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Tu così vera che pensarti basta
per fare veri i sogni e le favole storia.
Entra fra queste braccia. Se ti parve
meglio per me non sognare il sogno,
ora viviamo il resto ...
John Donne
Vi ricordate vero di Oimeroma? Colpa mia, sono sempre a dirmi che le cose quando non si spiegano diventano più belle. Facciamo finta che vi ricordate tutto.
A Oimeroma c'era un faro, di pianta ottagonale, alto quasi 50 metri, era strano, molto strano perché il mare stava a quasi cento chilometri dalla città e non c'era un posto, nemmeno una collina dove qualche romanticone poteva dire: ti porto in un posto dove si vede il mare. In molti, quasi tutti ti dicevano che il mare c'era stato, duecento o trecento anni prima eppoi si era ritirato come una truppa scoraggiata e male in armi. Ma c'erano quelli (e non erano soli i giovani) che invece il mare lo sentivano ancora. Erano in pochi, ma dicevano che il mare tornava in città almeno una volta all'anno.
A Oimeroma c'era un fiume, attraversava la città come una firma in fondo al foglio, ditemi ora questa come faccio a spiegarvela. Immaginatevi un nome di donna in bella calligrafia, immaginatevela così, anche se il fiume si chiamava come un vecchio sovrano morto affogato all'inizio del secolo. Non c'erano ponti perché sennò era troppo facile. In realtà a guardarlo bene il fiume faceva un'ansa che sembrava un naso e subito dopo ne seguiva un'altra che disegnava un conaso. A vederlo bene sembravano due che si baciavano. Anche questa cosa ve la spiego male perché in città non solo non c'erano ponti, né monumenti ai caduti, ma nemmeno c'erano mappe e cartine. Per questo io mi sono fatto amico tutti quelli che vedono il bacio, perché, come ve la spiego questa, perché tutti quelli che lo raccontano possono averlo visto solo volando.
