martedì 30 ottobre 2012

Fate (lettura della mano, linea n. 9)



Ci sono almeno tre cose che le fate sanno fare meglio di leggere la mano : sanno interpretare il fumo delle sigarette appena spente e parlano coi morti attraverso le gocce di un temporale quando comincia.

Mi chiedo quando arriverà una perturbazione col tuo nome. Sarà una di quelle che porta pioggia fredda, piccoli uragani sottocosta; una di quelle che allontanerà per sempre l'anticiclone posizionato tra la mia coscia destra ed il petto. Scaccerà per sempre questa primavera fasulla che mi fa sempre innamorare. Ci sarà da coprirsi bene; io che vorrei sempre spogliarmi quando ti vedo.

Le linee del corpo sono isobare che legano, anche quelle della mano, soprattutto quelle della mano. La linea dell'amore per esempio (la numero 9 nel disegno), dimmi se non sembra un fronte di pioggia. La perturbazione col tuo nome farà rimanere chiusi in casa milioni di persone ed io ancora mi domando cosa mettere nel kit di sopravvvenza quando arriverai. Per colpa tua qualcuno passerà la notte nei rifugi, per colpa tua qualcuno si abbraccerà per la prima volta. Ma la linea numero 9 non è sempre stata la linea dell'amore, perché l'amore è un'invenzione recente, non è una cosa che c'è da sempre. Qualche secolo fa con quella linea si identificava qualcosa di diverso, non è rimasto niente di scritto, forse era qualcosa che riguardava il bestiame o la caccia ed è probabile che cambierà ancora. Voglio dire che, come tutte le invenzioni, anche l'amore potrà essere superato. Quando arriverà la perturbazione col tuo nome nelle mappe sinottiche i posti senza amore saranno almeno dieci volte di più numerosi delle zone in amore (non so se di dice così però, forse esiste un termine tecnico), se vi capiterà di vedere due zone d'amore confinanti quando le osserverete da vicino scoprirete che non si toccano.

E' scritto anche sulla mia mano, ma non sarà così per sempre, quando arriverà la perturbazione che porta il tuo nome le foglie cadute cominceranno a carteggiare la strada, per lucidarla prima dell'inverno vero. E' per questo che non posso fare a meno di te.

continua







giovedì 25 ottobre 2012

macchina del tempo (e un matrimonio)



I miei genitori sapevano bene di non essere più una coppia, di tutto quello che avevano prima era rimasta solo la famiglia e lo capivano soprattutto quando rimanevano da soli in casa. Eppure se c'era da scherzare su qualcosa gli piaceva farlo sul loro matrimonio, sul loro amore, mai sulla famiglia. Su quell'argomento non gli veniva.

La mamma cominciava col dire: "Potessi tornare indietro, rifarei gli stessi sbagli".

Quel potessi veniva pronunciato in un crescendo di speranza che gli faceva stonare la fine della frase, chissà , forse sperava che qualche scienziato americano del MIT ce l'avrebbe fatta davvero a costuire una sfera per viaggiare nel tempo. La mamma aveva una gran fiducia nei ricercatori del gnùingland (New England - NdT). Comunque il sogno avrebbe avuto vita breve, gli serviva giusto un po' di tempo per levarsi qualche sfizio, quattro capricci di quelli da bambina cattiva e per mordere qualche sugosa occasione perduta per poi tornare nel seminato, nel vecchio tempo.
C'era quella cosa degli sbagli che ci turbava, chissà come mai la mamma tendeva a coniugarli al plurale. Non era stato un singolo sbaglio incontrare il babbo, innamorarsi, frequentarlo per un lungo fidanzamento, sposarsi. No, tutta quella vita non dava diritto ad alcuna riduzione.

"Io no", diceva invece lui.

Non si capiva se dicesse così perché si rifiutava di tornare indietro o se invece intendeva che non si sarebbe ripetuto. Era sicuro. Sapeva bene che quando si torna indietro non ci si duplica, non si può ripetere gli stessi sbagli, non ci si azzera come delle macchine, non è mai un semplice a capo, se si torna indietro si perde tutto.

Tra i due era quello che amava di più .






di continuo

lunedì 22 ottobre 2012

solo balene (un passo)



"...ora fai tre passi da formica".

Martina conduceva il gioco, i bambini erano tutti di fronte a lei, la maestra invece osservava da lontano preoccupata. Perché quando c'era la bambina coi boccoli neri (mica solo i biondi c'hanno i boccoli, maestra!), quando Martina guidava il gioco c'era da aspettarsi di tutto. Due passi da giraffa per Serena che cercava di allungare il collo mentre li faceva, un passo da elefante per Kevin che invece non voleva mimare la proboscide e allungava le gambe a compasso per conquistare più spazio. "Scossa almeno le orecchie", si lamentò Martina, però senza dargli penitenza.

"Mirco fai un passo da balena"
"... ma la balena è un pesce, non c'ha le gambe", strillò Mirco cercando la maestra con gli occhi.
" La balena non è mica un pesce!", disse Tony guardandola di più la maestra.
"Se si fanno i passi da gambero, si fanno anche quelli da balena", commentò Max nascosto dietro la sorella.
"... ma i gamberi c'hanno le gambe come noi !"
Martina si avvicino alla fila degli altri bambini, prese Mirco per la mano.
"Il passo da balena è così, io mi avvicino e ci si abbraccia tutti per un po', poi si torna al suo posto, senza fregare però", fece Martina invitandoli tutti.
Mirco durante l'abbraccio si fece tutto rosso come tutti i maschietti che partecipavano al gioco, anche le femmine rimasero un po' spiazzate, ma un abbraccio è sempre un abbraccio.

I bambini subito dopo il passo da balena piegarono la schiena all'indietro come per respirare meglio dopo un'apnea, per soffiare tutto fuori.

"Tony fa tre passi da farfalla", urlò Martina tornata al proprio posto di comando.
Toni fece tre piccoli passi appena più piccoli di un piede, ma più grandi di quelli da formica, agitando le braccia. Nessuno in giardino si accorse che però non volava.






giovedì 18 ottobre 2012

APP (e rimmel)



E' un app costosissimo, forse il più caro dell'intera collezione, si chiama BACKINFIRE e da la possibilità a chi lo scarica di tornare indietro nel momento che ti sta bruciando la casa. L'hanno fatto per colpa/merito di quelle riviste patinate che ti chiedono sempre, da sempre : cosa salveresti dalla tua casa in fiamme ? Cosa porteresti via?

ATTENZIONE : con questa applicazione non è possibile evitare l'incendio.

Una ragazza di F. piccola e povera città della nostra regione è uscita da casa sua, prima che il calore la sciogliesse (lei, non la casa), con i seguenti oggetti :

  • 1 smartphone
  • una cornice con foto in cui lei sorrideva e non guardava
  • un piccolo gatto grigio di nome Sansone (salvando con questo gesto tutti i Filistei)
  • 5 forcine per capelli
  • un fidanzato biondo cenere (questo già prima dell'incendio) che, coperto appena da un piccolo asciugamano celeste urlava : mi hai salvato la vita, mi hai salvato la vita, sposami !

  Qualche settimana dopo la ragazza ha scaricato l'APP sul suo nuovo telefonino. I vigili del fuoco di F. piccola e povera città della nostra regione (non cambia mai nulla qui!) hanno ritrovato la ragazza annerita dal fumo, con una forte crisi di tosse e pianto con i seguenti oggetti : 

  • 1 cornice con foto in cui lei sorrideva ma non guardava
  • tre orecchini di cui uno solo con una perla a forma di lacrima
  • un gatto grigio di nome Sansone (evitando di nuovo la strage di tutti i filistei che in quel momento guardavano in TV la finale di un torneo di beach volley femminile)
  • 6 forcine per capelli







martedì 16 ottobre 2012

Cinque



Se prendi quella arancione posso farti ancora un po' di sconto, disse il venditore onesto di auto usate appena Alex si trovò di fronte le due Renault. L'altra era del colore classico blu notte, notte senza stelle però, solo una serie di piccole fitte sul cofano che studiavano da meteoriti. Lo sai che su una macchina uguale a questa si è suicidato il bassista dei Motörhead ? Continuava il venditore di auto usate aprendo la portiera della macchina arancione e indicando una chiazza sul sedile posteriore. Era per dirti che altri sconti non poteva farteli, quella era un'auto con una storia potente, una macchina da imbrocco sicuro.
Alex scoprì in seguito, dopo aver acquistato la vettura color arancio, che su un'auto simile era morto Bon Scott, il primo cantante degli AC/DC, il bassista dei Motörhead era vivissimo e portava jeans più stretti dei suoi.

Quella macchina lo ridusse sul lastrico: beveva più olio che benzina, il cambio non entrava mai in prima costringendolo a partenze a singhiozzo da vecchina imbranata, dopo un mese si bruciò la frizione (in autostrada), il tergicristallo si staccò di colpo finendo sotto un viadotto (e pioveva davvero forte) , sul fanale di destra entrava l'acqua e si era già formata una piccola colonia di girini, ogni volta che girava la chiave per spengerla l'auto emetteva una colonna di fumo bianco : habemus auriga.

Quella macchina però ti ricorderà P. per sempre. Perché con quel catorcio Alex accompagnava P. a casa dopo il lavoro. La loro non era una storia d'amore segreta, era una storia d'amore senza accessori. Questo perché lui era fidanzato con una ragazza di Levane che lavorava alla centrale idroelettrica, una tipa piena di energia, diceva lui. P. invece era sposata con un poliziotto trasferito d'urgenza a Portofino da pochi mesi, dimmi se non è raccomandato quello, sbuffava P. quando lo raccontava.

Per darvi un'idea del periodo, era appena uscita una casseta coi successi di Paul Young e P. ne aveva comprata una dal suo pirata marocchino. Appena inserita dentro il mangianastri della Renault 5 la casetta si incastrò e non ci fu verso di tirarla fuori. Per quasi due anni, fino a quando la macchina fu rottamata, Alex e P. hanno ascoltato solo ed esclusivamente il cantante di Luton. Eppure era divertente, il percorso era segnato da quelle canzoni. C'era il semaforo (semprerosso) Love of the Common People, con conseguente balletto coi pugni abbracciati, c'era il lungo viale Don't dream it's over e c'era il bar Come back and stay (patate grigliate favolose) dove prendevano l'aperitivo.

E quando Alex la lasciava di fronte a casa dopo un bacio sempre più premuto e sempre più vicino al suo ciaoadomani, la voce di Paul intonava senza sforzo apperente (beato lui!) : every time you go away you take a piece of me with you.






mercoledì 10 ottobre 2012

La favola sull'invenzione del protomaiale volante (sesso e costolette)



Cominciamo dalla costolette, ma se leggerete il seguito scoprirete che i due argomenti sono assolutamente paritari, almeno in questa storia. Come ricorderete il protomaiale volante è una creatura nata in laboratorio, secondo una terminologia inventata dagli scienziati che lo studiarono per primi, si tratta di un animale a "genesi inversa". Questo perché dalla costola di una femmina di protosuino è stato poi creato il maschio e, di seguito, la prima generazione. Ma dovevamo parlare di costolette...

Un macellaio di Jaffa in Israele durante una grigliata all'aperto utilizzò per la prima volta, nonostante i divieti, una rosticciana di protomaiale volante. La carne proveniva da una femmina di 8 anni (il protosuino volante va mangiato in tarda età a differenza di tutti gli altri animali di allevamento); dopo il pranzo i partecipanti alla grigliata cominciarono ad avere idee brillanti, rivoluzionarie su ogni tipo di argomento : politica, sport, fisica nucleare, botanica, sesso. Uno dei gitanti ricoverato in ospedale in osservazione, trovato un camice e un laboratorio scoprì il vaccino per la SLA in una notte. 

Qualche giorno dopo quel pranzo con una petizione popolare fu risolta la cosiddetta "questione palestinese", restituite le alture del Golan, sviluppato un piano economico comune con lo stato palestinese e tutti gli altri stati confinanti che non mi ricordo tutti. Perché ora non se la ricorda più nessuno, ma esisteva in Medio Oriente questa situazione di crisi, un conflitto che durava da più di cent'anni chiamato "questione palesinese". E questo fu solo l'inizio, quando la notizia cominciò a girare in rete, poi su giornali e riviste, si moltiplicarono le grigliate clandestine. Dopo qualche settimana si pose fine al conflitto in Sud Sudan, Al Quaeda si sciolse, cominciò lo sfruttamento della luce e del calore nel deserto del Sahara per l'indipendenza energetica dell'Africa, le spese militari furono ridotte del 70%, furono sospese tutte le fiction TV con Gabriel Garko, Juventus e Real Madrid vinsero un solo scudetto in trent'anni. Pensate che perfino i musulmani potevano mangiare il protomaiale proprio perché volava, perché non aveva niente di volgare, niente di terreno. Tutto questo grazie ad una proteina contenuta nella cartilagine delle costolette dell'animale. Proteina mai isolata. Ma si doveva parlare di sesso...

In seguito è stato accertato che il protomaiale volante ha una matrice sessuale incerta, all'inzio dell'esperimento venivano fuori solo femmine : solo quando gli studiosi stavano per abbandonare il progetto successe qualcosa nella testa dell'animale, una svolta. Fu scoperto l'organo riproduttivo proprio all'interno della testa, appena sotto il cervelletto. Durante il corteggiamento gli animali perdevano un'ala e, siccome l'accoppiamento avveniva solo durante il volo, i protomaiali dovevano stare uniti, faticosamente abbracciati a fare sesso planando a lungo.

Ora che ci penso però è strano,  non riesco più a ricordarmi con chi confinava Israele.




 PUNTATE PRECEDENTI

giovedì 4 ottobre 2012

Numbers



Secondo me questa cosa non aveva futuro. A metà degli anni Ottanta la nostra scuola cominciò ad organizzare corsi per programmatori, fu addirittura creata apposta una nuova sezione analfabetica, senza sezioni con la sola dicitura "Ragionieri Programmatori". Partecipai insieme a molti altri al primo corso di prova, una specie di introduzione al linguaggio macchina, ma secondo me questa cosa non aveva futuro. Il computer della scuola, per intenderci, occupava quasi per intero un'aula scolastica. Proprio così, mentre sul mercato cominciavano a comparire i primi personal (grandini, ma personal), noi utilizzavamo ancora un computer grande come un armadio.
Perché la scuola italiana è così,  vorrebbero farti recitare una puntata di Star Trek coi costumi della Mandragola.

I nostri primi tentativi di dialogo con la macchina furono effettuati tramite schede forate, non scherzo, esistevano davvero ! Dopo una prima serie di lezioni mi toccò programmare una semplice moltiplicazione : 4x9. Una volta inserito le schede il risultato fu davvero deprimente, sul display comparve il numero trentacinque. Ecco perché, per me, questa cosa del computer non aveva futuro. Allora è vero che mi manca sempre qualcosa...

Il nostro professore di calcolo e programmazione, tale Marcello Guadagnini da Serravezza non si limitava all'insegnamento del sistema binario o alla correzione dei compiti, tentava, con discreto successo, metodologie di insegnamento diverse da quelle convenzionali per farci innamorare dell'algebra.

All'inzio dell'anno ci arringò così : " Ragazzi, la matematica non è la scienza della vita, ma quella che studia l'attesa, le pause".
Oppure su un compito appena corretto scriveva : "Il calcolo combinatorio non è il frutto, ma il baccello che lo contiene".
Se ti vedeva disperato dietro la soluzione di un esercizio era capace di dirti : "Non guardare la torta, né la ciliegia che sta sopra, concentrati sul cappello del pasticciere". 
Infine, dopo l'ultima campanella dell'anno, se ne uscì fuori con : "La matematica non è la donna con cui fai sesso o si spoglia, ma quella che si riveste ed esce". Ma caro professore si  può uscire da una stanza come si può uscire da una vita, è diverso coi numeri !

Per me non è così, ma ogni volta che vedo una donna che si veste per uscire, e faccio di tutto per essere sveglio per quel momento; appena si mette le calze, conto la tabellina del 9 : 9x2 diciassette, 9x4 trentacinque, 9x9 ottanta...

martedì 2 ottobre 2012

Sandman



L. , lo chiameremo così perché il cognome è impronuciabile, si è accorto che tutta la sua estate entra precisa dentro tre scatole ordinatutto quarantottopertrentacinque, non si ricorda più se quello di Settembre è equinozio o solstizio (equinozio), non sa se questa estate è veramente finita, ma vede che la sua, senza neanche pigiarla troppo, ci sguazza dentro l'armadio.

L. si tiene sempre da parte un costume d'emergenza, quello largo, per caso qualcuno lo invitasse in piscina. Questa cosa lo fa stare meglio. Fruga dentro il taschino posteriore e sente che c'è qualcosa : sabbia. Eppure quest'anno si è fatto invitare dalla sorella in montagna, mezza montagna come dice lei e anche due anni fa gli pare. Da quant'è che non va al mare? La sabbia è di grana grossa, troppo grande per una clessidra, troppo scura per un souvenir. Ha lo stesso colore dell'arenile quando ci passa sopra una nuvola, di quelle che passano ma poi rimangono a giocare, di quelle che rimangono per fare una bella buca.

L. cerca di ricordarsi da quanto tempo è disoccupato, quando aveva un lavoro aveva anche un nome per intero; da lì potrebbe venire fuori il nome dell'ultima spiaggia dove ha appoggiato il culo. Diciassetteluglioduemilanove, quello è il suo ultimo giorno di lavoro, quindi potrebbero essere il 2007 o 2008, due annate eccezionali per la sabbia. Comincia a svuotare il taschino del costume da bagno, poi si fruga i jeans e trova qualcosa pure lì (devo cambiare tintore, si dice), nel portafogli c'è sempre qualche granello, qualcosa trova sul frigo portatile e un bel po' nel portabagagli della macchina (mai lavare l'auto d'estate). Riesce a raccoglierne abbastanza per fare un'impronta, se il sole d'Ottobre recita bene la sua parte si può fare, pensa. Dovrebbe esserci un gabbiano dentro quella giacca di lana nera a tre bottoni, una piccola onda con un rigo di schiuma fra le mutande scolorite, un ombrellone in fondo al ripostiglio tra le bandiere rosse del sindacato, una conchiglia pulita sopra uno scaffale pieno di polvere.

Se regge il tempo.