giovedì 26 gennaio 2012

BYE


Quest'anno ha solo un giorno in più, un giorno in più di печаль (tristezza, in Russo rende meglio), un giorno in più d'inverno. Quest'inverno messo in cassintegrazione che lavora per qualche giorno eppoi torna a sedere sul suo culone caldo (è l'inverno quello col culo caldo, l'estate ha le mani fredde semmai). Non riesco ad ucciderti.
Eppure sei già morto, è stato il primo anno senza Muro, il muro più importante fra quelli visibili (per gli altri ci sto lavorando), era passato un altro governo Andreotti, avevamo un
cane di nome Pucci; poi quel nome devono averlo proibito perché dopo di lui abbiamo preso cani coi nomi pieni di consonanti, senza equilibrio, quello che viene col respiro delle vocali. Al cinema c'era Ritorno al Futuro, mi aspetto sempre di vederti tornare su una macchina sportiva. Devi tornare indietro con me! Ma, indietro dove? Indietro nel futuro!
Era un mondo tutto da sfogliare, su carta, pochissimo da digitare e la parola app si poteva dividere; la seconda p doveva andare sul rigo di sotto. Sei morto in quell'anno lì, quando bucavano le bandiere, c'era un sacco di gente invincibile in giro a non far nulla, brevettarono la supercolla e c'era un concorso per dare un nome al farmaco dell'immortalità. Invece sei morto abbassando di un millesimo la media nazionale, vecchio per la tua malattia, giovane per chi ti voleva bene.
Ti ho sempre immaginato vicino a me in questi anni, ho sempre recitato con la tua presenza. Dalla nascita delle mie figlie, al mio matrimonio, alla morte di Pucci (è morto dopo di te, ma lo sai), ai miei colloqui di lavoro; ho parlato per te. Sapevo cosa avresti detto, lo speravo. Ti sento vicino, sempre in piedi (forse perché gli ultimi mesi eri sempre a letto) e quando tutti sono andati via mi capita di chiederti qualcosa. Tengo una riserva delle tue battute. L'altro giorno parlavamo di una signora che conosci, e allora dico : "Brutta è brutta, ma è anche tanto antipatica!". Ridono ancora.
Sei del 1921, avresti 91 anni, non posso immaginarti con questa età, non ci riesco. Quest'anno ha solo un giorno in più, se fanno la solita correzione potrebbero levarci un altro minuto. Forse oggi potrei ucciderti, senza dimenticare, certo, senza dimenticarti. Te lo dico. "Per il sì devo battere due colpi sul tavolino?", mi rispondi.



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lunedì 23 gennaio 2012

La favola sull'invenzione del protomaiale volante




C'era una volta una donna che collezionava biglietti usati d'areo di posti dove non era Maistata, purtroppo però questa storia non parla di lei (eppure ci piaceva tantissimo). In questa favola poteva starci un principe che aveva le ginocchia girate all'indietro perché pensava sempre al suo primoAmore, ma non sappiamo altro di lui e quindi non possiamo proprio raccontarla questa storia. State attenti perché in questa favola molte parole si attaccano fra di loro e cercheranno di portarvi fuoriStrada (io vi ho avvertito).

Perché la felicità è come il veleno, bisognerebbe prenderla a piccole dosi, la punta di una goccia alGiorno. Altrimenti quando arriva tuttaInsieme non sai come comportarti, non sai reagire e può anche farti del male. Ma questa è già la morale dellaStoria, questa parte tenetevela per il finale.

Questa fiaba parla di un gruppo di scienziati vegetariani che un giorno crearono in laboratorio il protomaiale volante. Questo animale transgenico non aveva cosce per il prosciutto, era senza spalla e non aveva nemmeno un filo di pancetta perilBacon. Era un animale magro che volava leggero e del quale non si mangiava nulla. Era talmente magro da essere trasparente. Gli esemplari di protomaiale volante crescevano ogni giorno di numero in maniera esponenziale, erano così tanti che il cielo per molti giorni la settimana era di un rosacarminiosofà che faceva rima con tutte le sfumature di felicità (anche quelle meno velenose). Tutti gli etologi più famosi dichiararono che questi animali erano cresciuti cosìTanto di numero perché mancava un predatore, non c'era un vero Nemico Naturale. Non credete sia terribile ? Ci sono predatori che ti osservano dall'alto di una scogliera e altri più pericolosi che ti spiano dai monitor di sicurezza. Meno male che ce l'abbiamoTutti un Nemico Naurale.

Una multinazionale canadese con sede in Svizzera scoprì che il codino del protomaiale volante conteneva una percentuale altissima di antiossidanti naturali che, centrifugati con olio di palma nana dell' isola SanJosèribattezzataRickyMartin, dava vita alla crema anti-Age più vicina all'elisir di lunga vita che l'uomo fosse mai riuscito a ricreare in laboratorio. Leggete bene che non ho usato apposta il termine antietà perchè fa rima con felicità. Tutto il resto del corpo era inutilizzabile e l'animale privo della coda deperiva morendo dopo breve tempo, infatti il protosuino è passato alla storia come l'animale che si buttavavia tutto. C'è chi dice che non furono le case farmaceutiche la causa dell'estinzione, ma la caccia indiscriminata operata degli abitanti delle cittàdelNord. Molti scienziati scrissero, senza alcuna prova sperimentale, che i protomaiali si cibavano di nuvole e quindi condizionavano le precipitazioni, le temperature e anche le stagioni. Altri affermarono che andavano sterminati perché quando volavano in massa bloccavano il segnale wi-fi. L'ultimo esemplare fu abbattuto durante l'annuale sagra mondiale del Silicone, tutti quelli che ancora ci riuscivano piegarono la bocca in un piccolo sorriso ipocrita. Molti protestarono, c'è chi organizzò una marcia di protesta, i soliti furbacchioni riuscìrono addirittura a farsi rimborsare, qualcuno provò pietà, giusto per scoprire che non faceva più rima conNiente. E vissero tutti, lo stesso.

giovedì 19 gennaio 2012

WEO Park



E' successo qualcosa, è capitato tra una notte insonne e una persa dietro le gemelle vegane. Una delle due, non chiedetemi quale, si porta sempre dietro un sacchetto di frutta secca, mastica di continuo. A guardarle da vicino sembrano Cip & Ciop. Quella che mangia, non chiedetemi quale, d'ora in poi la chiamerò Cip (se mi ricordo qual'è Cip tra i due scoiattoli). Lo sapevo fino a qualche anno fa, e sapevo anche quante fermate ci sono tra San Giusto e Coney Island, adesso non più, non esiste. Ci siamo persi tutti e la radio non ha più una canzone che ci va giusto a pennello. Citazione inutile, molti di voi non capiranno, non siamo noi i guerrieri.

La nostra banda si chiamava WEO, dal nome della strada : Via Vittorio Emanuele Orlando, eravamo quelli del WEO. Che poi si pronunciava uéo come uèll, uoschinton, smoke on de uòter. And fire in the sky : perché secondo me la seconda parte del verso è ancora meglio. Io la avrei allungato il titolo della canzone fossi stato Roger Glover, non ci avrei rinunciato al fuoco. E' come quando citano homo homini lupus, si perdono sempre la parte migliore : homo homini Deus (utrumque vere dictum est). Lo so non c'entra nulla, ma ora chiedetemi chi era Cip se avete cuore. Secondo Max, Vittorio Emanuele Orlando era un principe decaduto, un savoia minore (minuscolo savoia?). Che banda di studiosi, chi cazzo era Vittorio Emanuele Orlando ? Un coglione, sennò mica gli intestavano una strada ad elle senza ambizione, così in periferia che il cartello era sempre coperto dal pesco, anche senza primavera (noi avevamo un pesco senza primavera ed è una delle cose strane che vi racconterò). Un coglione, perché in Piazza Togliatti c'era il comune, in via Amendola gli ambulatori e l'unico viale del centro era per Cavour. Sennò gli davano la piazzetta coi capolinea se era uno importante. Ma questa storia inizia così perchè è successo qualcosa e improvvisamennte sono spariti tutti quei giorni che prima mi avanzavano. Ora chiedo il saldo, stampo il foglietto, faccio un po' d'ordine in tasca (ho una tasca dove ho trascorso un'estate intera) e vi racconto. Vengo da una notte insonne e da un appuntamento con Cip.





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lunedì 16 gennaio 2012

Spuntino da Cartier (Prologo)


Non posso salvare tutti .
La scritta BUONE FESTE è ancora appesa in cima alla strada, ora che non l'accendono più fa di tutto per farsi dimenticare, si incastra tra le nuvole rosse della sera, prima che la notte chiuda tutto, precisa come l'angolo di un lenzuolo.

COSE già SALVATE
Ho comprato quattro panettoni senza canditi, ma con spicchi d'anima ben visibili per un euro (l'anima è la mia); quattro tazze in offerta col bordo color rossetto prima di un bacio e la stampa di una renna grassa e disoccupata (il bacio è tuo). Ho infilato nel carrello una confezione di lattine rosse di Coca con la scritta Happy Christmas, sullo scaffale fanno la fila con quelle delle Olimpiadi di Londra 2012, c'è la faccia di un atleta che ha già vinto tutto. Ho preso un paio di mutande rosse da Capodanno misura XXL per abitarci un po'. Tutte cose inutili, me compreso.

COSE ancora DA SALVARE
Attaccati ai cassonetti ci sono altri gusci di vecchi televisori. Ho aperto la posta : ci sono novità per me in filiale; è uscito un nuovo modello della mia Renault (il terzo da quando l'ho comprata); chiedono il mio cinquepermille per una missione in Sudan, posso salvare centomila bambini con cinquanta centesimi al giorno; da Gennaio rimettiti in forma. Cinque anni fa ho fatto la dieta delle banane, poi ho provato con l'argilla verde. La mattina quando andavo in bagno cacavo statutine etrusche. Non mi vergogno a comprare mutande XXL, è sempre meglio che affogare con Artume o Atunis nella tazza del cesso.
Non posso salvare tutti.

"Il tuo cuore funziona come un orologio, un Cartier", mi ha detto il dottore sfogliando le analisi.
Peccato, mi dico. Guardo la vetrina perché il Santos di fronte a me segna già mezzanotte (gli orologi nelle vetrine di Cartier hanno un loro greenwich). Vedo il tuo riflesso, arriva qualche minuto prima di te, lo adoro il tuo riflesso, non è mai in ritardo. Guardi la vetrina prima di salutami. Ti appoggi lentamente alla mia spalla per dire: "I diamanti prima dei quaranta fanno volgare!" Poi mi dici Tesoro.


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mercoledì 11 gennaio 2012

Zivagos


Il tempo è un grande maestro. Peccato che uccida tutti i suoi allievi.
Boris Pasternak


e non poteva essere altrimenti. Quando penso a questa storia mi vengono in mente solo film, tipo quell'horror coi bambini tutti biondissimi con gli occhi luminescenti oppure quello di fantascienza del pianeta periferico abitato da mutanti allevati per distruggere la galassia (c'erano anche dei baccelli?). Noi siamo un po' così.

Era il 1965 quando il cinema del quartiere, chiuso per lavori da un anno (lavori di ammordernamento diceva il cartello), riaprì arredato con un nuovo tipo di poltroncine imbottite (più piccole di quelle in legno, ma con due file in più) e un impianto di areazione unico in Italia e del quale potevano vantarsi solo due sale in Europa. Una di questa sale era ad Helsinki e per qualcuno la Finlandia non era nemmeno da considerarsi Europa. Ve lo dico ? L'impianto di areazione era fondamentale perché al cinema si fumava ! Ve l'ho detto. Lo ribattezzarono Nuovo Cinema Moderno, chissà, avevano paura di non essere all'altezza (dei finlandesi?), di non essere abbastanza all'avanguardia, altrimenti questo nome non si spiega. Il primo film in cartellone fu " Il Dottor Zivago".

Ma il Dottor Zivago era un pediatra? Noi siamo tutti nati dopo, noi siamo tutti figli di Omar Sharif. L'anno seguente ci fu un incremento delle nascite che non ha eguali nella storia di questo quartiere. Controllando all'anagrafe ho riscontrato un incremento rispetto agli anni precedenti del 127%, tale dato non si è più ripetuto, né l'anno dopo e nemmeno con l'arrivo degli extracomunitari. Noi non siamo i Babyboomer, siamo gli Zivagos. Sfogliando gli elenchi dell'anagrafe è tutto un proliferare di Yuri, Lara, Marina, Boris, Sasha (anche un Sascia, ma che c'entra?). Altro che quartiere bolscevico era tutta colpa di Pasternak e del film di David Lean ! Ancora oggi, cinquantanni dopo, ho trovato 14 Omar che non superano i dieci anni di età (potenza delle nonne/suocere).

Non ci sono dubbi, le nostre mamme tradirono, fu adulterio di riflesso, corna di alleggerimento; non vera infedeltà, ma tradirono. La storia d'amore narrata da Pasternak (il film è molto fedele alla scrittura) è unica, perfetta nella sua incompletezza, proprio perché drammatica e come molte cose in quegli anni : incompiute. Incompiute come la giovane rockstar, come il guerrigliero incorruttibile, l'atleta dalla classe purissima. Irripetibili. Non è vero, tutto si ripete, si trasforma.

La sala ha chiuso nel 1978, dal registro anagrafico del comune vedo due Leila che compiranno 35 anni quest'anno (questo mi conferma che in quel cinema l'ultimo film decente dovrebbe esser stato Guerre Stellari). Mi dispiace che questa tradizione sia finita, sarei stato proprio curioso di vedere cosa veniva fuori con Avatar

forse dietro gli occhialini 3d non c'è abbastanza spazio, i film si vivono tantissimo in sala, sembra di essere dentro la storia, di più. Poi quando si esce finisce tutto. Eppure ci sono tante cose da tradire, oggi anche di più ...






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lunedì 9 gennaio 2012

Reginaquinta



Il nonno di Fabiana ci parlava con le carte, non le contava, non barava, nemmeno un piccolo bluff, non stava a sentire nemmeno il suo compagno; sapeva com'erano e dov'erano le carte perché glielo dicevano loro. Al bar lo chiamavano Regioquarto, era invincibile, ma non solo a tressette, briscola e scopa, ma anche a poker, canasta e bestia. Parlava pochissimo, il suono usciva da una frattura del labbro liberato dalla sigaretta (fumava una Lido Blu dopo l'altra), ogni tanto lo sentivi dire : "Ora lasciami quella donna di picche", oppure "Cala quel re finocchio che tieni dalla prima mano!". E il re si schienava sul tavolo e sentivi chiaro il rumore di quel culetto di carta plastificata che scureggiava sulla formica blu. Ogni tre partite si accendeva una Lido. Le volte che giocava in coppia gli piaceva avere davanti la faccia da matto del Fedaìn. La sciarpa che avvolgeva il collo del suo compare in tutte le stagioni, con tutte le temperature non era una kefiah ma una sciarpa della Juve unta di collo. La sciarpa la lavava una volta l'anno, il collo invece era N.P. (non pervenuto) come la minima di Reykjavík stamattina.

Anche Fabiana parla con le carte, a volte le lascia sfogare, spesso sono gli altri che fanno da traduttori con le loro ansie. Legge i tarocchi per lavoro, la notte, in una piccola emittente toscana; arriva subito dopo il notiziario con le sagre del fine settimana e appena prima delle casalinghe arrapate dal vivo che cercano solo te. Ora col digitale terreste la vedono in tutto il centronord gli ha confermato il capostruttura. Telecamera fissa sul tavolo, si vedono solo le mani, si sente solo : "Salute, Lavoro o Amore?". Tutti chiedono amore.

Fabiana cala cinque carte, una centrale coperta e altre quattro girate a farsi vedere. Si forma una croce. Il suo è un numero a pagamento, ma non è di quelli che ti spennano, ogni tanto chiama qualcuno incazzato o qualche associazione di consumatori, ma poi alla fine non gli merita fare causa. Le hanno trovato anche un sponsor, un outlet dove lavorano due anime usate che svuotano cantine, valutano la roba vecchia e fanno conto vendita di quella mobilia che fa veramente schifo. "Lavoro, Salute o Amore?" Tutti chiedono amore, anche quando ce l'hanno, però bisogna essere sicuri dell'amore che ti tieni in casa, magari ti possono mandare lo sponsor, così te lo valutano preciso.

Ormai non le legge quasi più le carte, dice solo frasi prefritte tipo : "Non vedo corna", Sento una donna di famiglia che ti protegge", "La prossima è quella buona", "Il tuo amore è appeso come questa carta", "L'amore deve impazzire lui prima di fare follie". Il capostruttura vuole sempre cose semplici e felici, il network vuole che la gente rimanga in linea almeno tre minuti, Fabiana aspetta il cambio. Stasera c'è Eva la studentessa insaziabile che da ripetizioni tanto private. Il capostruttura toglie il tavolo e mette un divanetto corto dove la studentessa insaziabile si tocca senza neanche far vedere un capezzolo (per questo servono le ripetizioni private). L'altra sera Eva gli ha chiesto un giro veloce di tarocchi. Sono uscite Diavolo, Torre capovolta, Morte e quella coperta era un otto di Spade. Carte veramente di merda. Le carte migliori escono dopo la mezzanotte, gli dice allora. Tanto domani tornano le casalinghe insaziabili. Dal vivo.




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lunedì 2 gennaio 2012

Chip e Leopardi



Il pin del mio cellulare è 7231, lo dico pure a voi. Ogni tanto me lo dimentico, non è una cosa grave perché l'ho scritto su un foglietto che sta dentro il comodino, o dentro la cassapanca? O dentro il cassettone delle mutande? (oggi porto le mutande?). Fortunatamente stamattina l'ho beccato al secondo tentativo (e oggi porto le mutande). La memoria funziona meglio se la traduco in immagini quindi mi sono costruito una piccola favola per ricordare il numero.

Una mattina i 7 nani si svegliarono presto e trovarono in cucina 2 Biancaneve (Biancanevi?), in mutande. Come riconoscerle ? Si affacciarono alla finestra e scorsero Dante assorto mentre leggeva il suo famoso poema (3 numero dantesco per eccellenza). Il Vate fu interrogato (non mi chiedete da quale dei sette nani, facciamo Eolo) per smascherare la falsa Biancaneve ed Egli senza esitazioni indicò il neo rosa sulla coscia sinistra della principessa dalla labbra color sangue come segno incontrovertibile di autenticità. La vera Biancaneve gli mollò 1 schiaffo.

Penso di avere una memoria bomba, per esempio conosco la formula dell'etinilestradiolo (C20 H24 O2) ma non so a cosa serve (forse è il principio attivo di uno di qugli sciroppi contro la tosse secca). Recito a memoria molte poesie del Leopardi, ma non rimembro se Recanati è in provincia di Macerata o di Ancona . Una settimana fa pensavo ci fosse qualcuno in bagno dietro di me, sono tornato indietro lentamente di un passo e mi sono accorto di essere passato davanti allo specchio senza accorgermi. Senza accorgermi di me ! Non mi ero riconosciuto. Mi è tornato in mente quando ho fatto quello spogliarello al ritmo di "Shout to the top" di Paul Weller, o erano ancora gli Style Council ? Forse l'aveva già scritta coi The Jam...

La mia vita sta diventando uno spigolo, ma la somma degli angoli interni non fa 180° e quella degli angoli esterni non mi riesce calcolarla. Approssimazioni, solo approssimazioni e l'infinita vanità del tutto.





Continua, se mi riesce