lunedì 7 febbraio 2011

me ne frego

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questo è un semaforo a tre vie. Ho fatto un calcolo approssimativo qualche giorno fa ed ho scoperto che, se non cambierà niente nella mia vita, passerò almeno 35 giorni davanti a questo semaforo. Un periodo più lungo della mia più lunga vacanza, più di quanto sono stato a Balì per esempio.
35 giorni e qualche secondo se non cambierà niente nella mia vita : quasi una scommessa. Mentre sono fermo davanti al rosso mi si avvicina una grossa moto verde, scarichi alti lucidi, rombanti ma musicali. Visiera oscurata, sul casco bianco c'è una scritta nera : me ne frego.

Mio babbo e mio zio erano fascisti.
Il babbo si era fermato a giovane fascista, non aveva la tessera perchè era troppo giovane , ma lo zio aveva fatto la marcia su Roma. Era arrivato tardi, era rimasto un po' in coda, si era pure un po' perso, ma c'era.
Lo chiamava "i' tedesco". Non perché fosse disciplinato o biondo, perché quando scriveva attaccava le parole, come nella grammatica tedesca.
Caro Ameleto sperotivada tuttobene. Qui sistà bene. Tornavincitore. Faliero Giardi
Ameleto era il mio babbo. Lui era in guerra nel deserto di Libia, mentre lo zio stava a casa a fare il fascista, ma i gerarchi non sapevano che farsene di un altro quasi analfabeta. L'unica promozione la ricevette nel Luglio del 1943. E lui, nella sua immensa ingenuità, nella sua infinita ignoranza accettò di diventare capofabbrica. Il seguito potete immaginarlo ...

Il babbo fu catturato dagli inglesi dopo El Alamein e mi diceva che quella era stata una delle sue più grandi fortune. Non solo in prigionia si era imparato una nuova lingua, una nuova disciplina, un nuovo modo di vedere le cose. La sua fortuna era stata di non tornare in Italia, in quel preciso momento, dopo quella sconfitta.
Si rischiava di andare tutti a Salò.
Quando si parlava di tradimento il babbo era uno dei maggiori esperti di settore, nessuno meglio di lui conosceva il significato della parola tradire. Nessuno come lui era stato così tradito senza tradire, senza averne nemmeno la forza.

Una sera durante una cena al ristorante c'era un ospite al nostro tavolo (fidanzato di qualche amica) che cercava di mettersi in mostra.
Quando il cameriere ci chiese se volevamo vino bianco o rosso urlò a tutta tavolata:
"Io il vino lo prendo Nero, perché per me il vino è Nero, perché sono fascista !"
Il babbo lo guardò sorridendo disperato e gli chiese :
"Di che anno è LEI?"
"Sono del '40"
(Sei sei fascista manco devi rispondere a chi ti dà del lei.)
"Guardi, LEI non può essere fascista perchè io sono del 1921 e sono stato l'urtimo..."

Il babbo è morto ventun anni fa in una corsia del grande ospedale vicino casa. Quella notte ne morirono quattro in quella stanzona. Quella notte aveva montato servizio un angelo della morte assenteista, un po' pigro; non aveva tanta voglia di andarsene in giro ad ammazzare.

"anche quella notte sono stato l'urtimo"

21 commenti:

  1. è davvero molto bello ed intenso.. mi sono commossa a leggere, mi lasci senza parole, altro non so dire..
    un caro saluto

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  2. lo zio Faliero perso in coda mi fa schiantare, per il resto almeno al tuo babbo è stato concesso il tempo di una pausa di riflessione, il distacco per poter giudicare le cose con occhio diverso.

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  3. il mio babbo era proprio così, quando mangiava i crostini per esempio ne metteva uno sopra l'altro per non sporcare. Non voleva fare briciole, non voleva pesare un grammo di più in questo mondo ...
    eppure non c'è verso di smaltire i ricordi che lo riguardano.
    Il fotomontaggio di copertina è opera della Varano Editore, ci piaceva prenderlo un po' per le mele il fascio.

    in fondo : machissene (annoi)

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  4. Il mio babbo dice: "è tutto relativo..." difficile darli torto

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  5. "Nessuno come lui era stato così tradito senza tradire, senza averne nemmeno la forza."
    Quanti furono come lui. E quanti ci lasciarono la pelle sui vari fronti.

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  6. Peccato che non ci fosse nessuno a quei tempi tanto lungimirante tanto eroicamente normale tanto da poter evitare quel tradimento e la delusione dei traditi… a quei tempi? :/ ? :(

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  7. L'ULTIMO FASCISTA: MEMORIE
    TRINCEE
    I proiettili piovevano bassi e duri sollevando la crosta delle trincee e portandosi via pezzi di vita e vite intere in nome di una razza e di un odio.
    Molti di noi non capivano.
    Ci chiedevano di credere e di adeguarci.
    Lo abbiamo fatto...... ma senza mai davvero crederci
    Me ne frego......nessuno, sono sicuro, ha mai pronunciato questa frase in punto di morte.

    VIDEOGAME: GEYGER E METEORITI
    LA GUERRA MORBIDA
    Il sasso di meteorite sibila mentre cade in picchiata, è il suo modo di avvertire.
    Non vuole arrivare di sorpresa, tanto meno colpirti alle spalle.
    Va giù veloce che non riesci a vedere di che colore sia e, quando arriva al suolo, buca la terra e ci si sprofonda dentro.
    In missione suicida, verrebbe da pensare.
    Il suo scopo è quello di mantenerti all'erta facendo leva sui tuoi riflessi: sto arrivando, scansatiiiiii.
    E tu ti scansi veloce come un fulmine, perchè non vuoi soccombere.
    Di una morte annunciata, per altro.
    Sto arrivando, scansatiiiiii.
    Fischia il sasso di meteora sfregando le nuvole e plof, la sua caduta vertiginosa e violenta irradia un geyser che solleva una nube fitta di vapore.
    Le schegge di meteorite hanno un codice d'onore, prestabilito, a cui scrupolosamente s'attengono.
    Non sono programmate per tradire.
    Più sarai veloce nello schivarle più geyger erutteranno dalla crosta terrestre più possibilità avrai di essere trasportato dai loro getti compattati verso l'alto dove ti verrà concessa la possibilità d'interagire direttamente con Dio.

    Ci sono guerre da cui non scampi.
    Ci sono guerre che potresti, invece, facilmente spegnere.

    Encantada :)
    Marlene

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  8. concordo che in caso di guerra, se proprio si deve, meglio farsi fare prigionieri dagli inglesi...

    un buon tutto preserale!!! mirco

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  9. Bello avere un padre così. Io ho avuto solo una nonna che mi portava alle riunioni anarchiche. Ma non è la stessa cosa. [xxx]

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  10. mio padre era di sinistra a chi gli chiedeva come faceva essere sempre così uguale ogni anno che passava diceva che lui era iscritto al partito comunista per restare sempre compagno (preciso) :-))

    un saluto non alla romana
    grazie di questi ricordi così chiari dentro di te
    barche

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  11. Mio nonno paterno aveva partecipato a 4 - dico 4 - guerre all'epoca, ed era pure scampato, non si capisce se ci credeva o era un modo per togliersi da casa - era fatto così- e anche lui è morto in una stanzona d'ospedale un pomeriggio , senza far rumore, tanto che mio padre arrivando a trovarlo smontando dal servizio, passando per la camerata sente due ricoverati che parlano di uno appena deceduto .... e uno fa all'altro " dicono che era uno che si è fatto 4 guerre , si si ...... " così il mio papà ha saputo che il suo aveva perso la sua ultima battaglia , e si è seduto con quel pacco tipico da ospedale rimastogli in mano. Sconfitto.

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  12. Anche mio nonno era del '21. Gli ultimi, i piccolini che partivano.
    Anche lui è stato ad El Alamein per poi incontrare il fratello a Marsiglia dopo aver imparato un po' di francese.
    E accusava mia nonna di essere fascista: così, con amore.

    MissPansy (contenta che il post sia piaciuto)

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  13. una bella memoria.
    I nostri babbi sono davvero gli ultimi
    un saluto

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  14. Gli ultimi saranno i primi.

    Matteo 20,1-16

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  15. grande tuo padre!

    del 21 anche il mio...

    non male anche lui.

    e grazie per questa piccola pagina di storia.

    breve ma intensa.


    volovivace

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  16. Che grande tuo padre!!!
    Sara

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  17. Una storia intensa e personale. Hai raccontato magistralmente il dramma di una generazione e di un paese in poche parole.

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  18. Quell'angelo pigro, un pò assentista bè...quello era mio nonnno Giardi. Sì, proprio così!
    Un bacio
    Elisena

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  19. mio nonno era al fronte e mia nonna non voleva far mettere la camicia nera a mio padre e così ogni lezione di ginnastica, dove marciavano e salutavano, lui veniva buttato fuori perchè non aveva la divisa. Mia nonna quindi andò alla scuola a rimostrare che il marito era al fronte e ottenne il seguente compromesso: alla camicia bianca attaccò i polsini e il colletto nero, solo che ogni volta che papà salutava veniva fuori mezza manica bianca! era il loro modo do opporsi, sottile e ironico. Negli anni 60 poi, i figli dei compagni di scuola di mio padre -che la camicia nera l'avevano portata senza fiatare- ebbero la faccia di chiamare noi fascisti infervorati com'erano nel fanatismo di sinistra del tempo. Le ideologie vanno e vengono, ma sono pochi che agiscono con convinzione vera...

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  20. certe finezze, come quella del Lei, le potevi tirar fuori solo tu.. ellissimo racconto, se non fosse che la cruda verità lo rende tragico. Magdalene57

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