martedì 1 aprile 2014

Il Virgolante




La cosa bella del Virgolante era l'ispirazione. La forma delle virgole non era affatto casuale, il modello di riferimento erano le lentiggini della moglie di re Penultimo. No, non la si poteva chiamare Regina, nemmeno in privato, neanche durante il periodo della Svolta Successiva, solo il sovrano poteva chiamarla così.
La cosa bella delle virgole era che durante i primi anni del regno erano circolari, ma angolose, erano piccole curve scure, forti, appuntite, dai confini netti. Addirittura si faceva fatica a distinguerle dai punti, tanto che il Virgolante non poteva mai allontanarsi da corte, doveva esser sempre reperibile. Un lavoro difficile il suo, doveva differenziarsi dal compito del Puntinatore, ma era necessaria la fedeltà al modello di riferimento: le efelidi del viso e sul petto della Regina (l'autore di questo racconto ha il permesso di scrivere Regina quattro volte, ma senza rileggere n.d.A).
 
Osservando i documenti redatti da re Penultimo si poteva notare che le virgole cambiavano aspetto, se le prime erano nette e angolose, le ultime tendevano ad allungarsi e schiarirsi. Per qualche tempo presero ad ingrandirsi forse per un capriccio del sovrano, forse per una malattia che aveva colpito la moglie. O forse perché la voleva sentire più vicina. I Virgolanti rimanevano in carica temporaneamente per poco più di cinque anni, non poteva essere una carica a vita. Le virgole non son solo pause, hanno una grossa responsabilità, sono pezzetti di pensiero, sono respiri comandati. Le virgole sono vita. Penultimo amava legiferare, fare liste lunghissime dove poteva inserire virgole su virgole su virgole. Certi giorni la moglie gli mancava tantissimo e allora proibiva di vendere polli gialli col ciuffo, capperi rosa, mutande con lo stemma della Sampdoria, biciclette pieghevoli, armi a forma di tromba, trombe a forma di kalashnikov, cartine geografiche con l'Isola di Pasqua, vibratori a punta cava, la parola eccetera, il filo interdentale per cani, i libri gialli dove si capisce il colpevole con l'ultimo capitolo...
 
Re penultimo era famoso per i suoi ultimatum, durante il suo regno ne scrisse più di mille, ma contemporaneamente scriveva poesie, dopotutto che differenza c'era tra scrivere un ultimatum e scrivere versi ?
Qui di sotto un esempio di poesia/ultimatum
 
Non puoi arrenderti dopo di me
mi riconosci,
sono sempre pioggia
tu in montagna sei neve
sul mare, il cuore di un granchio.
Dentro un prato,
mi distingui,
sono il trifoglio fortunato.
 
 
 
 
Scusatemi, devo scrivere Regina un'altra volta, mi mancava.
 
 
 
continua
 


 
 

13 commenti:

  1. Condivido moltissimo questo scritto, per tanti e differenti motivi.
    Un saluto!

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  2. ti ho mai detto che ti adoro? :)

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  3. ...ho una cliente che si chiama Regina, ha più di 65 anni, ed è una bella donna, ma debbo dire che non me la immagino "ragazzina"...
    non so perché mi sia venuto questo pensiero...

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  4. Mi hai fatto sorridere, il cuore è diventato leggero nel legger: "'l'autore di questo racconto ha il permesso di scrivere Regina quattro volte, ma senza rileggere n.d.A" per poi proseguire e fino alla fine e sorridere ancor più forte e andar a rileggere quante volte hai scritto regina.

    E come non cadere in un gorgo di poesia nel leggere: "Le virgole non son solo pause, hanno una grossa responsabilità, sono pezzetti di pensiero, sono respiri comandati. Le virgole sono vita." (tanto che mi son domandata ma solo io vedo così tanta poesia qui?)

    Che posso farci mi fai sentire come Alice nel paese delle meraviglie

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    1. Grazie, un bellissimo complimento, ma ora TAGLIATELE LA TESTA !!!
      :-)

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  5. chissà che versi tristi senza regina, e senza virgole.

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  6. certo che se anche da noi ci fossero questi ultimatum!

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  7. Non ci credo che non hai riletto!

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  8. Silver Silvan5 aprile 2014 19:39

    Ehi, ma è bellissimo! Complimenti, che fantasia! Leggo altro.

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  9. Aspetto per la famiglia ambigua e un po' meticcia delle parentesi

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  10. Preferisco le virgole appuntite e spigolose… forse perché somigliano al mio carattere...

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