martedì 29 novembre 2011

macchina del tempo III



non ti piace stampare la data in fondo alle foto. Ogni anno cambi cornice a quel vecchio scatto, ma contarle non servirà a capire quanto è passato. Perché l'anno scorso l'hai sostituita dopo sei mesi. Quest'anno tre volte. Baci quelle labbra in bianco e nero (le tue o le sue ?) e rimetti il vetro. Ti pettini dentro quel riflesso, poi il rossetto.

Esci

giovedì 24 novembre 2011

macchina del tempo (secondo tentativo)



Festeggiare il noncompleanno per un secondo bacio maidato con una torta bruciacchiata.

Combustibile e ripieno : marmellata di amarene. Una candelina rimarrà accesa durante il viaggio (dopo il soffio di avvio) perché si è deciso (dopo il soffio d'avvio) che non ci si ferma al primo desiderio.











martedì 22 novembre 2011

(G)HOST



Questa è una storia di fantasmi, ma non c'è da avere paura. Non mi ricordo se lo erano di già quando spostarono la panchina dalla piazza per metterla di fronte al mare. Le onde si ingroppavano una dietro l'altra godendo a lungo e rumorosamente su quel tratto di spiaggia, senza nemmeno uno schizzo di spuma. A mezzanotte era passato un grosso cavallo bianco, da solo, aveva lasciato una grossa cacata fumante sulla sabbia nera, avevano assisitito alla nascita del terzo fantasma. La luna non aveva da accendere e per questo, solo per questo (non volevano sballarsi) si fecero d' altro.

Trovarono aperto solo il Kontiki, una discoteca per tardone leopardate che chiudeva alle tre di notte (non si dice alle tre di mattina da queste parti), gli uomini profumavano di bayshampojohnsons appena fatto. Il più giovane appena entrato urlò : "Signore, sono arrivati i vigili a rimuovere le scope parcheggiate qua fuori !". Li cacciarono dopo nove Martini e dopo aver palpato solo due culi maculati. C'erano anche delle macchie di sugo secondo il più vecchio.

Fuori dal locale il più vecchio stringeva il cellulare come quelle colline che impugnano il sole prima di tramontare. "Hai mai lasciato qualcuno con un SMS?", chiese puntando il pollice verso un'insegna luminosa rossa intermittente che gli riempiva le rughe sul viso. Tutte d'espressione certo, però il rosso non trovava l'uscita durante le pause di buio. Intanto le parole gli saturavano il cervello, in controluce si vedevano i pensieri abbandonare la testa sotto forma di vapore o era un altro fantasma. Lui l'aveva fatto, aveva lasciato con un SMS. Aveva selezionato "INVIA A TUTTI" e l'aveva mandato. Per questo motivo è una storia di fantasmi questa. Secondo il più giovane la macchia sulla camicia del più vecchio era pomodoro, non sembra sangue.

Il gas degli scappamenti si arrampica sui palazzi del lungomare, un solo grande fantasma può bastare questa notte, a fare presto. C'è la solita transenna che chiude l'uscita. Loro hanno un'ultima pasticca, la luna ha trovato qualcosa





continua

giovedì 17 novembre 2011

rosso


Pensava che le donne di casa sua fossero diverse, per più di vent'anni aveva vissuto con almeno quattro regine in quella casa : la madre, due sorelle e, a turno, una o due cugine in età da marito. Loretta poi era deliziosa, la sua cugina preferita, un angelo. Nelle radiografie i polmoni della ragazzina parevano un paio d'ali tese, non si sgonfiavano mai.

"Non mi sono mai accorto di nulla..." mi disse dietro quel sorriso imbarazzato che mi era garbato all'inizio della nostra amicizia. Quando conobbe Giulia, la sua prima cotta, lei accennò qualcosa, ma lui era così inesperto e distratto che non gli aveva dato credito. Le donne di casa sua erano diverse, lo sapeva anche Giulia. Poi arrivò Sonia, la sua prima vera fidanzatina, quella si lamentava sempre dei mal di testa, dei dolori alla pancia e, soprattutto, c'erano giorni che era inaccessibile. Non voleva.

"Lo vuoi capire che sono mestruata!", gli vociò una sera mentre cercava di spingerla dietro un muretto sulla collina di F. Le donne in casa sua erano diverse, "forse non ce l'avevano". Non si lamentavano mai dei dolori, erano sempre gentili, mai un discorso torto, né uno sfogo. Pensava di saper tutto sul sesso, pensava di lavorarsele bene, le soddisfaceva le donne, gli mancava il sangue. Giulia poi era solo una gran rompicoglioni diceva che le femmine di casa sua erano solo governanti.

Alla fine fu Lorella a spiegargli tutto. Lorella era un angelo, aveva dita lunghissime come penne di uccello che vola per scappare e unghie che sapevano finire le carezze. La convivenza con lei non funzionò. Si dimenticava in giro i suoi assorbenti, ogni volta che lui entrava in bagno lo faceva con un riflesso di paura. Paura di trovare quel rotolino di sangue appoggiato sul pavimento o sul cesto della biancheria sporca. Dopo un anno tornò nell'appartamento dalle sue donne che nel frattempo erano di nuovo cinque perché Betty aveva perso il lavoro.

...

Iris sembrava la donna giusta, timida, riservata, sempre disponibile e riusciva ad andare d'accordo anche con le sorelle. Quando si sposarono la madre era già morta. Lui aveva portato un bottone nero cucito sulla fodera della giacca per anni in segno di lutto. Una sera tornando a casa trovò la moglie con quel bottone stretto nella morsa del pugno, la tavola apparecchiata per tre, una sedia buttata in terra.

L'esaurimento nervoso di Iris lo costrinse a fare la spesa, a frequentare i negozi del quartiere, a fare i conti con tutta l'altra gente. Era un giovane uomo all'antica, non avrebbe mai comprato gli assorbenti per la moglie, si vergognava troppo. Trovò un compromesso, invece degli assorbenti, comprava pacchi di cotone idrofilo. Tanto la moglie non si accorgeva di nulla; solo durante le crisi sembrava scintillare un po' di vita. Allo spaccio aziendale però già lo avevano preso per il culo : "Che c'hai le perdite?" , gli diceva il cassiere mentre imbustava il cotone. Il farmacista invece gli chiese se faceva punture a domicilio. Alla fine trovò Varesco, un vecchio pizzicagnolo di un quartiere vicino. Lui non faceva domande, se gli posavi una donna nuda sulla cassa era capace di chiederti : "Hai visto dove l'ho prezzata ?".

Varesco poi era onesto, quando il colorante E123 andò fuorilegge i prosciutti negli altri negozio presero i colori acidi di brutti quadri postmoderni, mentre i suoi sembravano usciti dalle vignette di Jacovitti.

"Chissà dove finisce tutto quel rosso"






continua

mercoledì 16 novembre 2011

my true colors


Il verde dello stand-by, non la luce rossa, sono più facile da accendere quando mi perdo in kilowatt di desideri. Un gran consumatore.

Ho lavorato per una tipografia industriale quando stampavano gli astucci di un famosissimo antidepressivo per una nota casa farmaceutica Stelleestriscie. Il loro responsabile marketing scartò decine di prove colore perché la confezione non era affatto rassicurante. Il nostro rosa non era abbastanza "chiccoso". Quel rosa lì, di scarto.

Il mattoncino arancione di dna schizzato (e un po' volato) come una cicca da un'auto in corsa; non mi assomigli quando ti amo di più.

Il quadratino blu dell'acqua fredda, d'estate.

lunedì 14 novembre 2011

cotton down




sembravano fatto solo dettagli, un crescendo di dettagli. Dentro le sue pesanti scarpe inglesi probabilmente non c'erano i piedi, sotto la camicia di Oxford non esisteva un petto cucito di peli, i piccoli disegni cachemire della cravatta erano simili a ciglia adolescenti truccate di nascosto, se infilavi le mani dentro le tasche di quei pantaloni di leggerissimo fresco di lana non sentivi il muscolo, il cappello era calzato fino all'orizzonte delle pupille. Ma il dettaglio principe era sopra il polpaccio, indossava giarrettiere per tenere sù i calzini, quel tratto di pelle sembrava la sua unica porzione piena. Si occupava (da sempre) di vendite per un grosso cotonificio del Comasco; non era solo un lavoro. Non era un fantasma.


"Tastare (testare, ma era troppo viscerale per l'inglese) la qualità di un cotone è come saper distingure tra Stewart Granger e Errol Flynn", ci disse mentre allungava sul tavolone il suo campionario. Prese il piccolo ferro da stiro da viaggio dalla borsa, lo attaccò alla spina e proseguì con la prova. "Perché stirare è la prova regina", continuò a parlare mentre le indomabili pieghe di una camicia di popeline si addomesticavano sotto il calore di quel piccolo ferro.


Cominciò dal colletto per passare allo sprone (carré, ma era troppo troppo viscerale per il francese) perché così si crea "una specie di armatura per continuare", così ci informava mentre un filo di fumo saliva dai piccoli pozzi delle asole. Poi passò ai polsini e successivamente ammansì le due maniche, subito dopo toccò alla parte anteriore senza bottoni per impegnarsi di seguito in uno slalom tra le madreperle dell'altra parte. Alla fine il dietro, veloce, esitando un po' su un paio di pinces che cercavano di smentire Euclide incontrandosi appena qualche millimetro prima dell'infinito. "Da ripetere le due parti anteriori solo se necessario", pronunciò in calando mentre la camicia si avvicinava alla gruccia quasi in riverenza.


Si tocco la mouche sul mento (la mosca, era troppo vanitoso per un pizzetto), il sudore cominciava a disegnare due mezzelune precise sotto la giacca, l'elastico della giarrettiera saltò sulla carne come un rumore di sicura sganciata.


"E' l'ultima volta che vengo qui da voi..." , ci disse appoggiando il piccolo revolver di fianco al ferro da stiro appena freddato.










continua

giovedì 10 novembre 2011

nODI



Possiedo cinquantadue cravatte. So fare tre tipi di nodo : classico, scappino e quore (si scrive proprio così, è una mia invenzione). Moltiplicando tutto i nodi non arrivano a 156 perché su alcune cravatte il nodo scappino proprio non mi viene. (Ora non mi riesce più) ma da ragazzino facevo un cappietto con i fili d'erba dei forasacchi per catturare le lucertole; con questi 121 nodi (forse ancora meno) invece non sono mai riuscito a prendere niente. Però dentro un nodo scappino riesce a starci la stessa quantità di ossigeno che trovi dentro un ventricolo, si può respirare. Ci vivi per un po'. Nel nodo a quore qualcuno riesce a starci in piedi perchè quando lo fai esegui con la parte larga della cravatta la stessa curva che fa l'aorta e all'interno contiene il doppio di sangue di un ventricolo. Strizzandolo verso sinistra puoi strappare un battito. La cravatta è un accessorio fondamentale per un uomo perché sopra c'è la testa e le punte vanno verso l'uccello (scusate il termine ma il sesso è diventato così volatile), ad ogni nodo mi chiedo se sia giusto valorizzare quello che c'è in mezzo.

Una mattina trovai il babbo di fronte allo specchio, era da almeno un ora che provava, ma non riusciva a ricordarsi come si faceva il nodo. Nel suo armadio c'erano 15 cravatte, almeno una decina erano quelle blu scuro della divisa. Ce n'era una col nodo già fatto. Fu il primo segnale della malattia che ci ha sconfitto.

Il nodo a Quore (già, si scrive maiuscolo) funziona così: strizzo verso destra e lo sento ancora ridere.









continua

lunedì 7 novembre 2011

live in a little apple

Appena nato ero brutto, tutto nero, secco rifinito da far spavento, "parevo un rospo spellato". Pronto e disponibile ai baci di qualche principessa di passaggio. Da qualche mese a Firenze avevano inaugurato il nuovo padiglione Maternità all'interno dell'Ospedale di Careggi. Nei bagni appena asciugato l'intonacato erano già comparse le solite scritte, dal numero di telefono dell'infermiera Giannina (una gran topina), ad alcune considerazioni riguardanti la sessualità di Silvano il caporeparto (vi risparmio la rima baciata), fino all'immagine di tale Osvaldo del quale ho ritrovato qualche anno dopo (con la sua peculiare, priapica voglia del ciuco) un graffito antichissimo nella tromba dell'ascensore di casa mia. Ma la scritta che mi ha identificato, segnato, direi battezzato è quella che apparve la mattina della mia sofferta venuta al mondo e diceva : "non dico di farci centro ma almeno cacateci dentro "(senza virgola). Altro che "stay hungry, stay foolish !!!"(con la virgola). Rimasi più di un mese dentro l'incubatrice e una volta uscito dall'ospedale c'era già qualcuno che non mi voleva più tanto bene. E' andata così, mica mi voglio lamentare, perché è come se abitassi da sempre dentro una piccola mela battuta. Una di quelle da mangiare subito sennò... Non mi sembra nemmeno un difetto.

Una mattina il maestro, durante una delle sue incazzature, mi disse che non ero poi così bravo come pensavano tutti. Era che facevo solo "mezzo schifo", rispetto al resto che faceva ribrezzo ein plein. Ma io in quella metà da buttare ci ho trovato dei semi buoni e buccia viva da solletico (da non pelare, non serve per tirare avanti, ma per attaccarci sogni pesanti). Altro che stay hungry. Stay foolish (col punto).

E' la perfezione quella che siringhiamo di silicone, perché ci fa solo tirare avanti. Ai difetti invece non basta un bacio come ai rospi, gli si dà un bel morso. E lo dico contro il mio interesse perché io ci vivo in queste piccola mela battuta.

venerdì 4 novembre 2011

registro d'amore


" Da uno a dieci che voto dai all'amore ?"
"Cinque!", mi rispose senza un fumo d'esitazione, "sempre insufficiente"(*)

Cominciò a far scorrere l'unghia lungo il registro come la puntina su un vecchio 33 giri. Attaccò a suonare dentro di me quella canzone senza nemmeno un ritornello.

"Oggi però lo rivoglio interrogare", disse alzando la testa sul famoso refrain di un sorriso.




(*) a questa nota non basterai...

mercoledì 2 novembre 2011

50 ways to meet your lover (secondo capitolo)



La fine dell'impero di DammipiùRam era ormai prossima, gli oracoli parlavano di 1920x1068 ma c'era qualche sibilla che azzardava un 720x1044. Al principe di Pentium però non importava più. Aveva provato a formattare il suo cuore per dimenticare la sua bionda amante, ma l'antivirus lo aveva impedito e il defrag gli causava un forte dolore al collo; non c'era verso di far posto. Era un grande guerriero ma le sue mani profumavano di pane prima di ogni duello. Sellò il cavallo, abbandonò il castello e caricò 50 cose che potevano servirgli durante il lungo viaggio:

- veleno per coccodrilli da fossato;
- un cd di Laura Pausini, affilato, per tagliare le teste dei Rinomanti ed evitare le multe agli autovelox (funziona coi Rinomanti);
- una fionda d'osso per gettare il cuore oltre l'ostacolo;
- un mazzo di 52 carte tutte di cuori (la scala reale minore batte la maggiore, ma perde dalla scala reale media);
- un mocho biondo coi colpi di sole per travestimenti lampo;
- una sella gettaponte per attraversare fiumi in piena durante alluvioni inevitabili;
- un vestito da sera double-face (sotto smoking e sopra poncho);
- la zucca che diventa una 500 Abarth dopo mezzanotte;
- una racchetta da tennis che suona "Born to run"(sul rovescio);
- un mazzo di fiori liofilizzato : si ottengono rose aggiungendo acqua di rose, tulipani aggiungendo panna, carciofi aggiungendo brodo (i carciofi sono fiori che non ce l'hanno fatta);
- un navigatore satellitare con la voce di Don Chisciotte;
- una pistola di torrone caricata a mandorle amare (quando si parla di armi micidiali);
- un anello magico ricaricabile (credito residuo 65 centesimi);
- un wok di bronzo tranquillamente utilizzabile come scudo;
- pezzetti di roccia ricavati dopo l'estrazione della famosa excalibur;
- una notte senza luna;
- una pasticca di viagra scaduta;
- uno gnomo che ascolta un IPod nano a volume bassissimo;
- una polverina prodigiosa che rende le cose molto più difficili (quando s'è bucato il sacchetto?);
- un boomerang che non torna indietro perché non è un suo problema;
- un kalashnikov sotto incantesimo (ma è l'incantesimo a subire di più);
- una moka che, una volta caricata con lancette, quadranti tritati e tostati più qualche batteria scaduta da tanto funziona come una macchina del tempo (macchinetta);
- il telecomando di un allarme che suona (da qualche parte, anche in questa storia);
- una lancia per Trombasughi (non me lo chiedete);
- un'onda anomala portatile per posti veramente noiosi;
- un sortilegio così potente che recitato all'incontrario ti fa venire un orgasmo;
- un orgasmo ma in PDF per quelli che proprio non ce la fanno;
- una felpa nera col cappuccio di una misura più grande;
- un Sakgraal (sgabello Ikea componibile);
- l'autografo di Ivanhoe;
- il libro a fumetti della dieta Dunkan;
- il numero di Playboy con la Sirenetta in copertina;
- una bolla papale a 90 gg. f.m.
- una chiavetta usb piena di medicinali;
- un ombrello con un fazzoletto verde legato in cima rubato ad un turista pentito;
- un pennello per dipingere le scuregge di verde (ha una doppia fuzione che capirete in seguito);
- un appunto su carta con un numero di cellulare con tutti 3 e la scritta : la perfezione è una gran cazzata !(suona libero però);
- una grattugia per nuvole basse;
- un fiasco;
- un lasciapassare valido per un posto che si trova dentro un libro di Calvino (Italo);
- una gabbietta con uno specchietto e due allodole impagliate (una volta portava due piccioni con una fava ma non duravano mai tutto il viaggio);
- un manubrio da palestra con scritto sopra 50 kg ma ne pesa solo 5 (ci fai un figurone);
- una mozzarella che non scade più;
- l'impronta digitale di chi lo ucciderà;
- una pelliccia sintetica con una coda vera;
- un camaleonte che fa benissimo il rosa ma non gli riesce più il verde (ricordate il pennello di prima?);
- una croce senza legno, senza punte, senza dio, senza corona, senza spine, senza sangue, senza chiodi. Due bestemmie senza colla la tengono insieme;
- un'ala di cera (spaiata):
- un mantello divisibile lungo la linea tratteggiata (premi e strappa);
- un Happy Meal che regala ogni settimana un oggetto di questa favola (collezionali tutti!).

Così carico l'animale si muoveva come il cavallo nero degli scacchi.





continua