lunedì 14 novembre 2011

cotton down




sembravano fatto solo dettagli, un crescendo di dettagli. Dentro le sue pesanti scarpe inglesi probabilmente non c'erano i piedi, sotto la camicia di Oxford non esisteva un petto cucito di peli, i piccoli disegni cachemire della cravatta erano simili a ciglia adolescenti truccate di nascosto, se infilavi le mani dentro le tasche di quei pantaloni di leggerissimo fresco di lana non sentivi il muscolo, il cappello era calzato fino all'orizzonte delle pupille. Ma il dettaglio principe era sopra il polpaccio, indossava giarrettiere per tenere sù i calzini, quel tratto di pelle sembrava la sua unica porzione piena. Si occupava (da sempre) di vendite per un grosso cotonificio del Comasco; non era solo un lavoro. Non era un fantasma.


"Tastare (testare, ma era troppo viscerale per l'inglese) la qualità di un cotone è come saper distingure tra Stewart Granger e Errol Flynn", ci disse mentre allungava sul tavolone il suo campionario. Prese il piccolo ferro da stiro da viaggio dalla borsa, lo attaccò alla spina e proseguì con la prova. "Perché stirare è la prova regina", continuò a parlare mentre le indomabili pieghe di una camicia di popeline si addomesticavano sotto il calore di quel piccolo ferro.


Cominciò dal colletto per passare allo sprone (carré, ma era troppo troppo viscerale per il francese) perché così si crea "una specie di armatura per continuare", così ci informava mentre un filo di fumo saliva dai piccoli pozzi delle asole. Poi passò ai polsini e successivamente ammansì le due maniche, subito dopo toccò alla parte anteriore senza bottoni per impegnarsi di seguito in uno slalom tra le madreperle dell'altra parte. Alla fine il dietro, veloce, esitando un po' su un paio di pinces che cercavano di smentire Euclide incontrandosi appena qualche millimetro prima dell'infinito. "Da ripetere le due parti anteriori solo se necessario", pronunciò in calando mentre la camicia si avvicinava alla gruccia quasi in riverenza.


Si tocco la mouche sul mento (la mosca, era troppo vanitoso per un pizzetto), il sudore cominciava a disegnare due mezzelune precise sotto la giacca, l'elastico della giarrettiera saltò sulla carne come un rumore di sicura sganciata.


"E' l'ultima volta che vengo qui da voi..." , ci disse appoggiando il piccolo revolver di fianco al ferro da stiro appena freddato.










continua

16 commenti:

  1. in copertina stewart granger : http://www.flickr.com/photos/kategabrielle/5077925514/sizes/m/in/photostream/

    RispondiElimina
  2. giardi ti sei superato, bellissimo, intenso, preciso in ogni sua Piega. baci ady

    RispondiElimina
  3. "Stirare è la prova regina" lo dico sempre io, quando passo l'ultimo tocco di ferro sulla schiena di mio marito

    RispondiElimina
  4. Vorrei freddare anch'io il mio ferro, ma non ci riesco proprio. Gli tengo la pistola puntata deciso ancora una volta a farlo fuori, poi lo vedo sbuffare da tutti i suoi pori, ha paura, s'inumidisce in basso, a volte si lamenta con un sibilo straziante. Alla fine mi commuovo sempre, lascio cadere l'arma e corro ad abbracciarlo... e lui si vendica di me e della mia vigliaccheria stirandomi il petto villoso. Sa che ritengo ridicoli gli uomini a pelo liscio.

    RispondiElimina
  5. Della serie: Stira e ammira!!!!!
    Però...che gusto ammirar un uomo che stira.
    Ci credi che poi gli saltano le giarrettiere:))))
    E la mosca si suicidò nel sudore delle ascelle....la camicia divenne il suo lenzuolo funebre!
    Un buon inizio settimana...e non stirare l'elastico delle mutande!
    Elisena

    RispondiElimina
  6. Distinguere un cotone come le sfumature tra Scaramuche e Capitan Blood - Io scelgo sempre e per sempre Scaramuche, cotone coloratisso dalla trama fina e resistente.
    Un bacio felinissimo Giardy

    RispondiElimina
  7. dal surreale la tua bellezza jardigno
    Elisabeta-B

    RispondiElimina
  8. E in effetti io so chi sia Stewart Granger (è anche la foto del tuo post) ma non Errol Flynn.

    Il tuo post mi ha fatto tornare in mente un film (2 film in realtà, ma in italia han fatto credere fosse uno, lunghissimo, diviso in due parti) intitolati: Quella strada chiamata Paradiso. Titoli originali: Mayrig e Rue Paradis)

    http://it.wikipedia.org/wiki/Mayrig

    RispondiElimina
  9. Adoro Stewart Granger, il suo stile very british, la sua eleganza anche quando interpretava un bischero. Adoro anche il tuo stile, inconfondibile, micidiale e senza una...piega!

    RispondiElimina
  10. Io perversamente immaginavo Stewart con un ferro da stiro in mano.
    Demil

    RispondiElimina
  11. io leggo e mi ricreo... :)

    RispondiElimina
  12. "Ma il dettaglio principe era sopra il polpaccio, indossava giarrettiere per tenere su i calzini..." un tipo d'altri tempi con un fascino particolare.

    Un abbraccione

    RispondiElimina
  13. Pieghe addomesticate..:-) Sei mitico.

    RispondiElimina
  14. non li fanno più i commessi viaggiatori di una volta :)

    RispondiElimina