mercoledì 12 febbraio 2014

La favola dei Gabbiani di fiume



 
Non si può insegnare, lo riconosci subito quando sei dentro una favola, le cose prendono una forma diversa da quella di sempre, da quella normale, ma anche dall'eccezionale. I gabbiani per esempio; non fa impressione vederli così distanti dal mare, magari stupisce guardarli mentre volano così lontano dalla discarica. La discarica delle favole, quella grande con la sagoma di una piramide maya, chissà perché gli danno quella forma, chissà se ci fanno dei sacrifici umani là in cima appena nascondono il tesoro dentro la spazzatura e spengono i camion prima di scrivere sulla mappa.
 
I gabbiani giocano, volano controcorrente per due chilometri buoni, si tuffano dentro l'acqua nella curva del fiume nel punto che sembra proprio un gomito, ma un gomito umano con le grinze fatte dalla corrente, uguali alle nostre. Il fiume delle fiabe è in piena in questi giorni, trascina gli uccelli velocemente fin sotto il ponte declassato; dopo la piena assomiglia ad un reggipetto vecchio, di quelli a cui le donne si affezionano e continuano a portare nonostante abbiano preso due misure in più. Ci sono novelle dove le principesse portano solo la coppa J, non in questa.
 
Il bello dei gabbiani è che non li distingui: maschi e femmine sono tutti uguali, stesso colore, stesse dimensioni, stesse voglie, stessi sogni, stessi giochi. Non puoi dargli un nome finché non sai cosa pensano della storia; non è permesso. I gabbiani pensano e ridono mentre filano sulla corrente, forse cantano, si inventano le parole in un inglese apparente.
 
In questa favola gli uomini hanno un nome di donna tatuato sul fianco come i pescherecci.

La pioggia delle favole fa fare sogni strani, al confine con gli incubi, i sogni stanno dalla nostra parte vorrebbero invadere, attaccare per primi, ma rimangono sulla frontiera come si rimane a guardare il tramonto da una terrazza di fronte al mare.
 
C'è da fidarsi dei gabbiani, almeno dentro questa storia, con loro c'è sempre un lieto fine in agguato e non capiterà quando finisce tutto, ci sarà un lieto prima della metà, un altro quando la principessa si spoglia e all'ultimo, quando nessuno ci crede più.
 
In questa favola gli uomini si tengono i sogni piccoli e buttano via quelli giganteschi, non fanno come le barche col pescato, si tengono i fuori misura e nemmeno questo si può insegnare. Dentro questa fiaba non si pescano pesci magici per rispetto.

In questa storia non ci sono reti, tutti possono essere presi, ma nessuno viene catturato, ci sono un paio di curve a gomito con le grinze, una principessa senza poppe, un ponte declassato per far passare un solo sguardo alla volta, tre lieto fine di quelli veri di cui due senza baci che risvegliano. Dentro questa favola siamo sempre tutti svegli.
Gli occhi si chiudono in volo.

I gabbiani di quaggiù non li distingui tra loro, non sai come la pensano, abbiamo appena aperto corsi di inglese apparente, ma se sbagli una pronuncia la storia finisce. 
Avete salvato l'ultimo lieto fine?






 
 

17 commenti:

  1. Te l'ho già detto che le tue parole mi fanno innamorare? Si, te l'ho già detto, ma cosa posso farci, io ti leggo e la prima parola che si forma nella mia mente, mentre mi faccio avvolgere, è "innamorare"

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  2. ...chi mi ha preceduto ha una cotta per te, anzi per le tue parole, che è peggio.
    i tuoi ultimi scritti non so mai dove mi traghetteranno, una piroette dentro la fantasia e restare in piedi non è assicurato.
    I gabbiani li trovo in terrazza qualche volta e mi trasmettono inquietudine, sono enormi visti da vicino...straordinaria l'idea del tatuaggio sul fianco col nome di donna...straordinario tu.

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  3. Il paradiso non è mica un luogo. Non si trova nelo spazio, e neanche nel tempo. Il paradiso è essere perfetti. Tu sei uno che vola velocissimo vero? Raggiungerai il paradiso, allora, quando avrai raggiunto la veloità perfetta. Il che non significa 1000 miglia all'ora, né 1000000 di miglia, e neanche vuol dire volare alla velocità della luce. Perché qualsiasi numero, vedi, è 1 limite, mentre la perfezione non h limiti. Velocità perfetta, figlio mio, vuol dire solo esserci, esser là.

    "Il gabbiano Jonathan Livingston"

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    1. in effetti volevo inserire un altro titolo :
      GABBIANO JONATHAN LIVINGTON, SUPPONGO

      che dici ?

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  4. Oh sì, vissi per sempre felice e contenta! :°)

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  5. non è male tenersi sogni piccoli, purché siano ciò che desideravamo sognare, o ciò che non desideravamo ma che ci fa stupire

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    1. comunicazione di servizio: io se clicco su capitolo secondo non vado da nessuna parte

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  6. mi ci voleva un posto da lieto fine, ho litigato con Amanda perchè nella sua storia non ce lo ha messo.... ne ho uno giusto in tasca oggi, è piccolo come lieto fine ma ci sta bene.
    grazie Giardi per questa opportunità, con tutta questa pioggia mi ci voleva un raggio di sole!

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  7. Mi hai fatto venire in mente Livington. E non è certo cosa da poco.
    Bellissimo!

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  8. Io ti amo. :-)
    Come scrittore ovviamente.

    Bravissimo Giardi.

    L'ultimo commento ma non l'ultima lettura. Ciao

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  9. una volta i gabbiani stavano sul mare o li vicino... ora qui a Genova si vedono anche in centro o verso i monti, mah!

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  10. O ponte declassato, l'arco a molla

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  11. Giardy .... sei grande.... tu puoi volare ..... e non sbagli mai la pronuncia di una rotta!!!!!!!!!
    Il mio plauso Maestro!

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  12. Il gabbiano in lontananza è un animale davvero molto affascinante.Certo esiste anche la storia dei gabbiani killer,che non ho mai capito se era vera o no.Forse era una favola anche quella.Una favola noir.
    :)

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  13. lieto fine salvato...ma non scritto così può cambiare sempre

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  14. bellissima favola, mi piace tutto, il tenersi i piccoli sogni... lo stare svegli, per poter saognare a d occhi aperti, i gabbiani, quando li guardo, così... come sono, un po' chiassosi, indisciplinati, mi fanno penmsare ad una scolaresca in gita

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