giovedì 27 settembre 2012

La favola sull'invenzione del protomaiale volante (miraggi)



Il tentativo dell'associazione ambientalista Pigeon di trasformare il protomaiale volante in un animale da compagnia ebbe vita brevissima. Gli animali, dopo accurata selezione, venivano dati in adozione ai richiedenti (anche loro opportunamente discriminati) dopo una piccola operazione consistente nel taglio di un nervetto all'altezza del metatorace, impedendo così di fatto le picchiate e le accellerazioni in volo dell'animale.

Ma il protosuino non era un animale da compagnia e questo fu l'ostacolo maggiore da superare. Non riportava bastoni, non faceva le fusa, ignorava gli ordini, non era contento di vederti, non ti riconosceva, non sentiva nemmeno la necessità, lo stimolo ad uscire di casa. Il protomaiale volante ti ignorava.
Eppoi, intendiamoci, ma come si fa a dire : oggi lo porto io fuori a volare... Il volo di per sé è libertà, voglia di vivere, di esplorare, eccitazione, brivido, rischio; come si fa a portar fuori qualcosa a volare?

Quando uscivi fuori col protomaiale volante il suo atteggiamento ti obbligava ad un lavoro di introspezione, ti sentivi scavare dentro, una specie di autoanalisi. E questo non fu il problema più grave.
Durante le passeggiate con i protomaiali cominciarono a registrarsi alcune stranezze. I proprietari raccontavano di essersi ritrovati improvvisamente dentro un'oasi, una di quelle che vedi nelle pubblicità delle birre, ma senza birra. I miraggi si ripetevano per giorni. Diverse persone raccontarono che dopo i miraggi, nelle settimane successive, durante le uscite capitava di ritrovarsi in posti fantastici. L'esperienza più comune era quella di capitare nel posto dei regali che non ti hanno mai fatto. Un luogo incredibile, dove venivi circondato di desideri, di sogni, di cose che avresti voluto ma non eri mai riuscito ad avere e nemmeno a comprare. C'era addirittura chi rimaneva sorpreso : davvero mi piace questa cosa? Un posto senza cravatte, cioccolatini, libri di Bruno Vespa, profumi e bagnischiuma al lime dei Caraibi. Il bello di questo posto era che si poteva provare, per un periodo limitato, le cose che ci trovavi dentro.

Il proprietario di un protomaiale grigio tigrato raccontò di avere volato con un aliante per un'ora prima di ritrovarsi seduto di fronte alla vasca dei cigni del giardinetto sotto casa sua. Così, senza nemmeno provare la manovra di atterraggio.
Le testimonianze di uomini e bambini raccolte dall'associazione erano dettagliate e ricche di particolari mentre le donne proprietarie di protomaiali furono invece alquanto reticenti. Confermarono di aver avuto quell'esperienza, ma le loro testimonianze non risultarono utili alle indagini. A ogni domanda però si notava l'accellerazione di un sorriso, la picchiata di un'emozione.

Dopo due anni dall'inizio attività all'associazione Pigeon fu revocata la licenza e cessarono le adozioni, i protomaiali furono sequestrati ai loro proprietari ed abbattuti. Per gli animali dati in adozione alle donne l'associazione dovette richiedere, sempre, l'intervento della forza pubblica in divisa antisommossa.
Furono ritrovate quasi tutte.




lunedì 24 settembre 2012

Questo racconto non diventerà mai un film



Perchè sarà difficile trovare una cattedrale gotica come quella di questa storia, con tutte quelle statue di martiri sorridenti sulla facciata, con quel camminatoio in alto dove per tradizione si passa due per volta; una chiesa con una pietra così bianca che potresti traslocarla sulla luna e sarebbe invisibile ai telescopi.

Perché il casting è un casino, perché tu sei una bellezza inconsapevole, ora vanno di moda le bellezze naturali, le spontanee, le sempreverdi (da annaffiare poco però)  e c'è sempre tanta richiesta di rifatte. Nessuna inconsapevole come te, bella coi vecchi calzini bianchi da tennis, coi capelli bagnati, bella nuda, solo col rigo delle mutande sulla pelle.

Perchè in questo racconto ci si bacia subito alla prima scena, in tutti i film in programmazione in questo periodo ci si bacia solo alla fine, per perdonarsi, riconoscersi, ripetersi che era sbagliato lasciarsi, scoparsi la bionda/il moro del supermercato che però non conta nulla (per la parte della bionda avrei in mente un paio di semprebelle e una rifatta).

Perché il regista alla fine del bacio griderà : "Questa è già buona, ora facciamo una  pausa di un quarto d'ora eppoi giriamo la scena col dirigibile!"

Non ce la faccio, non può essere buona la prima, è troppo presto, non lo posso accettare.





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giovedì 20 settembre 2012

Last train home



Mi piace la compagnia della radio, specie quando non ho bisogno di compagnia. Ultimamente ascolto una web-radio, si chiama smoothjazztampabay.com, trasmette da Tampa in Florida, uno di quei posti dove votano sempre per la famiglia Bush. Di questo non sono sicuro, lo dico per riempire la pagina, per scendere di un rigo e abusare di quello di sotto. Mi placa un po', mi distende scrivere, mi cura senza vaccinarmi, le parole mi entrano dentro ma continuerò a soffrire, so che non mi salveranno nemmeno le prossime righe. Alla fine mi convinco che non serve salvarsi, non mi interessa.
Passa un altra canzone, è un pezzo di Pat Metheny. Non lo sopporto Metheny, è troppo virtuoso, troppo bravo e lo trovo un po' freddo. Tutto, tranne Last train home, quella canzone no. Quando la sento vorrei esserci davvero sopra quell'ultimo treno.
"Non è detto si torni a casa stasera", ti direi se tu fossi seduta di fianco.

Non è detto. Immaginati su uno di quei treni dove non ci sono targhette cretine che vietano tutto, se lanci qualcosa in corsa scivola come la pancia di un sasso sull'acqua. E' la volta che ti riesce fare dieci rimbalzi. Non è solo questione di polso, dovevi guardare lontano e non ti veniva. Non ci sono finestrini sigillati, se vuoi puoi salire sul tetto della carrozza e inseguire il tipo col pugnale che voleva uccidere l'ereditiera. Con certe canzoni è inevitabile fare amicizia con la ricca ereditiera che viaggia sola. Quando sei sopra impari subito a schiacciarti di pancia prima che il treno entri nelle gallerie. Alla fine sgancio il nostro vagone (il ritmo lo permette e la nostra è l'ultima carrozza), passiamo indenni attraverso il lungo ponte appoggiato sul canyon, per fortuna non è uno di quelli che basta grattarsi per cadere di sotto. A noi è toccato quello che cade appena lo attraversiamo. Faremo tardi stanotte.

"Abbiamo un biglietto aperto", ti ricordo.




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lunedì 17 settembre 2012

Il sommergibile di lenzuola



Mi piaceva solo Carmencita, tra le tante pubblicità che ricordo mi è rimasta in testa solo quella del Paulista. Sarà per questo che preparo tre moke al giorno. Eppure sono uno di quelli che andavano a letto dopo Carosello, cioè per contratto tutta la nostra generazione veniva messa a letto dopo Carosello. A parte me. Chissà come mai combinavo sempre qualcosa che mi pregiudicava la visione dell'uomo in ammollo, degli Incontentabili, fino al bidibodibù bidibodibé dei materassi. All'inizio la presi male, molte volte andavo a letto quando la luce del sole spicchiava ancora dietro le tapparelle, poi trovai un modo per reagire a quelle continue, ingiuste punizioni.

Il mio letto diventò un batiscafo pronto a scandagliare tutti i mari e gli oceani della Terra : sono otto non sette i Mari. Sì, perché da una delle mie prime avventure sottomarine tornai con la scoperta di un oceano misterioso chiuso tra montagne di quarzo trasparente e popolato di piccoli granchi rosa con la chela a forma di violino. Il mio era solo un piccolo sommergibile, ma robusto, resistente; navigando in profondità potevi sentire i pesci battere a ritmo sulle lamiere, era una specie di avvertimento.

Per rendere tutto credibile avevo arredato il lettino infilando sotto le lenzuola tutta la strumentazione che poteva essermi utile. Infilzata di lato una piccola radio a transistor mi faceva da sonar, sotto i 500 metri la luce si affievoliva un po'. Un uovo di marmo per fare da siluro o bomba di profondità, anche se la camera di lancio era così piccola che mi è sempre parso rischioso tirarne uno. Una piccola chiave inglese perché non potete nemmeno immaginare quante cose si guastano dentro un sommergibile, poi basta stringere un dado e riparte tutto, ma all'inizio non lo sai, eppoi è tutto così buio. C'erano anche una serie di leve formate dai bastoncini dei ghiaccioli che servivano per chiudere le camere stagne e iniziare la procedura di inabissamento. Non potete rendervi conto di quanti comandi servono per scendere in profondità. Avevo messo anche una pistola ad acqua, scarica, in caso di assalto dalla terraferma. Non ho mai sparato perché c'era troppa strumentazione dentro la camera di comando. Sull'angolo sinistro del letto avevo sistemato il tappo rosso di un flacone di candeggina (quella senza ssstrap) per attingere alla riserva d'aria. Non potete capire quanta aria serve quando ti diverti.

Nello scafo c'era posto per due persone e difatti eravamo sempre in coppia durante la navigazione, anche se il mio compagno si occupava soprattutto dei tratti in emersione. Niente ragazze, le donne semmai andavano salvate, erano l'obiettivo della missione, non potete nemmeno immaginarvi come certe ragazze riescono a mettersi nei guai quando si mettono una cosa in testa. Io lo capisco dopo la terza moka.

La mattina facevo sparire tutto prima di fare colazione, prima però dovevo lavarmi bene, non sapete quanto bisogna sciacquarsi per togliere l'odore del mare dalla mani, peggio del pesce. I lenzuoli che rincalzavo tutte le mattine avevano lo stesso potere che c'è nelle gonne delle zingare, potevi farci scomparire una collana di perle, un pesce gatto parlante, un forziere di monete d'oro, una bambina bionda con gli occhi grigi che non piange mai, ma sa baciare meglio di un'attrice americana anche se non è americana. Perché non avete idea di come ti sanno baciare le bambine bionde senza trecce quando le salvi dai tentacoli del calamaro gigante.




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mercoledì 12 settembre 2012

Pesci 3 (fish and street)




Dovevo essere ariete. Sono nato invece il 10 Marzo, in anticipo di qualche settimana, anche per fare contenti tutti quelli che mi aspettavano. Tutta fatica inutile, cazzo, sono venuto al mondo prima e al vetro non c'era nessuno. Sotto un cielo azzurrino come la permanente delle vecchiette le nuvole avevano vinto la loro guerreta con le stelle, in cielo non si vedeva la luna, nemmeno quella costellazione col nome da troia, una di quelle che facevano pompini a zeus, quella coi capezzoli.

Non esistono pesci d'acqua dolce e d'acqua salata, non basta questa classificazione, esistono fra gli uomini pesci che sono tornati sulla terra di volontà, senza strisciare e altri che sono rimasti senza accorgersene quando gli oceani si sono ritirati; non battono la coda, non cercano di respirare a vuoto, però lo vedi quanto lottano, lo senti che hanno voglia di saltare in un altro posto. Io sono quel tipo di pesce.

Se mi struscio la gota con la lingua sento la cicatrice del palamito che mi ha ferito la bocca quando mi hanno tirato su. Sul fianco ho una macchia bruna dove finivano le squame. Altro che voglia di caffellatte, s'è mai sentito una donna che non può fare a meno di un caffellatte ?

Odio volare perché ti accorgi subito che c'è troppo spazio. Quando nuoti non ti sembra così immenso. Quando faccio sesso, l'amore è un pesce grosso per quelli come me (gli passo tra i fanoni, indenne), vengo come le onde. Lo senti quanto sono in burrasca o senza vento. Non è vero che lo sperma ha il sapore del mare, non è rimasto niente degli oceani sotto il bellico. Eppoi abbiamo le gambe, come dice quella stupida vecchia canzone che ballavamo da ragazzini : fate attenzione alla differenza tra camminare e nuotare; come dire fra scopare e baciare, tra guardare e piangere, soffiare e respirare. E nel finale due volte i saluti, per carità, non dimentichiamoci di nessuno.

I pesci invecchiano, non guardare l'occhio o il colore (tanto non ci mangi), prima si entrava dentro ogni fantasia senza paura, non pensavo a scogli e Marianne, non bastavano per fermarmi. Ora quando mi allungo per affondare in un sogno sento col naso il freddo consolante sapore del vetro.


   




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giovedì 6 settembre 2012

Spim Spum Spam (Dimostra di non essere un Robot)



DIMOSTRA DI NON ESSERE UN ROBOT

Chissà quante volte l'avete letto prima di inserire un commento, di guardarvi un film in streaming o scaricare una canzone, persino per controllare l'estratto conto. In questo modo il sito, il programma, insomma il robot vero, ti costringe a digitare cose tipo : 123 ScRXZEY, 69 Trbtemi, 7F Vergingetoringe.

DIMOSTRA DAVVERO DI NON ESSERE UN ROBOT

Ricopriti di zucchero a velo e fatti leccare, anche parzialmente (non leccatevi da soli perché si diventa ciechi); annaffia le piante del vicino col tavernello rosè frizzante (non col bianco, mi raccomando); butta via uno dei sughi pronti che hai in casa (so che ce l'hai !); costruisci un'autobomba e guidala fino a Capo Nord senza autostoppisti; fai finta di svenire quando ti portano il conto al ristorante; canta una canzone di Cristina D'Avena con la voce di Barry White (è come viaggiare nel tempo); apri un fan club di X File e chiudilo il giorno dopo per infiltrazioni aliene; cammina tutto un pomeriggio con un casco di banane in testa (guardate che non è facile); ruba un libro di almeno 400 pagine e leggilo ad alta voce; mettiti un vestito da sposo/a e siediti sulla spalletta di un ponte con una tintura per capelli biondo cenere (se non sei bionda, altrimenti rosso mogano 127) e un asciugamano giallo limone (credetemi funziona).

DIMOSTRAMI DAVVERO DI NON ESSERE UN ROBOT

Fai la giravolta, falla un'altra volta, guarda in su, guarda in giù, dai un bacio a chi vuoi tu.









Capitolo precedente

lunedì 3 settembre 2012

Fate (Lettura della mano)




Non so nemmeno perché lo faccio, le fate non potrebbero leggere la mano e questo non è un manuale. Scrivo perché nessuno deve leggersi la mano da solo.
La linea della vita è quella segnata col numero 1 , scommetto che se vi guardate il palmo ora non riuscirete neanche a trovarla. Le mani sanno parlare, ma non vogliono dirvi tutto. L'avete mai visto un callo di bugie? E' quello che riesce a salire sopra la linea della vita, la maggior parte dei calli finisce sotto. Le mani sono più veloci dell'occhio e sanno mentire meglio.
Quando mi capita di leggerne qualcuna mi piace che la persona mastichi una gomma; sputa, gli dico. Faccio appollottolare il chewingum sul palmo, così pulisce le linee e si vedono meglio. A volte uso una bilia, se non ho neanche quella faccio strappare la pagina di un libro. Le linee così si accentuano, si fanno vive. Perché il palmo della mano non è un deserto, non ci si è ritirato un ghiacciaio qualche migliaio di anni fa, fa solo un po' di marea. Non è facile da spiegare senza luna.

Provate anche voi con una gomma da masticare o con una pagina di un libro. Deve essere un libro importante, magari compratene una copia nuova e strappate da quella. Ora la vedete molto meglio la linea della vita, vero? E' già più lunga e chiara di quando avete iniziato a leggere. Potrei dire che è merito mio, di questa storia, se la vostra vita si è allungata. Osservatela, non è continua, si spacca, si incrocia ad altre vite, ad altre linee che partono dal pollice o dal polso. Qualcuna si accavalla spezzando il solco , altre l'accompagnano per un tratto di pelle. Non illudetevi, quei solchi che stanno affiancati potrebbero ferirti in maniera diversa, non vuol dire niente.

Avete visto com'è facile perdersi ? Per questo nessuno deve leggersi la mano da solo : è necessario (e più facile) perdersi in due.

continua.