martedì 15 settembre 2026

Cercasi Giudice Sentimentale Certificato (una nuova professione)

 

Sono sempre più convinto che in amore più che di certezze abbiamo bisogno di certificazioni. 

La conoscete la teoria dei tre amori?

Vari e serissimi studi internazionali dicono che ci innamoriamo solo tre volte (non è così poco). 

La prima volta è quella dell’amore idealistico, giovanile adolescenziale

Il secondo amore è quello legato alle necessità, passionale, conflittuale

Il terzo è quello che dura, quello maturo

Non è detto che tutti e tre siano rappresentati da persone diverse, a volte può essere un sentimento che cresce.  Un’unica persona può attraversare tutti e tre gli stadi.

Il limite di tutta questa teoria è molte volte si basa tutta su un’autocertificazione, siamo noi che documentiamo e numeriamo i nostri amori, parlandone con amici, parenti, confessandoci. Non basta. 

Secondo me dovremmo rivolgerci ad un ente super- partes, un Giudice Sentimentale Certificato (che d’ora in poi chiameremo GSC). Una figura che raccoglie i dati, le prove, vaglia le testimonianze dei protagonisti e di tutti quelli coinvolti in qualche modo nella storia d'amore. 

Alla fine del percorso certifica l’innamoramento lo respinge, cancellandolo o tenendolo in sospensione.

Certi innamoramenti posso pure essere frazionati, diciamocelo, certi amori non valgono un intero. certi  sentimenti potranno anche essere valutati ½ , ,  in modo ci si possa innamorare ancora un po’.

Ma se un GSC certificasse che ti sei innamorato solo una volta oppure che non sei mai stato innamorato, come la prenderesti?

Io non so se un lavoro così lo farei. 

giovedì 27 agosto 2026

Perdersi e smarrirsi

 

Non so più dove ho messo gli occhiali, sono sicuro che sono in casa, ma non ricordo dove. Mentalmente disegno la mappa dei miei spostamenti.
Ho scoperto che passo una buona percentuale del mio tempo (in certi periodi ho calcolato quasi il 5% del mio stato di veglia) non a trovare o cercare qualcosa che ho perso ma a smarrire oggetti, documenti e altro.

Hai letto bene, il tempo lo passo a smarrire, non a cercare.  Sono quasi convinto che tutto questo abbandonare non sempre sia inconsapevole.

Tra smarrirsi e perdersi c'è una gran differenza.
Sono i bambini che si smarriscono i grandi si perdono, i mazzi di chiavi si perdono i documenti si smarriscono. I soldi si perdono, sempre, anche quando li rubano; dai carabinieri puoi fare solo denuncia di smarrimento. Quando i genitori si smarriscono tu li perdi e ti perdi.

Lo smarrimento può ingrassare, anche se pensi sempre di poterne venir fuori. La perdita è secca.

Passo il tempo a smarrirmi come un riflesso inconscio comunque scommetto su di me da un allibratore che paga quote basse. Gli occhiali alla pari, le chiavi a due, il portafoglio tre volte la posta. Se li trovo.

Spesso faccio squillare il telefono per rintracciarlo. La mia suoneria è Good Vibration dei Beach Boys.

Non saprei spiegarlo ma smarrirmi mi dà forza, mi consola, mi trovo meglio con gli smarriti. C’è sempre un ufficio per le cose smarrite, mai per quelle perdute.

Perdersi è diverso, non si torna indietro, perdermi mi fa sempre più paura.

Mentalmente trovo la X nella mappa dei miei spostamenti, seguendo la linea tratteggiata dei passi che ricordo.

Ho ritrovato gli occhiali, la custodia è un po’ diversa.

Non sono i miei.

mercoledì 1 luglio 2026

Non si torna indietro

Torneremo con le parole

appena guardato il video di quello
che schiaccia le uova con la fronte.
Nel tempo che l'ultimo chatbot
ha ultimato quel lavoro che ti hanno chiesto per domani.

Quando sarà terminata l’ennesima serie TV
sugli alieni invasori.
(E gli alieni siamo noi)

Appena inizieremo a cantare
The Power of love di Huey Lewis and the News
quello sarà il segnale.
La parola d’ordine è dlavani 
futuro (N.d.T)
Nella lingua che ci siamo inventati
da soli
come il creolo degli schiavi.
 
Scrivetevi tutto

Non si torna indietro

martedì 9 giugno 2026

Sopra il filo di una ragnatela


Era una cosa che facevo quando la mia età non aveva raggiunto ancora la doppia cifra. 

Capitava di vedere con gli amici un filo di ragnatela attraversare la strada che mi portava a casa.

Immaginando il filo di lana di un traguardo cercavo di scattare prima degli altri e vincere quell'irreale e fiabesca gara.

Fantasticavo sul ragno che da qualche parte avrebbe cominciato a volare.

Ignoravo quell’elefante che nella filastrocca amava dondolarsi su quel filo e che probabilmente non avrebbe fatto in tempo a chiamare un altro elefante.


lunedì 30 marzo 2026

Sei una favola (Poesia)


Non è per il tuo bacio di mattone.

Nemmeno per la tua pelle di legno

(i nodi si sentono appena).

Non è per il tuo abbraccio di paglia

(quello toglie il solletico)

 

E’ per il tuo soffio da lupo.

giovedì 6 novembre 2014

Le storie brevi non esistono



Dedicata ad A.

Non riuscirono a sedersi al centro, si misero di lato a scontrappesare tutto quell'equilibrio che c'era da prima.
La stagione andava girata sul lato invernale, ma fecero finta di niente. 
Si baciarono a lungo come una panchina dipinta di fresco.


venerdì 12 settembre 2014

Datemi una P!





Datemi una P !
Fanno così le cheerleader?

Datemi una P !
La P è una lettera rassicurante, è la lettera dei parcheggi, quella dei prigionieri che evadono nei film di guerra, quella di P. Ercole, la P come pesce sui muri di tutte le scuole elementari. P come piede può andare, ma non è lo stesso. Se la B è panciuta la P è più di testa, tecnicamente è consonante occlusiva bilabiale sorda, ma da pabbio a puzzoso passando per pace, petalo, precario, primavera, pungitopo, puerpera e putrefazione fa il giro completo di una vita.

Datemi una P!
Principiante, mi piace la parola principiante, è stimolante, è bello essere un principiante, meglio di dilettante, più sincero di iniziato, altro che matricola. Ci sarebbe anche vergine ma ve lo risparmio.
Da principiante ti puoi permettere errori che in seguito non ti verranno perdonati più, il principiante vive un’emozione piena, sincera. Perché da principianti non sappiamo apprezzarlo?

Datemi una P!
Voi la sapete guidare un’auto? Probabilmente sì, come me. La consuetudine dei gesti però è così marcata che all’inizio non sono riuscito a spiegarmi. Non riuscivo a separare i movimenti, non riuscivo a distinguerli, la ripetizione di quei gesti, il tocco sui pedali è diventata un’attività impersonale, tutto talmente automatico, robotico, che non mi riesce renderlo comprensibile ad un principiante. Non è l'istinto, non è colpa dell’inconscio, la verità è che sono sempre in difesa quando guido. Guido su una strada che potrebbe avere dei binari, dentro una nube di pensieri involontari, al minimo di giri, al minimo dei consumi, al minimo delle emozioni.
  
Datemi una P!
Non ho mai creduto all’esistenza dello spinterogeno, avevo ragione! Quando inizi a guidare è l’auto che ti comanda, la senti come un animale, è l’auto che si muove e in qualche maniera misteriosa tu riesci ad aggrapparti; guidi, ma la percepisci come una forza misteriosa. Tutto quello che ti hanno insegnato su frizione, cilindro, valvole, tubo di scarico non esiste. Il principiante quando apre il cofano di un auto vede un cuore, i muscoli.  Per un principiante le macchine hanno una faccia, i fanali accompagnano la forma degli occhi, alcune mascherine frontali somigliano ad una bocca. Capita che sorridano. Ai principianti piace dare un nome alle auto che guidano. Anche dopo.

Datemi una P!
Come li chiamano in inglese ? Absolute beginners?

Datemi una P!
Così siamo qui, in un piazzale sassoso, un posto dove anche la polvere c’ha un mestiere, un paio di extracomunitari che si specchiano sui cellulari ed un cane tutto solo che trascina il guinzaglio. Cerco  di togliermi dalla testa tutto il calcare che ha depositato l’abitudine. Cerco di dare un senso all’equilibrio che serve tra frizione e gas per partire, per partire servirà bilanciare queste due forze. Sarà uno strappo, uno stacco, uno sgancio o un tuffo? Questa cosa non si spiega, si sente e mica solo col piede, con la pancia, in quel punto della pancia che senti strizzare anche quando vai sull’altalena. Riepiloghiamo: piazzale, sassi polvere, cane che trascina il guinzaglio, specchietto, sedile, frizione, chiave, la prima è in alto, piede sinistro che prova a salire, piede destro che scende. Che fine hanno fatto gli stranieri col cellulare? La macchina caracolla sul piazzale, dalle ruote si alza una nuvoletta di polvere che nella savana certi bufali morirebbero di invidia, la nostra traiettoria disegna un cerchio perfetto, quasi giottesco sulla ghiaia. Babbo ma cos’è il gas? Accelleratore, scusa, acceleratore credo ci voglia una sola L. 
Giriamo felici anche in senso antiorario.

Datemi una P
Nessuno sa cosa ci fosse prima del Big Bang, di sicuro qualcosa o qualcuno con una P attaccata sul didietro.