lunedì 30 maggio 2011

Swallowiness (my happiness was)






E' disco in vinile, non è mai uscito in CD. Non esiste in formato MP3. Se vi capita di passare da qualche mercatino vintage cercate questa copertina fra i 33 giri, è inconfondibile: c'è un guerriero crociato in jeans che impugna il microfono come una spada. E' senza scudo. Il titolo per intero nemmeno lo ricordo, dovrebbe essere  my happiness was a... Girate la copertina del disco ed andate a leggere il testo della terza traccia : My happiness was.
Parla solo di felicità, non vi aspettate altro.




Volevo scriverne io oggi, spiegandovi che la mia felicità è una vacanza senza valigie: tanto compro tutto là. Vorrei che la felicità che mi ha preso stasera fosse inammissibile in ogni tribunale. Per ricominciare, subito.




Ma preferisco i versi finali di quella canzone, la terza traccia del disco, gli accordi di chitarra sono simili a quelli della Ragazza di Ipanema (FM7, G7, ma cambia tutto alla fine). Comincia così :



My happiness was
a white word
on the belly of a swallow



(La mia felicità era
una parola bianca
sulla pancia di una rondine)







venerdì 20 maggio 2011

Il forigioco spiegato alle mi' figliole (terreno in buone condizioni)

Nel calciobalilla o calcino il forigioco è impossibile perchè la linea immaginaria che penzola dal culo dell'ultimo difensore gli attaccanti non la possono proprio superare infilzati come sono all'altezza delle spalle. I giocatori in campo sono bloccati da sempre in quell'assurdo schema 2-5-3 improponibile su qualsiasi rettangolo in erba, ma anche n queste condizioni si può finire in forigioco...

Era il Natale del 1977 quando il babbo di M. gli regalò uno stupendo calcino. Dal giorno di santostefano in poi a casa sua i ragazzi di Via Orlando si alternarono (tutti dentro l'appartamento non c'era verso di entrare, ci avevamo provato) per partecipare ad un torneo che pretendeva di durare almeno fino a Marzo.

A Marzo il babbo di M. andò via di casa. Lo sopresero a fare la valigia mentre rientravano da scuola. Lui, appena li vide disse : "E' già finito il tempo pieno?". Nient'altro, non pronuncio nemmeno le solite frasi tipo : "posso spiegarvi tutto, ecc. ", disse solamente : "E' già finito il tempo pieno?". Lo ripeto perché M. ha sempre pensato che la colpa di quella fuga fosse anche di quella maledetta scuola. Il babbo di M. aveva comprato un bagaglio enorme che non riuscì nemmeno a far entrare in ascensore. I tac tac tac della valigia che incocciava gli scalini durante la discesa avrebbero condizionato lo scorrere del tempo del nostro amico, i suoi secondi avrebbero avuto quel ritmo, per sempre. Ma il torneo non poteva terminare, le partite continuarono e la casa di M. era sempre piena.

Una sera la pallina rotolò dal terrazzo, cadde in cortile e non riuscimmo più a trovarla. Scomparsa. Controllamo tutto, M. aprì pure il pozzetto del bottino. Scomparsa. Lo ripeto perché M. pensò per anni che l'avesse rubata quella maesta ziba che viveva al primo piano. E' sempre colpa di quella cazzo di scuola ! Quando tornammò su M. si appoggiò alle manopole del calcino e pianse. Pianse forte. Un arbitro serio avrebbe rimandato la partita per impraticabilità del campo. Pianse forte e un arbitro serio gli avebbe messo un braccio sopra la spalla e fischiato tre volte. No, tre volte no, perché è troppo conclusivo. Avrebbe fatto un fischio lungo, come un richiamo per animali che tornano sempre...

La mamma di M. allora sbucciò una patata, affondò la lama e scavò il corpo giallo e ne tirò fuori il cuore : una pallina. Il torneo ricominciò, con due chili e mezzo di patate riuscimmo a giocare tutte le seminfinali e un pezzetto di finale. Durante la parte conclusiva del torneo ruzzolò un pallina ricavata dal fusto butteroso di una carota lunghissima, come quei palloni che usano quando i campi sono innevati o ghiacciati.

Il cestino era pieno di bucce a ricciolo , sembravano i boccoli di un principetto viziato, un po' stronzo, quello che scappa prima del vissero felici e contenti, lo fa apposta, fa finta di perdere...

E l'unico che sa come va a finire veramente. A noi di Via Orlando invece ci hanno insegnato che prima di svegliare le principesse c'è da baciare un drago.

sliding walls


arrivo sempre con dieci minuti di anticipo, faccio i biglietti per tutti (visto che sono già in fila). Occupiamo quasi tutta una fila (Fila 6 da 2 a 18). Il film parla di un gruppo di guerriglieri che scappano dentro una foresta di qualche paese del Sudamerica. Il protagonista ha baffi verdi (probabile concessione al messaggio ecologista del film); è in spagnolo coi sottotitoli in inglese. A spettacolo iniziato sono entrati un gruppo di ritardatari, una bionda tossiva; si sono piazzati in fondo. Alla fine del film la pattuglia ribelle viene sterminata in un agguato sotto un tramonto reso verde dal fitto fogliame. Da rivedere. Musiche dei Pantera.
Dopo lo spettacolo birra scura al bar delle mura.
Da qui i fiorentini spiavano l'esercito di Carlo V che assediava la città.
"Ma lo sapete che un pasticciere di Vienna, per festeggiare la fine dell'assedio inventò un dolce a forma di mezzaluna e lo chiamò croissant ovvero luna crescente... Dove facciamo colazione?"

arrivo sempre con cinque minuti di anticipo. Questa volta no e c'é pure questa maivistaprima che non trova il portafoglio e blocca la fila.
"Ma pago io", le dico," poi dentro me li rendi!". Dentro i miei amici non si vedono
Sediamo in poltrone vicine (14 e 15 Fila 20), film orrendo, il protagonista ha i baffi verdi e spara di continuo verso grosse foglie a forma di cuore. E' in spagnolo coi sottotitoli in inglese, sullo schermo paiono tutti sempre incazzati mentre nella traduzione sembrano sul punto di prendere un tè. Io e maivistaprima usciamo prima della fine del primo tempo (in quel cinema esiste ancora) dopo che baffo verde ha strozzato una (spia?) usando un filo interdentale.
"Perché invece di renderti i soldi non ti offro una birra ? "
Birra al grano al bar delle mura. Il suo ragazzo vive a Cuneo ; "io ho fatto il militare a Udine!" , le dico (battuta alla de curtis, so come si sta al mondo io).
"Una volta da questo punto buttavano la pece bollente per respingere gli invasori "(quando sono in stato di grazia tiro fuori solo argomenti seducenti).
"Quanto può
durare un assedio secondo te?", mi fa.
L’assedio di Stalingrado quasi tre anni quello di Sarajevo quasi quattro. I quasi sono subdoli, possono rovinarci l’esistenza e quasi ce ne dimentichiamo.
"...non hai proprio capito!"
Parla ma il sorriso arriva prima, leggermente asincrono.
Sotto chissà com'è, ma i sottottitoli sono biondi quando parla.

mercoledì 18 maggio 2011

full




So che posso raccontarvi questa storia, però cercherò di sviarvi perché non mi sento ancora tranquillo. All'inizio c'erano due uomini e una donna, lei che si riparava dietro le spalle di quello con le spalle cadenti, tutto per non chiudere il triangolo. C'era un pugile con le mani piccole e morbide che non era adatto al ring, ma gli piacevano i cerotti, da matti. C'era anche un dittatore brutto, così brutto che aveva deciso di stampare la sua immagine solo sulle banconote di grosso taglio. C'era una stazione di servizio abbandonata, abbandonata anche dai barboni che l'avevano svuotata di tutto quello che avevano lasciato i ladri e dove un vento rognoso, una brezza ignorante che non trovava uno spigolo sulla rosa dei venti, non sbatteva più le porte. Alla fine e all'inizio c'è un ragazzo col suo scooter giallo, con la pubblicità serigrafata della maionese light Salvailcuore. Dal concessionario, tra i motorini usati parecchio, era quello che costava meno. Magari quello sponsorizzato dalla senape Paratiilculo costava ancora meno.

Non viaggia da anni. Il cotton fioc che ha buttato nel cesso stamani ha fatto più chilometri di lui; quello almeno arriverà al mare...

Quando vide le luci sulla provinciale pensò ad un posto di blocco. Invece l'avevano riperta quella pompa di benzina, l'avevano pure ingrandita, il piazzale si allungava fino al poggio. Sembrava un grosso cucchiaio che imboccava la collina. A quell'ora era vuota, luminosa in modo accecante, ma seduttiva; quel verde/rosso della costruzione invogliava a fare il pieno o almeno a fermarsi per togliere i moscerini dal parebrezza. Si accostò alla pompa multiprodotto, i colori avevano una scalatura magnifica, sembrava una installazione artistica. Tirò fuori dal portafoglio la banconota da 5. Si fermò a guardare le figure impresse. Non era stampata qui da noi, era sicuramente di qualche paese comunitario perché la faccia di donna era sconosciuta, pareva una regina. Si ricordò della collezione di monete di suo padre. Una volta gli mostrò un conio rarissimo, una regina con la benda, sovrana di un paese che era stato nazione solo per pochi mesi. Poi era arrivata una nuova invasione e si erano giocati regina, isola, bandiera e confini. Erano rimaste solo le monete.

"Se vuoi trovare posti bellissimi per viaggiare devi cercare regine cattive" disse suo padre mentre rimetteva a posto le monete. Era un modo di viaggiare anche quello.

Malgrado la banconota fosse sgualcita e unta la macchinetta la ingoiò senza problemi. Terminate le operazioni e girata la chiave la lancetta del carburante salì in cima alla scala : pieno. Strano, probabilmente non era così a secco come sembrava. Con un serbatoio così poteva andare da Laura. Il marito era già uscito per il turno di notte, lei non si aspettava certo di incontrarlo oggi, sarebbe stata un bella sorpresa.

Prima doveva passare a vedere il match, al palazzetto c'era il campionato provinciale di boxe. Certo era lontano, il tragitto gli avrebbe succhiato almeno trequarti del sebatoio...

Quando arrivò al palazzetto fuori l'aspettava Diego, le sigarette gli avevano ingiallito le bende sulle mani. Nervoso in guardia destra l'amico. Appena sopra l'arcata sopraccigliare aveva un cerotto rosa con un' elefantina rossa con una proboscide fasciata stretta di giallo.

"Me li disegno da me, distraggono l'avversario" disse Diego aprendogli un sorriso in guardia sinistra.

Il ragazzo guardò il quadro comandi prima di spengere e fare due conti con la benza e magari telefonare a Laura per fissare più tardi.

La lancetta non si era mossa di un pelo.


continua ...

mercoledì 11 maggio 2011

Last Pinky (FILMIMPOSSIBILI)




E' ambientato in un futuro acido e disperato l'ultimo film di Jon Bauer (il regista che per protesta si è tolto l'acca dal nome). Sotto un cielo glassato rosa e contornato di alberi verde kawasaki si assiste angosciati all'agonia del pianeta blu colpito dalla pandemia del virus MilliVanilli II C. L'agente patogeno ha portato ad una crisi di natalità senza precedenti e il genere umano rischia l'azzeramento. Gli scienziati durante gli esperimenti per scoprire il vaccino del virus isolano (per caso) un enzima che inibisce totalmente l'omosessualità. A quel punto i governi decidono di costruire giganteschi areosol per nebulizzarlo nella speranza (nel finale si scoprirà quanto vana) di fondare una società definitivamente etero e ripopolare il pianeta. Il film nella prima parte è un susseguirsi di scene apocalittiche e spettacolari (notelvoli gli effetti speciali per la costruzione degli areosol), ma in verità tutto questo è solo marginale, trascurabile. La trama del film per 125 minuti parla d'altro. Il protagonista Adam III è incaricato di organizzare l'ultimo gay pride. Il lungometraggio lo segue durante la ricerca e la pianificazione dell'evento che culminerà con le note di I Want it all cantata da un Freddy Mercury zombie durante il concerto finale. Scene catastrofiche e spettacolari si alternano a momenti stranianti ad altri spassosi. Grandiosa la scena del giuramento collettivo dei gay fatto su Il ritratto di Dorian Gray, ma come spiegarsi il giuramento degli etero eseguito invece sul Codice da Vinci ? Imperdibile la serie di dialoghi tra il protagonista e Rob Pilatus che porta all'identificazione della triade di omosessuali più influenti della Storia : Leonardo da Vinci, George Michael e Ciop.


"... ma lo scoiattolino della Disney? Adam ma come cazzo fai a dire che è gay?"
"Hai mai visto una scoiattolina durante gli episodi ? E quando compariva era sempre Cip quello che perdeva la bussola!"
" Cazzo che non ci avevo fatto caso..."
"...l'altro allora cominciava a tirarlo per la coda e ricordargli che il loro compito capitalista era quello di accumulare ghiande e rompere il cazzo al proletario Paperino..."
" ...Tip e Tap allora ?"
"Quella è clonazione coglione poi si sono perfezionati e sono arrivati Qui, Quo, Qua."


Sarebbe imperdonabile raccontare il finale, ma anche complicato per l'inefferrabilità del messaggio e perché costruito in maniera folle con dieci telecamere che attorniano il protagonista offrendo una versione allucinata e non conclusiva della storia anche a causa di un montaggio circolare tutto costellato di flashback. Antologico e poetico il finale con Adam che assiste la sua compagna trans Soul ferita.


"...è un mondo col fiatone Soul dove gli uccelli non smettono più di volare, i pesci nuotano senza fermarsi tra uno sputo (nella versione europea è sputo di sperma-ndr) e gli oceani e gli altri animali non appoggiano più di una zampa per volta, nemmeno per pisciare si rilassano..."
"Secondo te Adam qual'è il destino di un mondo che ha ancora paura dei froci ?"
"Secondo me c'è di peggio di un mondo sempre girato a guardarsi il
culo"
"Davvero ?"
"Un destino che vede solo la mano sul culo Soul..."
"Siamo diventati solo predatori Adam..."


"Tutta questa cazzo di festa Soul e non c'è un bacio vero. Sappiamo solo appoggiare le labbra come sulle lattine di birra calda. Moriamo senza sapore perché siamo senza lingua"

lunedì 9 maggio 2011

Dintorni d'amore

Molti anni fa uscivo con una ragazza che assomigliava tantissimo alla bionda con gli occhiali del gioco "indovina chi?". Era quella che non sceglievi mai perché con due domande si capiva subito chi era. Con lei non era così.

non mangiava croste

Quando finiva le lasagne lasciava nel piatto come le pagine di un libro bruciato, ma lo vedevi subito che non era un romanzo. Bruciava soprattutto manuali tecnici non tradotti.

Coi panini venivano fuori delle piccole grotte, ma lo capivi subito che non erano per i presepe. Erano grotte per pipistrelli o altri animali che avevano paura della luce.

Quando ordinava il dolce lla fine lasciava sempre un muretto, ma lo sentivi che non ti separava. Ti sentivi subito dalla parte giusta mentre dall'altra volavano pallottole.

Una volta con la crosta del pollo fritto cucì uno scampolo di vestito per una sirenetta. A volte era un reggiseno con lo strascico.

Dopo la pizza il suo piatto aveva un sorriso enorme.

Quando ci lasciammo lo facemmo fuori da un cinema. Perché al ristorante non ce l'avrei fatta, non ci sarei mai riuscito.

mercoledì 4 maggio 2011

una strage



Hanno invaso le sue isole di Langerhans senza farsi vedere, sbarcando da chissàdove, senza dichiarazioni ufficiali di guerra, senza avvertire gli ambasciatori. Senza segnali. Bastava decrittare il codice CA-19-9, ma l' intellingence non l'ha capito. Quando mai. Leda guarda la scatola delle sue analisi : le vecchie radiografie sbordano come onde scure e piatte. A coprire il tutto la busta della colangiopancreatografia retrograda endoscopica. Mentre frugava ha trovato un pezzetto del gesso che aveva da ragazzina quando si era rotta il braccio, c'è la firma di un calciatore famoso, ma ora non si ricorda più chi fosse (forse De Sisti).
A tappo ha messo i fogli della colangiopancreatografia retrograda endoscopica : il verdetto. Tumore al
pancreas, 8-10 mesi di vita, forse un anno.

Gli è venuta fame. Guarda dentro la dispensa cosa è rimasto, oggi non andrà a fare la spesa. Il caffè scade tra 6 mesi. C'é una vecchia confezione di spaghetti che scade a Settembre. La mozzarella in frigo è scaduta. Poi trova una confezione di funghi sott'olio. Scadenza : Aprile 2013.

Li inforca uno dopo l'altro per la testa, la fame scivola su una bocca gonfia d'olio. Magari anche la morte. Li finisce tutti.