un manga...", mi spiegò.

Olivia invece non c'era. Brutus arrivò dopo mezzanotte giusto per stenderne un paio tra un cumulo di bicchieri di plastica che imitavano benissimo il verso delle ossa rotte.

Parapaparappapà parapapapappapà ... E' uno choc vedere Brutus che vince.

Travestirsi non è come nascondersi, è complicato come svanire, come sciogliere un incantesimo sotto la lingua. Lo so bene io che mi sono travestito tre volte da donna, quattro volte da orso, una volta da apache cacciato dalla riserva, dal leone di latta del Mago di Oz (hai fatto un casino!), una volta persino da pelo nell'uovo (e credetemi non vi cercano) e un'altra volta da torre nera degli scacchi (col bianco che muove e matta in due mosse).







continua

mercoledì 7 settembre 2011

Bacio man (2)


Il mio pediatra mi ha sempre definito un falso magro. Mi impressionavano i peli che aveva sulle mani, perché non cucivano solo le falangi, ma trapuntavano anche le sorelline minori falangine e falangette: un eterno Mr. Hide. L’ho rivisto qualche mese fa mirabile pensionato felice (finalmente solo Dr. Jekyll) mentre faceva tai-chi sull’argine del fiume in compagnia di un' elegante signora cinese vestita con uno splendido qipao rosa confetto. Per anni la sua unica prescrizione per me sono state delle compresse al sapore di arancia con olio di fegato di merluzzo e un corto alfabeto di vitamine, ma è merito suo se sono diventato Bacio man. Certo non vi nascondo che la dieta per rimanere un supereroe è impegnativa.

Colazione
jougurt bianco : 38 kcal
40 g di cornflakes semplici : 100,4 kcal
un caffè nero senza zucchero : 10 kcal
due cucchiaini di zucchero (niente amarezze la mattina presto) : 13,5 kcal

Poi l'azione :

bacio frettoloso senza lingua - 6,4 calorie
abbraccio convinto con la lingua - 10,7 calorie
discesa di 6 piani di scale a piedi con saltelli - 15,3 calorie
scusarsi con quella del terzo piano perché gli spavento Gastone (il gatto) - 3,2 calorie
cielo azzurro con permanente riccia di nuvole grigie - 10,8 calorie
semaforo giallo sul ponte - 12,3 calorie e due punti sulla patente (probabili)
che cosce quella parrucchiera sulla via Pisana ! - 16 calorie
rotonda di Scandicci - 3 calorie.
Non basta.

Se inverto la procedura iniziale, il bacio frettoloso lo sostituisco con uno bello convinto e ci infilo la lingua, faccio a meno di metterla nell’abbraccio che sinceramente non serve un granché (non sono mica un pastore maremmano!), potrei dimagrire più velocemente. Arriverei a bruciare quasi il doppio delle calorie.
Chiaramente Bacio man non può essere un supereroe taglia S o M !
Bacio man deve avere materiale da abbracciare, facili appigli per l'amore, curve che si vede cosa c'è dall'altra parte, non può indossare una maschera ma si deve distinguere.

La cosa più difficile per me, come supereroe, è sempre stata quella di rimanere un falso magro dentro un mondo parzialmente scremato.







continua

lunedì 5 settembre 2011

TITANO news (3)



La Apple ha annunciato di aver effettuato su Marte il primo trapianto di fegato via WII-FI, domenica prossima proveranno con un parto cesareo.


La Bacardi ha confermato che sono sospese le importazioni di ghiaccio da Urano a causa dell'alta radiottività riscontrata sui campioni dell'ultima spedizione. Intanto è stato avvistato un iceberg al largo della Nuova Caledonia, ha la forma di un reggipetto. Secondo gli scienziati potrebbe essere l'ultimo, secondo le misurazioni è risultato una seconda misura coppa B.


I Nagasaki Ray hanno vinto il campionato interplanetario di calcio a 11. Lo sponsor giapponese TEPCO si è detto molto soddisfatto del risultato e ha confermato che effettuerà ulteriori investimenti nella prefettura di Fukushima inaugurando i nuovi reattori 12 e 13 direttamente sulla spiaggia. I due reattori nucleari sono modelli di nuova generazione che potranno simulare tramonti.


Il portavoce di Lady Gaga ha annunciato che la cantante è morta ieri sera in Floridacuba. Il decesso sembra dovuto ad un guasto meccanico del rinnovatore cellulare nella clinica dove era ricoverata. I medici non sono potuti intervenire perché la cantante aveva dichiarato on-line nel suo ultimo videotestamento di voler rinunciare all'immortalità. Aveva solo 612 anni.


La città di New York Jersey ha un nuovo sindaco. Il candidato indipendente Mick Jagger IV° ha sconfitto il candidato repubblicano Rudolph Giuliani XVI°.

domenica 28 agosto 2011

Dio c'è



davanti a quella scritta su un muro scrostato, giallo di piscio e biondo di vernice : Grazie Magat. Era appena finita la finale di coppa dei campioni 1983, c'era appena stato il tempo di salire dietro il motorino di A. con due bombolette di vernice spray marrone e trovare quel muro nascosto da un palazzone con le finestre dispari; un muro scrostato, giallo di piscio e biondo di vernice. E dietro quel muro c'era già notte.

"Magat con l'acca o senza?", mi chiese A. alla fine del singhiozzo di vernice marrone.

Ma io non ce l'ho mai avuta testa per i nomi dei calciatori, A. invece aveva memoria solo per le canzoni, i titoli gli venivano giù senza sforzo appena sentiva poche note : orecchio quasi assoluto. "E' anche questo un dono del signore", aveva sentenziato don Alberto. "Ma io volevo l'uccello grosso padre!" aveva urlato nel confessionale durante il ritiro prima di essere cresimato. Quel Grazie Magat rimase per anni sul quel muro scrostato, giallo di piscio e biondo di vernice senza che a nessuno venisse voglia di aggiungere la muta che avrebbe perfezionato quel ricordo.

Non sarebbero state le sole scritte che A. avrebbe lasciato in città quell'estate. La sua era una sfida con quello che ormai tutti nel quartiere chiamavano Sangiovanni. Sangiovanni aveva cominciato l'anno prima a tappezzare cartelli e intonaci con l'universale e osservante scritta "DIO C'E'" in un colore nero devozione. Secondo A. c'era bisogno di fare da contrappunto al pio imbrattatore e per questo cominciò ad aggiungere con la sua empia bomboletta di vernice marrone le sue mutatio. Ne ricordo alcune :

DIO C'E' riceve solo il Martedì


DIO C'E' è andato di là, l'ho visto !

DIO C'E' e collezionava dodo (occhio ai panda ora! - NdA)

DIO C'E' Buddha s'è ritirato il sesto giorno (potevi aspettare cazzo-NdA)

DIO C'E', ma voi siete pronti ?

DIO C'E' ma ora basta far arrivare tutte queste crune coi i cammelli incastrati dentro...

DIO C'E' ma dice che non è stato lui

DIO C'E' però lo fa apposta

DIO C'E' ma non si scrive così

DIO C'E' prenotatevi per tempo

DIO C'E' e chiede spesso di Luciana (è la prova terrena della sua esistenza - NdA)

DIO C'E' anche l'inferno

DIO C'E' e suona da Jimi Hendrix

DIO C'E', basterà ?

Davanti a quella scritta muta su un muro scrostato, giallo di piscio e biondo di vernice dove pescavi due notti alla volta e non ti bastavano, davanti a quella scritta inneggiante al giocatore tedesco dal nome di gatto trovammo Sangiovanni appoggiato con la testa fra le ginocchia, guidati da quel rumore (ta-ta-ta-ta) di ali di piccione scappato che faceva scuotendo la bomboletta nero talare.


"Smetti di scuotere che lo fai venire troppo presto il buio..."











continua




mercoledì 3 agosto 2011

TITANO news (2)



Dopo una precisa e attenta ricostruzione, grazie ad una nuova tecnica sperimentale, alcuni studiosi di Titano avrebbero rilevato due impronte digitali identiche sulle scene degli omicidi di John Lennon e Gesù di Nazareth.

Su Saturno sono finiti gli incentivi alla rottamazione delle infradito. Dal prossimo mese toccherà a camicie botton-down e libri di poesie.

Isolato il virus Ce3;33 da Settembre la colonia che abita su Callisto potrà tornare a baciarsi.

Nuovo guasto al sistema di alimentazione della società che gestisce il teletrasporto, alcuni clienti sono stati dirottati su Pulsar inesplorate mentre risulta ancora difficile il riconoscimento delle tante molecole disperse nello spazio.

In una piccola città italiana vicino Milano è stata inaugurata una statua di Silvio Berlusconi (antico e discusso uomo politico a cavallo tra il XX e il XXI sec.). Il bronzo lo ritrae sorridente seduto su una TV accesa. Numerosi disordini e manifestazioni di protesta di cittadini e comitati spontanei hanno costretto l'amministrazione a fare un passo indietro. Il televisore è stato spento.

lunedì 1 agosto 2011

tutto (2)


Questo breve intervento del narratore è necessario perché il protagonista della storia non sarà in grado di spiegarvi certi particolari, è troppo giovane. Cominciamo, la biondina di "Indovina chi viene a cena" è l'attrice Katharine Hougton, purtroppo è una di quelle interpreti di cui non ci si ricorda mai perché nel film è oscurata dalla presenza di autentici mostri sacri; un po' com'è toccato all'attore di colore che recita in "Ghostbusters", in quanti di voi se lo ricordano ? Dite la verità : pensavate che fossero in tre, o addirittura solo due ! La seconda è questa : per convenzione anche se una attrice porno ha girato un solo film viene definita comunque pornostar.

A Marino la nuova fidanzata del fratello piaceva. Quando ha chiesto alla mamma lei gli ha spiegato che la nuova fidanzata di Lucio non sarebbe diventata una zia vera, ma una zia acquistata e la cosa gli è piaciuta ancora di più. Perché era una zia che si erano scelti. Perché le zie arrivate in eredità non erano proprio il massimo. C'era quella vecchia che pareva una mummia, sempre fasciata di qualcosa: bende, sciarpa, scialle. Lui di preciso non sapeva nemmeno com'era in viso. C'era quella che mangiava di continuo e lo zio aveva dovuto smurare tutte le porte di casa per farla passare. Poi era dimagrita e ora casa loro pareva un garage, ma lei lo chiamava lofte. La più tremenda stava in un ospizio e andavano a trovarla solo due volte l'anno. Lei ci rimaneva pure male perchè la volta prima gli aveva fatto il malocchio e sperava di non vederli più. Aveva un piccolo cane che chiamava Rompicoglioni solo perchè gli piaceva sentirlo ringhiare (col marito faceva uguale).

La zia acquistata invece era giovane, gentile e giocava sempre con lui. Il nonno diceva che era uguale spiccicata alla biondina di quel film con Spencer Tracy, la Hepburn e Sidney Poitier che non si ricordava più il titolo. Insomma se uno doveva comprare una zia, quella era perfetta, da vetrina, una di quelle che ai saldi non ci arriva.

Una sera però ci fu una riunione di famiglia, Marino era già a letto, ma riuscì a sentire. Dicevano che la fidanzata del fratello faceva i film, ma non i film normali con la trama. Il fratello a un certo punto si mise a gridare che lei in quei film faceva tutto, ma proprio tutto. Era una pornostar. Il ragazzino non capiva, gli sembrava normale che quando si lavora si deve fare tutto, ci si deve impegnare al massimo. A lui dicevano sempre così. Il fidanzamento fu rotto in maniera drammatica, la biondina cercò di spiegare ma fu cacciata.

A lui dispiacque tantissimo. Per quasi un anno pensò a quel negozio dove si comprano le persone, a quel posto dove esistono i parenti acquistati che poi si possono pure rendere come aveva fatto suo fratello. Aveva in mente, appena fosse stato un po' più grande, di andarci e di chiedere al commesso. Non era semplice, o forse sì, bastava solo dire :

"Mio fratello deve aver lasciato una zia per me"

lunedì 25 luglio 2011

TITANO news




Il prezzo degli affitti su Titano è ormai vicino alle stelle. Il più vicino.
Il presidente della Repubblica Popolare Cinese Chen Hur (il primo non appartenente alla nomenklatura del partito Comunista) ha inaugurato a Pechino la più grande scuola di magia del mondo.
La quotazione del Big Mac Menù è scesa a 450,99 $, le borse europee non ne hanno risentito. Solo Zurigo ha perso il 2%.

Una sosia di Lady D ha vinto il premio Nobel per la pace.
E' stato rottamato l'ultimo divano-letto.
Le centraline rilevatrici interplanetarie SEXDETECTOR hanno registrato un notevole calo (-21%) di orgasmi femminili. Nel fine settimana dovremo darci da fare ragazzi !
Il Governo Italiano ha promulgato una legge che allunga la stagione primaverile. La cosidetta "Primavera Legale" durerà fino al 14 Aprile. Molti fiori hanno protestato.

Durante la premiazioni sportive degli atleti di Marte verranno suonate le canzoni di David Bowie.

Una gigantesca esplosione ha completamente cancellato Enif (lat. galattica - 31,4575, long. galattica 65,5710) una stella vicina al quadrato di Pegaso, non si conosce il numero delle vittime. Alcune importanti associazioni religiose avrebbero riconosciuto la firma di Dio su avvenimenti di tale portata. Al momento però nessuna rivendicazione è risultata attendibile.

mercoledì 13 luglio 2011

me ne frego (4)



C'mon c'mon c'mon urlava sempre il Sergemagior per farli uscire dalle celle. C'mon c'mon c'mon ripeteva per farli rientrare la sera. Conosci il tuo nemico. Il babbo ha sempre detto che la prigionia fu la migliore esperienza fatta durante quegli anni. I suoi vent'anni se n'erano andati dentro una guerra che voleva nascondere un deserto, dentro un deserto che alla fine le aveva vince tutte le guerre; poi c'erano mosche, pidocchi, zanzare, caldo soffocante, buche da occupare quando bombardavano e un carro armato dove era capitato per sbaglio per colpa di un errore di misurazione dell'altezza all'ospedale militare (il babbo era alto 1 e 75). Dopo EL Alamein il suo gruppo fu catturato dagli americani e girato in un campo di prigionia inglese in Palestina. Lì conobbe il suo nemico. C'mon c'mon c'mon, quando si fermavano troppo a fumare. Rimase affascinato dagli Inglesi, la loro organizzazione, il loro modo di essere militari, la loro giustizia, la loro crudeltà. Sarà perché si chiamava Amleto...

Con gli Inglesi non riuscivi a pensare, il tempo passava (e ne passò tantissimo visto che rientrarono nel 1946...) e non te ne accorgevi. C'mon c'mon c'mon, c'era sempre qualcosa da fare. Se non c'era qualcosa da fare ti facevano scavare una buca eppoi te la facevano riempire. Sembra una cazzata, ma quando scavi una buca è impossibile che ti ritorni com'era, quando ci rimetti dentro la terra. O ti viene la cunetta o ti manca qualcosa, a volte un solo un pugno di terra. Allora ti facevano ricominciare...

Poi c'erano le corvé. Una mattina li chiamarono perché il Colonello voleva an italian cake. Si guardarono muti. Quello più ricco i dolci li mangiava una volta al mese . Il resto della truppa erano pane vino e zucchero e qualche biscotto rotto. Erano umiliati, non sapevano cosa fare. Un ragazzo veneto alla fine si fece avanti dicendo : "me mare faseva el ciambeon". Il ciambellone, niente di più facile : zucchero (c'è quello marrone va bene?), farina 00 (secondo me questa c'ha uno zero solo), olio (burro?), uova, il lievito ci vuole ?, vanillina, liquore (c'è solo Irish whiskey?). Le dosi te le ricordi ? I primi tentativi furono un fallimento, poi trovarono un composto che riusciva almeno a sollevarsi,ma era sempre troppo crudo. Provarono ad allungare la cottura fino ad un'ora, ma dentro era ancora liquido. Alla fine decisero di allungare fino ad un'ora e dieci e si preparono per la cena. Gli Inglesi mangiano presto la sera, mangiano quando i prigionieri italiani finiscono di fare merenda. Gli stampi furono infornati e tolti dal forno dopo settanta minuti come convenuto, quando uscirono la crosta era al confine del nero. Ne aprirono uno prima di servire : al centro era ancora crudo, ma non si poteva rischiare. Servirono i dolci e fu un successo, insomma si sa che : in fondo gli inglesi mangerebbero anche la poppò...

C'mon c'mon c'mon, tre giorni dopo ci fu la corvè di pulizia in cucina. Il babbo entrò nel forno per raschiarlo e in un angolo, in fondo, nascosto in una piccola cavità c'era rimasto uno stampino con un ciambellone. Chiamò tutti gli altri. Era nerissimo, ma del dolce rimaneva ancora qualcosa; riuscì ad estrarlo dallo stampo e lo spezzò in due. Una lacrima gialla cadde sul pavimento. Allora si misero a piangere, tutti insieme. Erano ancora un po' crudi.




Il babbo in una foto durante la prigionia in Palestina

martedì 28 giugno 2011

Gemini

Non è un problema nascere fascisti e non lo è neanche diventarlo. Il problema vero è crescere da fascisti. Il maestro del babbo era fascista, quel tipo di fascista che fa salutare romanamente il crocifisso, quel fascista che tutto deve arrivare in orario. Il babbo era nato il 30 Maggio 1921, ma il nonno era andato a registrarlo due giorni dopo. Non era per mancanza di voglia, per pigrizia, era una cosa che facevano tutti.
"Ci vado quando c'ho tempo", disse alla famiglia senza nemmeno entrare nella stanza del neonato.
Sembrava una cosa da poco anche perché non cambiava nemmeno il segno
zodiacale (per chi ci crede), certo però gli aveva sballato l’ascendente : da leone a vergine (per chi ci crede fu la causa di tutti i suoi guai). Ti scombussola, perdi il ritmo, ti hanno già rubato due giorni ed è solo l'inizio. La vita è già un po' meno tua, poi ti tocca crescere fascista.

Ma come fai ad arrivare in orario quando sei il più piccolo in famiglia e prima di uscire devi baciare una mamma, due sorelle e tre cugine ?

Le mattine gelide d'inverno sono perfette per arrivare in ritardo. Il caldo della stufa, l'abbraccio di Giovanna (la cuginetta preferita) e Tina, la sorella, che lo struscia per scaldarlo prima di uscire. Senza guanti. Non c'erano guanti smessi per i fratelli piccoli.

...

Un minuto di ritardo quella mattina. Il babbo chiuse la porta, senza nascondersi (tanto il capostazione-maestro vedeva tutto). L'insegnante lo guardò appena prima di piegarsi verso le bacchette da punizione (ne aveva tre, di tre pesi diversi).

Vi faccio l'elenco delle cose del babbo che, a causa del freddo, avevano smesso di parlarsi :

dito medio, anulare e mignolo di entrambe le mani (il pollice respirava ancora);
le orecchie (quando sono rosse in punta smettono di chiaccherare);
naso e mento (solo quando la fossetta fa condensa);
piede destro e ginocchio (purtroppo al piede destro piaceva parlare col ginocchio sinistro e per questo la carriera di nuotatore del babbo fu compromessa);

Elenco delle cose che, a causa della paura, non comunicavano più tra loro:

lingua e palato
coppia di mele secche (intendendo glutei non pienamente carnosi)

"Venite vicino alla cattedra Giardi !", gli disse lustrandosi le labbra come faceva il duce...

La punizione fu di cinque bacchettate sulla mani, cinque colpi sulle dita ghiacciate con brevi pause. Ci vollero ore per far mettere a sedere il dolore. Il babbo tornò verso il banco con le lacrime aggrappate alle ciglia senza tirare su col naso nemmeno una volta. Prima di sedersi prese il calamaio e lo lanciò verso la testa del maestro. La boccetta nera sfondò la lavagna a pochi centimetri dalla tempia. Fu il suo più grande rammarico non averlo preso, forse perché il dito medio non riusciva ancora a parlare col resto della banda.

Dopo qualche giorno a casa arrivò la lettera : ESPULSO PER UN ANNO DA TUTTE LE SCUOLE DEL REGNO D'ITALIA.

Quando tornò a scuola il maestro aveva fatto carriera e non c'era più, i compagni (tutti maschi sempre) erano cambiati, ma rimaneva la macchia sul muro. Raccontava una storia diversa, una storia vera che magari succede una volta sola ma ci consola; quando non è vero che non cambia mai nulla, quando non è vero che le storie sono tutte uguali fino a quando non arriva il principe col braccio alzato, è la storia di quando il calamaro aveva battuto il capodoglio.



giovedì 23 giugno 2011

juppiter



Ho compiuto 35 anni nel 2000, mi sono sempre vantato di questa coincidenza ma non lo saprei spiegare. Mi son mangiato le unghie per anni e ora quando le guardo mi sembrano conchiglie. Conchiglie spaiate, spiaggiate da poco, separate dal mare per sempre. Erano salate anche prima ?

Se mi prendo dieci peli dal petto è difficile trovarli tutti neri (o tutti bianchi), ma se ne prendo tre alla volta solo ogni tanto escono coppie bianche (si chiama consolazione statistica). Da giorni ho un'occhiaia sola, c'è una parte di me che dorme da qualche altra parte.

Faccio sogni che mi ricordo bene. Una volta ero sopra un letto gigantesco con quattro donne nude che mi desideravano : ero tutto vestito, cravatta compresa (lo so, lo so, dovrebbe farmi pensare questa cosa). Mi sono svegliato apposta (è una manovra che ho imparato da piccolo quando mi accorgo di sognare), mi sono spogliato al buio e ho cercato di addormentarmi di nuovo per riprendere da dove avevo lasciato (è una operazione che ho imparato durante il militare). Non funziona o funziona solo in parte. Finisco sempre dentro qualche cerimonia. Quella notte ho presenziato un battesimo. Ero l'unico nudo col guanciale (e non sai mai da che parte coprirti col guanciale). Nei sogni fatevi spogliare o arrivateci leggeri.

I muscoli che ho non sono gonfi di palestra, non scoppiano di esercizio, ma sono tutti baciabili con facilità. Per baciarmi tutto si può anche prendere un giorno di ferie. Baciare tutta una persona è sempre un bel viaggio.

Ho un neo sulla schiena che sembrava la macchia di Giove. Quando però sono arrivate le prime immagini della sonda Galileo dal pianeta ho capito che non ero io. Allora ci sarà una prossima missione che si occuperà solo di me, esclusivamente della mia schiena. Partirà in estate.

Ma dovrà aspettare, poi non potranno atterrare. Dovranno aspettare che si calmi un aliseo, il vento che preferisco. Il tuo soffio sul mio meridiano più caldo. Perché dovresti smettere di baciarmi.

giovedì 16 giugno 2011

guarda in giro


Avvertenze: Attenzione! Questa è una storia d'amore, all'inizio non vi sembrerà, e vi dirò nemmeno a me che ci sono vissuto dentro è sembrata una storia d'amore, ma è così. E' una storia d'amore tutta guscio, una storia d'amore avvolta in doppia stagnola e senza biglietto. L'ho scritto già scritto cinque volte storia d'amore (compreso questa), ho proprio voglia di convincervi.

E' un peccato non aver tenuto nemmeno uno dei biglietti della spesa che faceva la mamma. Il Babbo lavorava dentro al mercato centrale di San Lorenzo e per lui non era un problema, anzi.
Non c'erano virgole sulla lista, era una lunga colonna di cose, una sotto l'altra. E' un peccato non averne nascosta nemmeno una. Perché la mamma intimava al babbo : "dopo che hai comprato tutto, buttala !"
La mamma non scriveva hamburgher perché da noi si chiamano svizzere, scriveva gliogurt oppure, a volte, iogurt. Majonese invece lo scriveva con la i lunga, mistero. I viuster non mancavano mai, anche se erano nascosti al centro della colonna appena prima del conigliolo. Alla fine, alla base della lista poi c'era scritto : guardati in giro.
Era il loro codice segreto. Voleva dire : vai nel negozietto di porcellane, dall'argentiere o al banco del cinese e compra qualcosa per me o per la casa. E puntualmente, ad ogni spesa, ma in una busta di carta a parte, c'era qualcosa.
Il loro linguaggio segreto subì un piccolo mutamento durante gli anni, difatti il guardati in giro si traformò in guarda in giro. Probabilmente la mamma aveva paura che il babbo fosse distratto dal proprio riflesso sulle vetrine durante la spesa e modificò la proposizione. Diceva sempre che il su' marito assomigliava a quell'attore americano che fa sempre l'avvocato a giustificare quella forma blanda di gelosia.

Casa della mamma a San G. è ancora così, piena di guardatiingiro e di guardaingiro (un occhio esperto come il mio li sa ancora distinguere). C'è il guardatiingiro di seta comprato dal cinese con scritto made in china tutto minuscolo (all'inzio mica ci credevano di diventare una potenza economica), c'era un'intera collezione di guardaingiro in peltro dal dinosauro, alla suora che suona la tromba, al frate che gli guarda il culo. C'è il guardaingiro pesante in bronzo che mamma non riesce più a spostare e ha lasciato l'impronta sul mobile. C'è un guardaingiro che ti benedice, c'è il guardaingiro col sorriso a budda. La mamma ha dato indicazioni precise, ci sono dei guardaingiro che non potrò mai vendere, ce ne sono altri (soprattutto guardatiingiro) che posso regalare alle mie figlie. Non buttare via nulla però.

Erediterò tutto questo e già ne soffro. Ho paura a guardarmiingiro perchè so di perdermi dentro.


E voi l'avete capito dov'è la storia d'amore ?



continua