venerdì 29 aprile 2011

quotidiano



Il quotidiano del nostro amore scrive molto di cronaca locale, di quello che ci capita giorno per giorno nei nostri soliti posti. Non vogliamo più cambiare il mondo; voleva diventare un posto di merda e l'abbiamo lasciato fare. C'è un inserto settimanale che parla di cicatrici e uno mensile sui nei. Non vogliamo cambiare il mondo, ma abbiamo lasciata aperta la rubrica sulle comete anche quando ci scrivono di meteoriti.

Il quotidiano del nostro amore non è obiettivo, non è super partes, per niente. E' un giornale settario, un organo di partito, tipo la Pravda. Per noi c'è ancora un muro che ci separa da certe persone e da certe idee, dio non si prega, non prendiamo cani ma li lanciamo nello spazio. Non ci servono giustificazioni per quello che facciamo. La cecoslovacchia è sempre nostra

martedì 26 aprile 2011

l'anno del carabuso


Dio ha già scelto quelli che si salveranno (che palle son tutti Testimoni di Geova!). I Maya ci hanno dato un anno di tempo ancora. Certo che, con tutto l'impegno che ci abbiamo messo a organizzare la fine del mondo, delegarla a qualcun altro mi sembra una vigliaccata. Potevamo farcela tranquillamente da soli. Invece no, ecco che ci troviamo le giustificazioni, da un dio che puoi tranquillamente scaricare dalla denuncia dei redditi a un gruppetto di astrologi sudamericani smutandati fino allo stregone farmacista che fa finire il mondo senza botto, senza poesia, ma in rima.


...niente mi assolve.


Il mio ottoxmille senzanome, il cinquexmille all'associazione che si ricorda del nessuno pestato in prigione. L'offerta per la ricerca sul cancro (nonostante Veronesi responsabile dell'agenzia di sicurezza sul nucleare), i dieci euro per il canile che chiude, i cinque per far scappare i beagle contro gli esperimenti cosmetici. La pianta in fiore per una scuola in Costa D'Avorio. L'euro del carrello per il marocchino che ha sempre fame, indossa un bel giubbotto e ti chiama sempre capo, il bollettino di conto corrente postale per Haiti, gli spiccioli raccattati in macchina e buttati nel boccione per vaccinare cinque bambini in Nigeria. La bottiglia di plastica nel cassonetto blu, le bucce di patata in quello accanto e l'olio per friggere in un fusto col filtro. Le malattie rare, le malattie incurabili che però da noi bastano 50 euro di ticket. Sette milioni di bambini che muoiono di dissenteria ogni anno, ma basta una cannuccia da 20 centesimi per fermare la strage, ne compro un po'. Mi fa terrore guardare quelle che rimangono.


La tartaruga carretta carretta rischia nuovamente l'estinzione, da qualche tempo è toccato pure al quercino di Lipari e al geotritone. Ho boicottato le fritture di ghiozzi di ruscello e la sagra del carpione. C'è sempre un "da salvare", mai da pensare.


Questo è l'anno del carabuso. Uccello strano, solitario, color ruggine, che fa un verso simile ad un muggito. In una riserva naturale sono stati rinvenuti alcuni esemplari che non volano più. Selezione naturale, adattamento o deriva genetica collo di bottiglia ? Brutto segno. Sappiamo bene come si smette di volare, di respirare.Senza morire.

Che delusione questa fine del mondo. Pensa se dio riuscisse a salvarci tutti inviando semplicemente un SMS. Probabilmente ci sta già provando. Si è bloccato mentre scriveva l' (oggetto) del messaggio. Voleva metterci qualcosa di divertente come una canzone dei beatles, ma non (all you need is love), qualcosa di meno scontato; pensava a (ticket to ride). Oppure qualcosa di essenziale e rigoroso tipo : (ero qui). Perché non provare qualcosa di poetico digitando in T9: (anche in paradiso diciamo lassù) . E allora perché non qualcosa di profetico come : (questa è l'ultima volta)


(vuoto) non riesce proprio a mandarcelo.

mercoledì 20 aprile 2011

Bacio man



I capelli che ho perso durante la glassatura del tempo fanno somigliare la mia testa ad una nocciola. Mangio solo cioccolata fondente perché ambisco a diventare una ganache. Oggi porto una giacca azzurra che al sole spara luce come una stagnola (di sera qualche stella azzurrina appare). Sotto indosso (ed è un invito a spogliarmi) una t-shirt con una scritta pensata da me, ma che ho firmato ANONIMO, perché la parte di me che ti piace di più ci è sconosciuta.

In amore mi sono superato, sempre. Senza raggiungerti


giovedì 14 aprile 2011

app

E' brutale tecnologia. Il nuovo navigatore satellitare Ecate ha una bellissima voce, sconosciuta ma rassicurante; è come se avesse sempre voglia di cantare, ma per te si sacrifica e ti guida. Il nuovo navigatore però non fa solo quello, oltre ad essere in collegamento con mille centraline del traffico, oltre ad avere una connessione 24/24 con un satellite per ogni tipo di aggiornamento stradale possiede anche i contatti del tuo pc e cellulare. Ti spia ? Un po' sì. Quando passi vicino ad uno dei tuoi contatti Facebook ti avverte, se magari ti approssimi ad un negozio che ti invia newsletter settimanali ti ricorda le offerte. Non basta. Legge il tuo profilo sui social network, studia il tuo blog e i commenti, verifica il tuo traffico sulle community. Studia i tuoi acquisti e i movimenti della carta di credito. Per questo lo puoi sentir pronunciare mentre ti avvicini al supermarket :


prosegui per cinquanta-metri-accosta e parcheggia dopo la-rotonda in Via M. -attenzione disco orario-se prosegui sullo stesso marciapiede-trovi il fioraio-possibile comprare mazzetto di narcisi (in stagione) per Gianna. Consiglio per il prossimo appuntamento acquisto in gioielleria-ottima offerta anelli argento - in Via S. poche centinaia di metri più avanti - STAMPA : Sì () No ()


Gianna era la ragazza del bar in piazza. E' morta sei mesi fa. Una felpa col cappuccio è entrato qualche minuto prima della chiusura e gli ha tagliato la gola. Lei ha lottato un po'. In cassa quel giorno c'erano 127,66€. La felpa col cappuccio aveva un trincetto, roba analogica. Ho continuato per un po' a comprare un mazzetto di fiori per appoggiarlo sul bancone, poi i nuovi proprietari mi hanno chiesto di non farlo più, gentilemente. Allora li appoggiavo sul pilone della luce fuori dal bar, dove lei legava la bici. Non c'era niente fra noi, eravamo amici. Qualche uscita fuori, qualche SMS, una ventina di e-mail, l'amicizia su Facebook e su un'altra community. Ma Ecate non lo sa, le sue mille connessioni dicono altro. Certi aggiornamenti non gli arrivano proprio, è difficile convincere un logaritmo quando pensa di saperti.



Aperta una terza corsia dentro di te sul tratto dello sterno, gira sul muscolo succlavio ed arriva fino alla scapola in viadotto per salirti in testa attraverso il muscolo splenio del collo. A causa di questi lavori potresti smettere di piangere per qualche giorno, o continuare...

martedì 12 aprile 2011

Portos non c'era 4



Vent'anni dopo non siamo mai riusciti a recitarlo, la maestra diceva che c'erano poche parti per le ragazze e non eravamo bravi abbastanza, ma le nostre recite erano famose in tutta la scuola, direi in tutto il paese.

In tre anni la maestra Lea ci fece organizzare sette spettacoli, alcuni veramente memorabili.

In una Storia delle invasioni barabariche realizzata con burattini giganti capitò che un timido Attila pronunciasse davanti ad un vernacolare papa Leone Magno, di fronte ad una scenografia in rovina quasi postatomica un : "diobono santità ...non mi ricordo più nulla". L'Unno non rase al suolo Roma solo perché non era entrato nella parte. Questa è la storia.

Una nostra versione di Giulietta, bisbetica indomabile che non si voleva fidanzare . La Roby era perfetta per la parte. Soprattutto quando insisteva nel dire che i suoi si erano sposati dopo il terzo bacio sulla bocca. Contando le prove, la generale senza costumi e lo spettacolo...

Romeo, che l'anno prima aveva fatto Papa Leone, già rimpiangeva il celibato.

Un' Isola del tesoro con uno scrigno gigantesco. Per riempirlo una ditta appena fuori dal paese ci dette centinaia di quei bottoni dorati che si mettono sui quei golfini che sono sempre fuori moda, anche da nuovi.

Alla fine dello spettacolo i bambini più piccoli corsero ad aprire lo scrigno.

"Sono solo bottoni!", ci dissero mentre le mani gli si chiudevano di delusione

Eravamo bravissimi. Poi, doblone sopra doblone, spicciolo su spicciolo, siamo cresciuti. Non mi sono mai preoccupato. Sono solo centimetri.


Se non c'era la prima media l'anno dopo Silver sarebbe stato perfetto per fare Athos.

mercoledì 6 aprile 2011

Via Ilaria Alpi

La città era in diluvio quando arrivarono; era la settima volta che sgomberavano, otto volte con quella di V. , ma lì erano rimasti solo un mese. Gli piaceva cambiare casa, gli piaceva sapere che c'era sempre qualcosa che li aspettava, nuove situazioni.

La cosa difficile era ricordarsi le strade, ma, soprattutto per il ragazzo, le strade continuavano a non averlo un nome, non gli piaceva ricordare.

Qualche nome però gli rimaneva, perché il ragazzo girellava sempre un po' prima di rientrare. Il padre non voleva. Tornava verso casa alla sua maniera, faceva un giro a ricciolo come l'iniziale del nome della mamma, poi camminava all'indietro fino a toccare di schiena un ciao o un vaffanculo ragazzino.


Aveva trovato un bellissimo negozio da sposa in Via Ilaria Alpi, aveva letto la storia della giornalista e si era commosso, pensava a quanto era strano, se la immaginava con quei vestiti indosso, gli stavano tutti bene, anche lo strascico lungo. Nella città di S. aveva trovato Via John Lennon che si incontrava con Via Caduti senza Croce, era quasi poetico guardarsi il semaforo sull'incrocio. In una grande città Via De Andrè era un pezzetto di Lungomare in un 'altra minuscola portava in un boschetto di sughere. In un'altra ,orribile, c'era una Via dei Cipressi piantata di pale eoliche, gli alberi avevano le punte piegate come ami che parevano a pescare nuvole appena smetteva il vento.

Una volta aveva visto un negozio di fucili in Via della pace Mondiale, in una piccola città di montagna c'era un elettricista con la bottega in Via della Resistenza. Si ricordava pure di una Via Ognissanti piena di prostitute. Ce n'era una con la croce incastrata tra le poppe e quando i clienti si avvicinavano le strizzava fino a farlo scomparire, quando il cristo usciva di nuovo dal solco alla luce pareva soffrire meno la Passione.

Poi moriva qualcuno, quasi sempre una donna. Il padre ritagliava articoli di giornale e li metteva dentro la cartelletta verde con l'elastico.

"Per l'uomo è tutto più difficile, ricordati che le donne sono tutte passere fredde", diceva l'uomo prima di ubriacarsi. Si ricominciava con gli scatoloni e il pennarello nero punta grossa.


Stavolta gli dispiaceva andarsene perché la strada dove avevano vissuto era magica. All'inzio c'era un un vecchio cartello di STRADA SENZA USCITA. Il ragazzo l'aveva tolto perché un'uscita c'era, la vedeva e non serviva solo a scapparci. Bastava poco, qualcuno che ti salutava quando tornavi, per esempio. Allora ne misero uno nuovo : STRADA SENZA SFONDO, ma il ragazzo lo levò di mezzo la notte seguente per fare lo sfondo. Un campo di grano in fondo alla via, dopo più tardi si presentarono dei papaveri a riempire le righe disordinate delle spighe. Aveva arruolato una luna di riserva, in caso di fine del mondo anticipata, ci potevamo sempre contare. Guardò sullo stradario, ora stavano scappando attraverso Tavola 14, da A5 a B4 per arrivare a Tavola 5. Da lì in poi avrebbe smesso di voltarsi e sarebbe affondato sul sedile.

A parte lui tutte le cose avevano un nome o se l'erano inventato.

lunedì 4 aprile 2011

personaggi letterari


Quello dovrebbe stare dentro un libro. Mi è capitato tante volte di pensarlo mentre ascoltavo la storia di un parente, quando ho guardato le rughe di un amico, quando mi ricordo di te.

C'era una mia bis-bis cugina che la chiamavano "la Saltacancelli", era scappata di casa giovanissima per sposare un trapezista di un piccolo circo finto-americano. Dico finto-americano perché le bandiere sui cartelloni avevano tutte 54 stelle (sei file da 9 stelle). La famiglia l'aveva subito ripudiata, ma lei continuava a mandare lettere accorate e piangenti dall'Europa. Quando la sorella si sposò inviò addirittura un regalo : una bellissima confezione di coltelli. Belli certo, ma non affettavano nemmeno le banane. Si scoprì poi, con sommo scandalo, che erano "coltelli da lancio". I quali avrebbero assolto degnamente il loro compito quando la Luigina beccò il marito a cavalcioni della Pasticcera. Fu così che la crema chantilly fu bandita per dieci anni dal pranzo della domenica. Il mio bis-bis zio chiamò quel periodo: gli anni lusitani, perché mangiavano solo dolci al cucchiaio tipo crem caramel e latte portoghese. Personaggi così ti aspetti che poi ritornino dentro i romanzi in quel posto segreto da dove escono, in quella zona franca che sta fra pagina 101 e pagina 111 e, per i racconti brevi, tra pagina 8 e pagina 11. Succede


Una volta, in vacanza, ne ho conosciuto uno di quelli che sembrano addirittura strisciare fuori dal bianco della pagina; era uno di quei personaggi talemente forti che raddrizzano quell'orecchia che fai sul libro per non perdere il segno. Aveva una roulotte sgangherata che riusciva a trainare con una 128 color verdolino acqua non potabile e passava l'estate in campeggi lontani dal mare. Raccontava di essere un Commendatore "Ordine al merito della Scimmia". L'onoreficienza era stata assegnata a seguito di una strana scoperta medica, probabilmente un vaccino, ricavato da un batterio moribondo che si nascondeva solo nel cervello del babbuino Cinerario della Tanzania. A starlo a sentire aveva salvato l'umanità da chissà quale catastrofe, a giudicare dalle foto che mostravano piramidi di cadaveri di cercopitechi pareva altro.

"Non cercatelo sulle enciclopedie, il babbuino Cinerario non esiste più ... Colpa dell'inquinamento.", ci disse una sera sulla veranda della roultotte.

Ma non era per questo che lo facevi entrare dentro un libro. Il cacciatore di babbuini aveva un cane di nome Rusty (come il ragazzino di Rin tin tin) che mangiava solo scatolette, ne avevano centinaia dentro la roulotte e tutte di marche diverse.

Ogni volta era un piacere assistere a quella specie di cerimonia. Il padrone del cane apriva la scatoletta, se ne versava un poco sul piatto e lo assaggiava. Dopo aver ben masticato commentava come un critico gourmet assegnando due stelle per la carne grassa, tre se il sapore lo convinceva e quattro stelle se meritava un nuovo acquisto. Una volta l'ho visto mangiare una cinque stelle per intero. Meglio di quelle pe' cristiani.

Ma non era nemmeno per questo che meritava di scappare dal romanzo.

Era bellissimo osservare il cane durante tutta la liturgia dell'assaggio. La fedeltà non si abitua proprio a tutto.

Il cane, ogni volta, tutte le sere che succedeva, ci rimaneva malissimo.