Non dovete crederci quando vi dicono che la difesa fa vincere il campionato ma è l'attacco che fa vendere i biglietti. Non è vero.
Non esiste nessun collegamento, come non c'è legame tra il calcio e la vita. Non credere ad una vita da mediano, alla solitudine dell'ala destra, all'angoscia del portiere prima del calcio rigore, a quelli che non giudicano un giocatore dai particolari.
Ieri sera qua fuori c'era un cielo con la casacca a righe rosse e blu, un cielo così non gioca per nessuno, sull'almanacco del calcio non esiste una squadra con quelle strisce. Qualcosa di simile lo trovi, ma non fa lo stesso. Non aveva un tifo organizzato, c'eravamo solo noi senza striscioni e nemmeno la sciarpa. Abbiamo perso nettamente. Puntavamo ai supplementari.
Il fuorigioco è una tentazione, non è posto dove ti ci puoi trovare per caso,per sbaglio, forse in altri sport, ma non nel calcio. Quando giocavamo nel campino di fronte casa avevamo battezzato l'albero sghembo che stava a pochi metri dalla porta come "l'albero del fuorigioco". Oltre quel tronco non potevi andare se non c'era un giocatore della squadra avversaria. Era uno di quegli alberelli con la testa grossa, sempreverde, fiori bianchi d'estate quando gli giravano, ma gli dovevano girare bene. E' difficile stare in riga con un albero, ci sarà sempre una parte di te che sarà in fuorigioco, giusto un capezzolo, un ventricolo, un lobo frontale (quello delle emozioni forti), mezzo piede, la rotula che si muove peggio e fa male. Quando veniva colpito forte da una pallonata, lo scossone faceva cadere i fiori bianchi rimasti (ci sono stati anni buoni), quando stavi sotto era meglio di un goal.
Forigiochi precedenti






