lunedì 31 gennaio 2011

Sfidanti (2)

quella chiesa di pietra si scaldava solo col coro dei ragazzi


"Padre sto per fare una cosa tremenda..."
"Toni, non ti preoccupare sono qui per ascoltarti"
"Mi cerca, dio mi cerca e mi chiede questa cosa e io gli dico : lo posso fare..."
"A volte pensiamo di parlare con il Signore e invece..."
"...ma io non l'ho cercato, Lui annuisce, sa che quello che mi chiede lo posso fare."
"Da quanto parli con Dio?"
"non ci parlo, Lui capisce che lo voglio fare e non parla, forse mi dirà qualcosa dopo tipo, bravo Toni ora hai fatto quello che volevo, Io non mi sporco più per queste cose."
"Dio è misericordioso Toni, vorrà metterti alla prova"
"... ha una faccia cattiva Padre, aspetta sia da solo per guardarmi, poi mi stringe i polsi, ma non dice niente"
"Prendi ancora le medicine Toni?"
"Sempre Padre, prima di andare a letto, ma Lui entra nei sogni non ha nemmeno bisogno di venire alle spalle, sa che questa cosa la posso fare solo io. Solo io sono rimasto per farla"
"Porterà dolore questa richiesta?"
"Dolore, tanto dolore, ma qualcuno smetterà di piangere subito dopo. Lui sa che questo dolore ci vuole perché non è possibile continuare. Poi i dolori respireranno di nuovo e lui mi parlerà, mi dirà Toni...
"Non seguire questo istinto Toni, cerca nella preghiera la risposta a questo dolore, questo dolore non dovrà essere vano"
"... bravo Toni mi dirà è questa la risposta al dolore, il vino deve tornare sangue per purificarci tutti."
"Dio è sacrificio Toni, Dio è l'agnello, come pensi che possa chiederti un sacrificio ?"
"... non devo uccidere l'agnello, non devo uccidere il lupo, non devo toccare nemmeno il diavolo, devo coprire il pozzo dove vanno a bere tutti insieme."
"Il dottore sa di questa cosa?"
"Il dottore ha cambiato la terapia, ma Lui mi fa sentire che non ho bisogno, che posso prendere la boccetta intera e non succede nulla. Lui mi tocca e mi sveglio."
"Ho paura per te Toni, sai che questa cosa non riguarda solo il tuo aldilà, rovinerà il tuo futuro."
"... il mio futuro è qui dentro Padre, è la nostra voce, se non lo faccio la nostra voce non arriva al cielo, basta una nuvola che non la sfondiamo e nessuno in questo posto di merda guarda più in cielo..."
"Calmati Toni"
"... in questo paese Padre venivano dal paradiso in gita turistica, anche solo per respirare, sopportavano perfino la dimostrazione delle pentole Padre... la fede era un piccolo omaggio per tutti a fine viaggio."
"Ora stai dicendo cose senza capo né coda, smettila!"
"... poi è arrivato lei Padre e ha rovinato tutto"
"Non è vero Toni è una cosa che ho già spiegato e che non intendo ..."
"scappano tutti padre fuori che quelli che devono"
"Non lo dire Toni, passerà presto anche questa......"

Lo sparo illuminò il confessionale, il sangue schizzò sulle pareti e gocciolò sui piccoli fori della griglia, chiudendola.

"Uscite di lì" urlò Toni verso l'altare

Due ragazzini in mutande scapparono fuori dalle panche di fronte all'altare. Nudi, sulle mutande erano disegnati dei gattini che facevano il girotondo. A lui piacevano così. Avevano una pelle d'oca che ci si poteva disegnare col carboncino e due occhi azzurri e spenti, spenti che non basta stringere e si riaccendo. A lui piacevano così all'inizio, per un po'.

"Oggi niente prove di canto"

Intanto gli passa due tute da ginnastica nuove, col baffo, roba di marca, roba cara. All'inferno puoi andarci coi vestiti smessi di qualcun'altro con le macchie in quel posto lì. Dove andiamo ora, no.

c'eradell'altro

giovedì 27 gennaio 2011

Fate (2)



Come fate a non ricordarlo ? E' stato quel giorno che hanno distrutto tutti i distributori automatici : sigarette, preservativi, cartine, fiori di plastica, caramelle, film porno, riviste di moda (meno quelle con i vestiti da sposa), libri proibiti e gelati all'amarena.

Erano quel gruppo di fanatici con lo zucchetto rosso in capo, avevano una striscia di pelle che gli stringeva i polsi e se la bagnavano tutti i giorni; non avevano tatuaggi.
Come fate a non ricordarlo ?
A. doveva comprare i preservativi quella sera e si era già fatto una ventina di chilometri quando arrivò al distributore in piazza A.
Di guardia alla macchinetta stava un travestito con le spalle enormi. Sembrava uscito dal Rocky Horror Picture Show. Era uno di quelli che si faceva la barba tutte le mattine, ma i suoi ormoni non facevano un giorno di cassa integrazione dalla scuole medie. Portava una parrucca scura di quel nero improbabile che aveva un nome lungo come un codice fiscale.

Testa bassa, soldi precisi. Testa bassa senza ridere.
Il pacchetto non scende. A. comincia timidamente a colpire di lato poi sempre più rabbioso, ma non esce niente.
Il travestito allora colpisce con forza in un punto preciso, quel lato cieco che hanno tutte le macchinette automatiche. E' quel punto che assomiglia al ginocchio di un bambino visto da dietro, cercatelo, è appena dietro una serratura.
A. si guarda intorno, poi mette la mano nella fessura.
...
"... non è possibile!"
"Che succede bello, ti ho fatto vincere, no ?"
"...ma è uscito un ovetto della Kinder !!!" urla disperato A. guardando la stagnola colorata.
"Cazzo, sarà uscita la nuova collezione delle KAMASUTRALETUTTE..."
" ...e ora che gli racconto a quella ..."
"Bellezza, con me è tutta una sorpresa"
"...scherzi, ma quella ora non solo non me la dà, ma si incazza..."
"Speriamo che dentro ci sia uno di quelle cosine da montare..."
"... meglio una delle KAMASUTRALETUTTE, non sono così bravo a montare" ride A.
"Eddai, dopottutto è sempre più latte e meno cacao!"
"... porca troia, qui intorno le hanno disfatte tutte le macchinette..."
"Ragazzino, non ti sembra che porca troia sia un po' forte, dopotutto sono una ragazza anch'io!"
"... scusami..."
"O porca, o troia sennò la tariffa sale, mica sono quella all'angolo che fa cinquantaboccaedietro!"
"...chissà come fa..."
"Potere della lingua ........"

Ridono.

La ragazza dai bracci belli e la pelle dura prende l'ovetto e tira fuori un preservativo; uno scambio alla pari.

"... e se mi venisse la seconda ?"
"Vacci piano ragazzino perché da me vengono certi camionisti che partono con la terza"
"... grazie..."

Lo guarda mentre si allontanava e montava su quella stupida macchina arancione.
Un topo dal pelo marrone con le méches (peròforse son colpi di sole) costeggiava il marciapiede.
E' uno di quelli nuovi, quelli non sono buoni a tirare la carrozze.


c'eraunavolta

lunedì 24 gennaio 2011

Spara per me



Mi ricordo ancora quando il babbo mi regalò la mia prima carabina. Era una carabina di precisione, col mirino. A trecento metri puntando un passero potevi scegliere se colpirlo sulla zampa destra o sulla zampa sinistra. A trecento metri potevi ancora scegliere. Oltre i trecento ti bastava sapere che sarebbe morto.

Me l'ha chiesto pregando : Spara per me.

Il dottore dice sempre che sono fatto male, ma io ho questo difetto; non so se durerà per sempre.
Metto i ricordi piccoli che non importa a nessuno in un posto grande che ho nella testa, mentre i ricordi importanti (quelli che tutti dicono sono per la mia vita) in un posto piccolo. Quelli poi cominciano a far male e comincio a pensare male di tutti.

Spara per me, amore.
E' una pistola col puntatore laser questa. E' addirittura più facile.
Le vedo rotolare. Perchè quando colpisci è il baricentro dell'anima il primo che le fa crollare. Rotoli quando ti colpisco precisa in quel punto. Rotoli che se la terra girasse come dovrebbe mi arriverebbero ai piedi. Non c'è scampo. Non illudetevi.

Spara per me. Sei stato magnifico amore.
Mentre lo dice mi sorride e abbraccia quel gigantesco cane di peluche che la ragazza ha slegato dalla giostra.
Complimenti ha vinto! - mi dice da dietro il bancone coi bersagli : 100 su 100 !

Ora è tutto vuoto di fronte a me, nemmeno un palloncino o un gessetto e quelle stronze di lattine sembrano tutte morte. Ma le vedo, io le vedo che per qualcuna non è vero.
Conosco il loro punto d'equilibrio, lo vedo da come rotolano, lo vedo che ridono dagli strappi. Vanno precise dentro un posto piccolo.

mercoledì 19 gennaio 2011

La mia prima guerra fredda (II)



Il Sergente Costantino quel pomeriggio era in attesa di un segno. Era fatto così, secondo lui c'era sempre da interpretare qualcosa, dal bottone di madreperla trovato in camerata fino al basco storto del Colonello durante l'alzabandiera : erano tutti presagi.
Quella sera i presagi erano tutti negativi. Durante la marcia aveva perso il passo, a pranzo aveva macchiato la tovaglia di vino e aveva trovato un calzino rosa nel sacco della lavanderia. I segnali preconizzavano una sola cosa : esercitazione notturna col Maggiore Salmerini.
Aveva ragione lui ! Puntuale alle ore diciassetteezerozero il Maggiore Salmerini si presentava con l'ordine di servizio per quella sera :

esercitazione notturna con simulazione di attacco nemico da parte della terzaarmataungherese che, sfondando la difesa di primo livello, occupa la Valledel Natisone...

Il nostro compito era semplice:

impedire un ulteriore sfondamento, difesa a tempo indeterminato, respingere il nemico fino alle posizioni originarie.

Quella notte io e il Sergente dovevamo :
1) Libearare un simulacro di cannone da 106 mm (non era un cannone vero) nascosto in un casottino ANAS presso la SS ...
2) Il simulacro doveva essere mimetizzato in modo ineccepile
3) Attesa della colonna di camion della terzaarmataungherese liberamente interpretata da due camion CM52 (sigla che nascondeva, male, l'anno di immatricolazione) e guidata personalmente dal Maggiore stesso
3)Attivazione (simulata) di un conflitto
4) Brifing, conclusioni finali e messa in sicurezza del simulacro.

Perché il Friuli era così : montagne lardellate di cannoni, bunker sotterranei che sembravano bunker sotterranei quando li vedevi in tralice e armi nascoste (o simulacri) in posti che parevano civili.
Leggemmo la mappa che ci avrebbe portato al punto X dove era nascosto il cannone da 106mm. Conoscevamo benissimo la zona, avevamo visto quel finto casottino dell'ANAS migliaia di volte.

Quando arrivammo sul posto ecco la prima grana, la porta non si apriva. Ci hanno dato la chiave sbagliata. Il Sergente si incazzò poi tagliò con le trochesi il lucchetto, maledicendo tutto l'esercito medaglie d'oro al valore comprese.
Quando guardammo dentro la sorpresa fu ancora piùsconvolgente. Il casottino dell'ANAS era pieno di cartelli stradali e transenne. Avevamo trovato l'unico magazzino dell'ANAS di tutto il Friuli Venezia Giulia. Bravi però, non era facile. Era più facile trovare il bunker.
E ora che si fa ?

Durante una normale esercitazione la cosa da fare era avvertire via radio il comando e ritardare le operazioni. Con il Maggiore Salmerini tutto questo non era possibile. Il suo credo era : assertivi ...

Pertanto, con lo sparuto gruppo di soldati che il Maggiore ci aveva messo a disposizione, tirammo fuori dal magazzino le transenne, la segnaletica utile e occupammo la carreggiata dove tra un'ora sarebbe comparsa la terzaarmataungherese guidata dal nostro superiore, il rommel di Polignano a mare.

Una volta sistemata la sengnaletica mettiamo in sicurezza il magazzino ANAS e ci dirigiamo verso il bunker.
Una volta occupata la posizione e reso mimetico il cannone finto con un make up di frasche attendiamo il nemico. Passano due ore, due ore e mezzo, tre ore e un pezzetto.

"Condor a Pellicano dove siete ?" gracchio alla radio.
"Condor aspettateci, abbiamo trovato una deviazione ed ora stiamo procedendo al vostro aggiramento passando da Gorizia."
"Ora dove siete Pellicano?"
"Cazzo Condor! Siamo in citta Viale F. fermi al semaforo !"

Peccato non ci fosse Wikileaks nel 1985. Il 1985 era stato un inverno terribile, ma come tutti i grandi generali portava una divisa perfetta.

lunedì 17 gennaio 2011

trezeguet (treseghè)


All'inizio pensavo fosse uno storno, non un passero. Temerario, coraggioso fino alla sfrontatezza come solo gli animali che stanno in gruppo sanno fare. Invece era un passero single. Un ploceide senza famiglia, misantropo e dispettoso. Matilde appena lo vide non lo riconobbe.
"E' l'uccellino di delpiero!"
Bambine... non potevamo certo chiamarlo delpiero.

Appena arrivato fece il nido dentro la caldaia. Cacava quotidianamente sulle lenzuola stese, con preferenza su quelle bianche. Se sbriciolavi una fetta biscottata sul davanzale potevi star sicuro che lì rimaneva. Se spezzettavi una macina del mulino bianco o qualche grasso biscotto al burro ti saltellava in casa per ringraziare.
Non potevamo battezzarlo delpiero. Il capitano della Juve è generoso, altruista, un mago negli assist, leale, prezioso uomo squadra.

L'abbiamo chiamato treseghé (Trezeguet). Treseghé, l'attacante opportunista da area di rigore, spietato, calcolatore e trasformista.
Treseghé aspettava sopra la sua mattonella la quotidiana porzione di biscotti sbriciolati. Aveva una dieta diversa dai suoi simili abituati a frutta e insetti, se ne sbatteva di essere utile all'agricoltura.
Una volta sfrattato dalla caldaia non sapevamo più dove dormiva, ma tutte le mattine, dieci minuti dopo aver alzato l'avvolgibile di cucina, treseghé arrivava saltellando dalla sua mattonella. Dopo aver mangiato andava al gabinetto su una mattonella vicina o la faceva sulla tovaglia bianca a fiori.

Dopo la nevicata di un mese fa però non l'abbiamo più visto. Pensavo si fosse corrotto ai dietetici con la soia visto che le briciole non le toccava da almento tre giorni.
"E' migrato" - cercavo di spiegare alle bambine. Mi sono inventato una vita nuova al sud con pellicani murigno e rondoni maradonas. Perchè un passero come treseghé poteva pure migrare, lui se ne frega delle convenzioni.

Qualche giorno fa frugando nell'armadietto in terrazza l'ho visto. Era morto fra una latta di acquaragia e un bidone di tempera antimuffa. Gli uccelli pesano niente, meno di questa proposizione, meno del verbo volare.
L'ho avvolto in un pezzo di lenzuolo bianco che usavamo come straccio (per colpa sua). Ho chiamato tutti i bambini del palazzo ed abbiamo organizzato il funerale.
Ho cercato la figurina Panini di treseghé per metterla sopra la piccola fossa che abbiamo scavato nel giardino di fronte.
Non l''ho trovata, ma treseghé non gioca più nella juve ? Tra le figurine dei gobbi juventini che abbiamo trovato non c'era. Nessuno gli somigliava. Alla fine abbiamo trovato solo legrottaglie e amaurì e abbiamo scelto il primo perché aveva una bella faccia da funerale.

I bambini intanto sbadigliavano tristi durante la cerimonia ingoiando piccoli pezzi di cielo che non si incastravano più.
Non tornavano col cielo che c'era prima.

mercoledì 12 gennaio 2011

uno zombie degli anni '90 II


Quando li sogna pensano solo a rimbrottarlo. I suoi genitori quando gli compaiono in sogno non pensano a numeri e ruote, non vogliono farsi interpretare. Hanno quella faccia col fondo in pavè che non restaurano mai dopo le manifestazioni, hanno facce che non riconosci, hanno la faccia come giacche con la toppa. Hanno una faccia sola quando parlano.

non ci vieni mai a trovare

Solo questo, poi si allontanano in qualche angolo morbido che solo nei sogni.
Eppure gli tornano in mente, con cadenza precisa, tutti i giorni, sembra impossibile gli parlino in quella maniera. Erano sempre così discreti.

Il babbo non lo aveva mai sentito parlar male di qualcuno. Quando passava uno dei vicini vestito da schifo commentava, leggero, con il respiro di riserva. Perchè l'asma prima di aggravarsi lo concedeva ancora.

quello sta' meglio gnudo che vestito a festa

La mamma gli ultimi anni non apparecchiava più. Si mangiava la zuppa direttamente dalla pentola e beveva a boccia senza bicchiere. Per riempire il sacchetto della nettezza ci voleva una settimana. Buttava giù per fotosintesi.

Li amava, ma come si fa a farsi ottanta chilometri per portare due fiori ? Come si fa a tornare in quel paese collegato solo due volte. Una strada polverosa asfaltata ai tempi di Amintore Fanfani e il tubo. Quel tubo collegato ai piccoli laghi, succhiati da quella cannuccia per rifornire d'acqua buona il capoluogo.

perché in città è dura

E' partito troppo tardi, l'autostrada era già ingolfata. Quando si è presentato al cancello del cimitero c'era già un po' di luna.

quella tarda con le cosce di fuori

Mauro in divisa da vigile al cancello non lo riconosce. Se lo ricorda bene com'era da ragazzino. Sembrava il più scemo del paese, ma quel concorso alla fine è riuscito a vincerlo. Per dire che era un po' tonto il padre diceva solo :

quello si innamora tutti i giorni

Ha una faccia da matchpoint appena perso e il suo turno non è ancora finito.
Camminando tra i vialetti (è diventato grande questo camposanto) non riesce a trovarli, non erano vicini alle cappelle?
Appena sente la campanella di chiusura è preso dal panico, non vuole rimanere chiuso lì dentro. Prende il mazzetto dei fiori e lo spinge forte dentro il primo vaso che trova. Tornerà un altro giorno, lo perdoneranno dopo tutta quella strada.

Poi vede la foto, la riconosce. Il primo appuntamento, il primo bacio, il primo amore. Non si scorda il primo amore anche quando lo suoni male.
Ci sono due date, i numeri sono troppo vicini che confondono, e la foto, nient'altro. Troppo dolore, troppo marmo, troppo freddo quell'estate. Dimenticare diventa una necessità come un televisore in camera da letto.

sei bravo in matematica perché non mi dai una mano?

Gli angoli di quel sorriso.
I miei facevano finta di far tardi dal lavoro, tutte le sere. Ruffiani. Non è bastato.
Ha ragione il babbo, come sempre.

quella è un angolo troppo acuto per te non ci arrivate a tressessanta

venerdì 7 gennaio 2011

ai quattro angoli del cuore




Succhiarsi il sangue e poi sbarcare
come un marines sopra il tuo cuore


L'avrò ripetuto mille volte al proprietario : quella casa non si può vendere con la gente dentro !
Non lo capirà mai, ma come fai a vendere un appartamento così brutto, così periferico, così tuttodarifare con dentro un gruppo di studentesse in affitto ? Quelle appena entra qualche compratore mi guardano ed io sento dentro di me la voce che dice : fammi andar via...
I due appuntamenti di oggi sembrano saltati, è tardi e non è ancora arrivato nessuno. Mi sento sollevato mentre il cielo sbiadiva dietro le gru. Certo hanno ragione all'agenzia : un agente cazzuto l'avrebbe già venduto l'appartamento.

Dio che ho ? La testa mi fa male; è meglio che mi faccia vedere dalle ragazze per rassicurarle.
Eccole lì, come al solito, c'è quella che lava i piatti e asciuga il viso, piccole regine fra statue di eroi e di operai, pezzi, d'auto, spade antiche e qualdri falsi che quel coglione del propietario non ha mai tolto di mezzo. Non bastasse tutto il resto a renderla invendibile questa cazzo di casa. Un agente immobiliare veramente cazzuto non accetterebbe una vendita del genere.

Mi sono dimenticato una cosa importante : il poster. Le ragazze sono pure fans assatanate di Baglioni. Il poster campeggia sulla parete più grande, autografato da Claudio : una vera reliquia, altro che l'anulare di San Bartolomeo della chiesa di fronte.

Stasera sembra ci sia una cerimonia, daventi al poster, una lunga fila di candele rosse sembrabno piccole giostre con tanta luce. Ho aperto con le mie chiavi, non mi hanno sentito. Mi sento un po' in colpa ad averle prese di sorpresa
Le saluto scusandomi.
Tutto bene mi rassicurano.
"E tu come stai?" ,mi fa Lia mentre corre in cucina con qualcosa in grembo. Lo sguardo mi cade sul muro che è fitto di scritte minuscole. L'inchiostro sembra ancora fresco e guardandolo da vicino non sembra nemmeno inchiostro perché si formano delle piccole croste sulla pancia delle vocali. Ora mi sento veramente inquieto. Mi guardano con occhi che tirano sassi.

I muri della stanza sono tutti vergati con quella calligrafia graffiata, da quella scritta :

Si7 perché domani sia migliore perché domani tu
Si7 perché domani sia migliore perchè domani tu
Si7 perché domani sia migliore perché domani tu

Porca puttana, non ho mai capito niente ! Eccole circondarmi con dei sorrisi accuminati; la mia testa invece continua a rimbombarmi come ad Agosto grilli e stelle. Sono veramente fregato. Non riesco a pensare.
Mi accorgo di Lia quando è già alle mie spalle. Sento le sue labbra sul collo e un rivolo di sangue che raggiunge il maglione...
Non la prenderò mai la provvigione su questo cazzo di trilocale.

Improvvisamente la sento irrigidirsi, le altre si tengono la pancia dolenti. Qualcuna striscia in bagno presa dalle convulsioni, un'altra si spoglia lentamente un bottone poi l'altro. Approfitto del momento per gettarmi sulla porta, la maniglia scivola dalle mani sudate, ma la paura stavolta mi guida bene. Sulla via di casa mia.

Il cellulare vibra ancora.

La suoneria, ora mi torna in mente. Guardo il display con riconoscenza. Quella santa donna di mia sorella con la passione per la musica classica...
Trilla ancora, ma non rispondo. Lascio correre tutte le note, le lascio attraversare la strada.
Concerto per violino e orchestra Op. 64 di Felix Mendelssohn Bartholdy

Salvo, felice e vivo. Non mi accorgo nemmeno di quel'azzurro scalzo in cielo.
L'agenzia di viaggi Tunisia in fondo dall'altra parte della strada offre una vacanza a Monastir a soli 125€ a testa per una settimana.
Andare lontano non basta.