giovedì 23 maggio 2013

Oimeroma (favola triste per gente allegra)



Un giorno, mentre la Regina Ultima Ultima faceva running (o joggin'?), insomma, un giorno, mentre la Regina Ultima Ultima correva nel parco della reggia di Oimeroma ingoiò una moschina.
Per uccidere la moschina che aveva appena mandato giù la Regina si mangiò un uovo sodo, questo perché si ricordava che la Regina Ultima Quinta faceva sempre così. O era la Regina Ultima Quarta? Insomma secondo la Regina Madre ogni volta che ti entrava in bocca un insetto dovevi mangiarti un uovo per ammazzarlo, non esiste niente di più simile ad un proiettile in cucina che un bell'uovo sodo, diceva la vecchia.
 
L'uovo sodo però faceva ingrossare il fegato,  pertanto la Regina dovette sorseggiare subito dopo una tazza di latte di Karibù, ma il latte di Karibù era un po' grasso e allora per assorbirlo iniziò a masticare un germoglio di tabacco danese molto molto umido. Il tabacco danese fa salire la pressione meglio della liquirizia di Tobago cosicché la sovrana fu costretta a sgranocchiare un po' di aglio dell'isola di Wrightend, ma non importa essere dottori per sapere che l'aglio di Wrightend fa venire le zampe di gallina e le classiche rughe da espressione stupida, perciò la Regina cominciò a coprirsi di alghe del Mar di Open, il più famoso dei mari chiusi. Questo tipo di alga viene usata in chirurgia plastica per aumentare il seno di una misura e mezzo senza intervento chirurgico e così la Monarca, per evitare l'effetto-nutrice,  si fece immediatamente massaggiare i seni in senso orario da uno dei suoi generali più fidati con un'essenza di fiore di cactus del deserto di Maquinonsivedenulladinulla. Sua Maestà si accorse allora che la boccetta con dentro l'essenza del prezioso fiore giallo era finita e cercò di compensare a tale mancanza con un reggiseno ricamato di pelle di squalo di Pushdown. Ma una volta chiuso il corsetto la Regina di Oimeroma si riempì di esantemi come nella Quinta Rosolia, una malattia endemica di Oimeroma che aveva già fatto strage di regnanti in passato.
 
Allora, prima di morire, la Sovrana decise che avrebbe dichiarato guerra ad un paese confinante, chiuse gli occhi e appoggiò il dito a caso sulla cartina. Il suo Ministro Pericardio (un uomo senza cuore) si oppose fermamente alla decisione della sua Regina perché il regno scelto casualmente aveva appena sperimentato la bomba atomica con un discreto successo di pubblico. Per questa ragione la Monarca puntò di nuovo il dito a occhi bendati verso un altro staterello appena un po' più in su, ma ancora una volta il Ministro obiettò che in quella piccola nazione avevano dei corpi speciali addestratissimi, difficili da sconfiggere in battaglia ed inoltre in divisa erano uno schianto. In conseguenza a questo la regina selezionò, con un occhio leggermente aperto, un'isola di fronte a Oimeroma che aveva sempre vantato una certa indipendenza, ancora una volta Pericardio contestò la decisione facendo presente che la cucina degli isolani faceva veramente schifo. La Regnante allora si gettò nuda sulla la cartina con decisa voluttà in cerca di un adeguato avversario. A questa decisione seguirono anni e anni di pace incondizionata.
 
Mentre accadeva tutto ciò un moschino di Phormia Realis si accorse che la compagna che aveva volato accanto a lui per tutto Giugno (è già Estate?) era scomparsa. Dov'era finita? Non dico che l'amava (in questa favola non c'è lieto fine), ma quello schianto di mosca era l'unica che sapeva uscire dagli angoli di ragnatela.
 
 
 
 

lunedì 20 maggio 2013

Il forigioco spiegato alle mi' figliole



 
Di sicuro il calcio è uno sport crudele, spietato, pensate a come hanno fatto presto a liberarsi dello stopper e del libero che per anni hanno affollato le pagine dei giornali sportivi. Non sono serviti a nulla i Beckenbauer, Krol, Baresi e Scirea; ora sono tutti centrali che fanno la diagonale, in linea come le tende del bagno.
Una delle prime vittime fu il centrattacco, ma quello era figlio unico, un orfano di guerra che non voleva bene a nessuno. Ma ditemi chi non si è mai innamorato del fluidificante di destra, quel ruolo sì che ispirava affetto, certo non era solo tattica, era quasi amore. 
Che brutta storia poi quella del terzino d'attacco, quello che giocava solo a sinistra (altri tempi, altra sinistra), col numero tre sulla maglia, a testimonianza di quella perfezione incompiuta tipica dei mancini. E che fine ha fatto poi il mediano metodista, che detto così sembra un ordine di frati produttori di birra, non se n'è visto più uno dai tempi di Paulo Roberto.
Per continuare poi col centravanti di manovra, quel giocatore per il quale avrebbero dovuto stampare sulla schiena il 9 e 1/2; troppo bravo per giocare solo di punta e appena un po' scarso per diventare un 10 (ma non dite mezz'ala, per carità).
 
La nostra squadra se lo poteva permettere un centravanti di manovra, si chiamava Valerio. Valerio aveva il fisico di un'ingannevole onestà: i capelli erano di un biondo da bello di holliwood ma stavano sopra una faccia tonda senza zigomi da roditore di kitkat. I piedi erano piccoli da fatina buona con la palla di cuoio, ma sopra orbitava una pancia dove attraccavano spesso panini con tre fette di mortadella.
 
Valerio stazionava costanemente all'interno del cerchio di centrocampo, appena prima della linea mediana, quel posto che è assurdo definire un'isola perché non lo sarà mai veramente. Non ci provo nemmeno a spiegarvi cos'è, ma fidatemi di me, in quel posto lì non è mai fuorigico. Faceva meno di dieci scatti a partita, era l'uomo dell'ultimo passaggio, in tasca teneva sempre dei pezzi di pane ma non mangiava mai in campo e odiava gli uccelli. Tirava i rigori con un occhio chiuso, gli pareva più leale così, e quando la palla entrava in rete stringeva anche l'altro. Era il suo buio, l'unico di cui non avesse paura.
 
Appena poteva, calciava anche la luna e Lei faceva quel movimento che voleva lui, si poteva assistere a quello che gli astronomi definiscono effetto a rientrare. Molto meglio di un eclisse.







Forigiochi precedenti a questo

martedì 14 maggio 2013

Faindmì



Trovami un uomo che mi somiglia, ma non come *** , perché lui era solo uno specchio e non mi sono accorta che era triste e malato. Pensavo di essere io.
Trovami un uomo fatto di parti mobili e parti fisse, con quelle mobili facili da smontare come fanno i meccanici di Formula uno; ma trovami un uomo con la frizione senza aggeggi automatici per il controllo, senza comandi spostati per renderci le cose più facili.
Trovamelo facile da cancellare, magari in offerta con un grosso magnete per cancellare la memoria come succede sul disco del computer, per ripristinare il sistema binario 01010001 dove prima c'era una stringa di 2.
Trovami un uomo con un'anima a carattere torrentizio così con la piena al mare posso arrivarci da sola e quando è in secca con due salti posso passare da te.
Trovami un uomo che scende in guerra con un pugnale quando tutti sono in fila per le provviste. Trovami un uomo ferito, di quelli però difficili da ammazzare.
 
Trovami un uomo che si mangia le "pepite" , quelle pellicine che si formano sulla punta delle dita, ma che non si mangi le unghie, mi raccomando a te. E' la cosa più difficile che ti chiedo.
Trovami un uomo che non sa cantare e che non conosce i versi degli uccelli ma vola, di nascosto senza vantarsi con nessuno, per venire a vedere me. Trovami un uomo dai gusti strani che abbia un sapore che non puoi leggere sull'etichetta. Trovami una persona che perdere tutte le foglie in Estate ma non è mai nudo quando parla dell'Inverno.
 
Trovamelo presto (mi raccomando le pepite), ora lasciami accontentare di te.
 

 



 
 
 

venerdì 10 maggio 2013

Elevator Tales




E se la bocca mi rifiuti ti bacerò la mano
e gigli bianchi o rossi petali di papaveri ti porterò.
Ahimé, povero Ciclope, dove vola la mia mente?
Se piuttosto andassi a intrecciare canestri
e cogliere germogli per le agnelle più senno avrei!



Sulla targhetta è ben specificato che si tratta di un ascensore di CAT.A, nessuno sa bene cosa vuol dire, porta 4 persone per un totale di 320 kg. Pesando tutti gli inquilini (a vista, non oserai mai chiedere nulla), al netto dei tre cinesi che vanno sempre a piedi il mio peso ideale dovrà essere sempre intorno a 77-78 chilogrammi. E' una mania tutta mia questa, non c'è da preoccuparsi, non ho inventato la dieta dell'ascensore. Comunque stasera niente birra.

I tecnici che lo riparano sono due fratelli macedoni, si chiamano Ervin e Klodian e litigano di continuo. Oggi discutono dai pianerottoli da due piani diversi del palazzo. Parlano di Omero. Secondo il maggiore Ulisse e Polifemo non potevano parlarsi, il Ciclope era siciliano non parlava il greco ma un dialetto particolare, qualcosa che è rimasto nell'attuale intercalare degli isolani. Quando Ulisse dice di chiamarsi "Nessuno" il gigante non poteva comprenderne il significato e tantomeno gli altri ciclopi. Non potevano ridere di uno che si chiamava nessuno. I due gruppi di personaggi, di fatto, non avevano modo di comunicare. Klodian obiettava che la ninfa Toosa, madre di Polifemo, potrebbe avergli fatto da insegnante, ma tutti quelli che la conoscevano ribattono che si trattava di un personaggio triste e malinconico totalmente inabile alla didattica, entusiasta solo di fronte al mare grosso. Chissà cosa ci ha visto Poseidone.
Quando finiscono vengono sempre a suonarmi il campanello per farsi firmare la bolletta d'intervento. Il minore insisteva nel parlare di monftalmia (meditando sulla risoluzione del problema di salute che affliggeva i ciclopi), l'altro è convinto invece si tratti invece di oloprosoncefalia. Salutano e se ne vanno, dentro di me li vedo legati sotto la pancia dei montoni mentre escono dal palazzo.

Il viaggio dell'ascensore dal piano terra al sesto ora dura 31secondi esatti, è un viaggio di 31 secondi; c'è un secondo di scarto in più rispetto a prima dell'intervento, un secondo di ritardo prima di entrare in casa. Non riesco a capire se quei due mi hanno rubato il tempo o mi concedono questo brevissimo supplementare per pensare. Certo che lo hanno fatto per me, mi vanto sempre di non averne, ora dovrò preoccuparmi di quel secondo, questo esametro in più, un rigo di vita.
 
 
 
 
 
 
 
 

martedì 7 maggio 2013

Macchina del tempo V



 
Doppia G, si chiama così la protagonista di questa storia, ma non doubleG come direbbero gli americani. Oggi Doppia G. costruisce la sua macchina del tempo rifacendo il letto, ha messo le lenzuola bianche della nonna, quelle abbinate alle federe con la cifra: anche la nonna si chiamava Doppia G, forseno, aveva una consonante in più. Quelle stesse consonanti in rilievo che ti sfregano la faccia durante la notte: come un bacio.
 
Era diverso il bacio della nonna, forse perché la mattina nella moka ci metteva un grano di pepe, quel bacio bruciava per ore. Sulla guancia non rimaneva un filo di rossetto. Poi passava.
 
Gli altri baci sono stati tutti diversi, per questo doppia G è rimasta sola, con la sua consonante a fargli compagnia. E' scappata da quei baci, ma gli resiste sulla guancia un dolore, una fitta, come fosse rimasto dentro un amo da pesca.










Puntate precedenti

venerdì 3 maggio 2013

Velocità (il secondo capitolo)


 
La pattuglia dei Carabinieri di S. ha arrestato il vandalo che colorava i vetri degli autovelox. Il ricercato è stato trovato in possesso di una serie di bombolette di colore blu, nero e bianco oltre ad una valigetta di acquarelli.
Durante l'arresto continuava ad urlare: "Non capite, non capite, è l'unica maniera per scappare di qui..."
 
Le foto sul disposivo rivelatore di velocità sono state scaricate e nelle immagini stampate le macchine sembrano fluttuare nello spazio, alzarsi in volo, prendere quota. L'atto teppistico è inspiegabile perché i numeri delle targhe delle automobili che hanno compiuto le effrazioni sono tutte visibili.
I carabinieri non sono riusciti a contattare in alcun modo i proprietari delle autovetture che risultano al momento  tutti scomparsi. Quando si è provato a rintracciarli telefonicamente non rispondono, dal telefono si percepisce un suono lungo e profondo che non assomiglia al classico occupato o fuori servizio.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

giovedì 18 aprile 2013

Bacio man e il logaritmo di GOOGLE


 
Rare sono le biografie dei supereroi, per non parlare dei diari e le memorie quasi inesistenti. Il supereroe vive in un continuo presente, conosce già buona parte del fututo e il passato ci torna in mente solo quando girano un film su di noi : solo allora ricordiamo. Da quando è iniziata la saga di Bacio Man su questo blog le visite si sono moltiplicate per cento, i contatti sono saliti vertiginosamente. All'inizio pensavo fosse merito del personaggio, questo scarno supereroe pieno di ansie, con superpoteri vintage e nemici spietati ma sinceri, quasi meglio del protagonista. Credevo fosse per la parola bacio ad attirare le visite, chi non ha bisogno di baci ? Nessuno riesce a trattenersi nemmeno i più freddi e alieni tra di noi. Se dovessi scegliere tra volare e baciare non avrei dubbi e non vi nascondo che l'ho già fatto. Non si sa mai che mutande mettersi quando si vola e non c'è verso di indovinare la crema idratante, non funzionano nemmeno quelle da cento euro a vasetto, allora meglio la Nivea.
 
In realtà i commenti vengono calamitati dalla parola "man" , staccata, se il titolo fosse Bacioman il logaritmo mi ignorerebbe. Il filtro antispam intercetta e blocca migliaia di messaggi e offerte commerciali che propongono dalla classica pillola blu, a siti con webcam aperte ventiquattrore, pomate miracolose per scolpire addominali, erbe da decotto che allungano il pisello di almeno 5 cm e persino un vibratorore parlante di forma ellittica.
 
Tra i tanti spam anche qualcosa su cui un supereroe come me può lavorare, di seguito troverete qualche riga dedicata a quelli che mi hanno lasciato il nominativo senza comunicarmi un indirizzo di posta o un blog a cui rispondere. Prendetele come delle comunicazioni di servizio, una posta del supereroe, spero che queste persone (se esistono veramente) tornino a mettersi in contatto con me.
 
Kalinda975: non posso tenere il serpente nel fine settimana, voglio però farti presente che dalle fotografie in mio possesso il rettile non è un pitone ma un boa. E' probabile che dovrai rifare tutte le locandine dello spettacolo.
 
Sarinhakubrick690: ho visto il filmato dal link che mi hai inviato, la storia è veramente intrigante, ma penso che il personaggio con due cazzi sia un plagio, mi pare di ricordarne uno identico in un fumetto anni 80 : si chiamava pure lui Doubledouble. Bellissimo il finale con SIRI che dice: "francamente me ne infischio".
 
Terryxpadrona: le museruole di campione che mi hai inviato sono veramente troppo strette.
 
Sara: non tagliare l'edera di fronte casa, lo so ti ricorda quella vecchia strega che ci viveva prima, è vero ci salgono tarantole, salamandre, insetti e uno strano animale di forma ellittica cha parla ,vibrando, in tre lingue diverse. Non tagliare l'edera perché serve per scendere non per salire. Quando arriverà quell'uomo che conosci (giuro lo conosci), quello col nome facile e breve come un respiro, ma con un carattere pieno di consonanti; quando arriverà con le chiavi di riserva che non ha buttato, dovrai scendere di lì. sarà l'unico modo per scappare.
 
Scusatemi per queste comunicazioni private, appena posso vi racconto come sono riuscito a fermare la tranvia dopo aver bevuto il decotto per allungare il pisello, è da non crederci. Il quotidiano di Bacio Man è fatto anche di questo, trovare nella giungla di spam qualcosa sa salvare. Lo faccio anche per me credetemi, non sarei riuscito a salvarti Sara :ho barattato il volo per un paio di boxer più larghi.




Puntata precedente