mercoledì 29 settembre 2010

SPIGO


"Ti chiami Mirko con la cappa ?"
"No, con la ci"
"Che nome pissero..."

Dopo venti minuti che lo rincorrono, si vede che non ce la fa più, scarta di lato verso i campini per non farsi prendere, ma finisce coi ginocchi per terra.

"Spigo!" urlò con l'utimo filo di fiatone.

Tutti e tre i ragazzini avevano le mani sui fianchi; sputando aria gonfiavano la riserva di un piccolo cielo.

Spigo, se chiami spigo ci si ferma...

La lavatrice della nonna smise di centrifugare, il cane di Giulio non abbaiava, un incrocio bloccato, un buldozer si è fermato davanti ad una casa, una frana ha smesso di scivolare, un conto alla rovescia non schicca più un numero, un missile perde il contatto col bersaglio, uno schiaffo andato a vuoto, il centravanti non salta, un uomo pensa di fronte al filo spinato, una mina schivata, uno scoppio muto, una stella si accende con l'interruttore di casa, un cuore parcheggia con una manovra sola, una preghiera interrotta e dio aspetta,un bacio da guinness e dio aspetta, la luna sembra una palla murata a pallavolo , silenzio, pace vera...

"... perché hai chiamato lo spigo?"

"... dove ti fa male mirchino ?"


Un cazzotto forte sul braccio e il pallone tirato contro la pancia.

L'acuto canto della lavatrice, il cane che ringhia , il salto del filo spinato, due labbra e l'auto blindata si è venuta a prendere dio.

Ci sono dolori che tornano sempre.
Ci sono comete che non passano più.

lunedì 27 settembre 2010

Solo gli occhi


Ci sono occhi che sono paesi stranieri se li vedi su certe facce. Ci sono occhi che hanno una bandiera di colore diverso da quella che ti sventola pochi centimetri più in alto.
Fanno una guerra diversa.

Il nonno aveva dormito per anni in un garage.
Quando lo ricoverarono in ospedale rimanemmo choccati dalla notizia. Non aveva un documento valido, ci disse che tutta la sua vita era stipata lì.
Il nonno Adorno era un legnotorto, meritava bruciarlo, perché non serviva.
L'amministratore di quel condominio non vedeva l'ora di liberarsene e ci chiamò immediatamente per sgomeberare il fondo.
C'erano tre lucchetti per chiudere il bandone e sette chiavi nel mazzo : quello era il suo antifurto.

Era come entrare nel garage di D'Annunzio. Una vecchia rete era appoggiata al muro dove partiva una enorme testata di metallo a forma di pavone. Le penne (vere!) erano incastonate nella scultura. Accanto c'erano tre bici da corsa incastrate in un portabici da muro. Su una c'era scritto : "Battaglin - giro d'Italia 1981"
Dall'altra parte erano inchiodate tre cornamuse e due kilt (disegno clan Mc Kenzie)
Lo zio mi guardò fisso, spaventatissimo.

"No, non è andato in ospedale con la sottana"- lo rassicurai.

C'erano scatole e scatoline di legno ancora da aprire. Il comodino era un budda di giada con un braccio alzato. Sulle dita verdi tre tanga maculati appoggiati come fionde.
Aprì la prima scatola che trovai vicino al letto. Dentro rotolarono una decina di anelli.
Alessandra - 11 Marzo 1983 ; Giuliana 25 Ottobre 1977; Sabrina 29 Novembre 1982 ; Chiara 12 Dicembre 1983.

"Sono fedi nuziali!" disse lo Zio prendendole in mano. "Che cazzo ci faceva con tutti questi anelli?"
"Forse qualche asta" provai...

Cominciammo a caricare la roba sul furgone. C'era una altissima scultura lignea di San Girolamo con un libretto in mano. Il libretto però era vero e dentro c'erano le altre storie.
Filipponi - 200 + 400 + 600
Carlino - 200 + 400 + saldato con oro
Sassone - 200 + 400 + saldato oro
Daddi - 200 + 400

"Allora prestava i soldi a strozzo !"
"E non urlare che siamo in cortile!"
Ecco perché tutti quegli anelli. Ecco perché dentro altre scatoline c'erano orologi, piccole cornici senza foto, madonnine senza collana.

Ora il garage era vuoto. Rimaneva il segno di tutte quelle cose che erano state per anni appoggiate al muro. Pareva di vedere le montagne di un pianeta da scoprire. Un posto dove mandarci delle sonde speciali, un posto dove fa solo freddo.

Quando naque Matilde in nursery i parenti cominciarono a dividersi gli organi, come succede tutte le volte. Il naso è tutto della nostra famiglia e che piedi lunghi ...

La mamma mi si avvicina e timida mi chiede : "Che occhi azzurri ! Da chi li ha presi ?".

"Mamma, ma il nonno Adorno aveva gli occhi azzurri !"

"Vero!, Hai ragione.."

Mi guarda ancora strusciando il palmo della mano su una guancia.

"Speriamo non abbia preso altro !"

giovedì 23 settembre 2010

Il kiwi dell'antenato



Le tradizioni si possono interrompere. Il nonno di tuo nonno si chiamava Artidoro, poi sono venuti Arduino, Amleto ed io. Antonio.
Le mie figlie però non hanno la "A" nell'iniziale nel nome.
Dicono che non porta bene, ma penso che la sfortuna conosca sempre una scorciaotia per raggiungerti, è inutile sviarla.

Emma deve portare a scuola il nostro albero genealogico e siamo qui a ricostruire la nostra storia.

Il nonno di tuo nonno si chiamava Artidoro e di lui sappiamo pochissimo. Non si sa che lavoro facesse, nemmeno l'indirizzo preciso. Si sa che conosceva ogni tipo di pianta, faceva degli impiastri curativi per ogni tipo di dolore.
Raccontava che suo padre era stato il gran ciambellano di Giangastone de' Medici, l'ultimo Granduca di Toscana. Siamo nati a corte, peccato che Giangastone non fosse un gran trombatore e il suo albero è finito lì.

Di sicuro Artidoro non ha mai mangiato un kiwi.

Non ci va di fare un albero genealogico. Quegli alberi lì hanno una forma gerarchica che non ci piace, non ci piacciono i rami secchi. Gli alberi genealogici hanno sempre poche foglie.

Faremo un orto genealogico. Ci piace il rapporto con la terra che avevano i nostri parenti, ci piace vederli piantati nel nostro disegno.

La nonna Fanni ? Un cespuglio di rovi nell'angolo, vicino al muretto.
La nonna Maura un filare di pomodori generosa, solare. Il noce del nonno Carlo lo mettiamo vicino a lei, ma non per l'ombra. Le patate del nonno Amleto buone in tutti i modi : fritte, lesse. sotto la brace. Come si chiamava quello zio ? A lui gli tocca il pero. Un pero bassino che fa i frutti ogni due anni. La cipolla tocca alla nonna Armida mentre il castagno del nonno Guido è al centro. In un orto genealogico non c'è bisogno di continuità, si può tenerli lontani i parenti che non si sopportano. Magari dura tutto di più...

E noi ? Il nostro rapporto con la terra non è così diretto.

Bisogna usare la poesia Emma. Non siamo nipoti di contadini. Strappiamo buste di plastica per cucinare. Compriamo ciliegie cilene e funghi serbi.

Fammi fare il rosmarino Emma, roba semplice che aggiunge profumo. A te che mi sopporti tutti i giorni : la salvia, così ti tocca starmi accanto. A te ti sfogliano con attenzione, a me mi strappano.
Emma si prende un iris o giaggiolo e si lascia l'angolo più bello. Tua sorella è un bel papavero, a mazzi sembrano il cuore dell'orto.

Il nonno di tuo nonno si chiamava Artidoro e non ha mai mangiato un kiwi.
Se l'avesse mangiato, l'avrebbe fatto col pane.

lunedì 20 settembre 2010

Spazio disponibile


Il babbo mi diceva sempre di stare attento a prendere il sole quando i mesi avevano l'erre : "I mesi con l'erre prendono alla testa !"

Il mare di Settembre ha già sapore di fumo, ma non fa paura.

Sulla strada che ci porta al mare una giovanissima prostituta africana si ripara sotto un ombrello a spicchi. Si nasconde dietro un ombrello a spicchi bianchi.
Si ferma un grosso camion. Sulla fiancata una pubblicità con una modella nuda che si allunga sul parquet : Il calore di casa tua. La scritta è quasi un tatuaggio sul culo.

Niente si vende bene come una volta.

Al mercato un Vucumprà con la maglia di del piero, correndo. mi scarta sulla destra, un altro con la maglia dell'inter (ibrahimovic!) corre con il borsone davanti al suono di un fischietto.

Rimane per strada un portafoglio tarocco, aperto come una bocca aperta sul cielo.

E' falso anche questo cielo che non ha spiccioli per nessuno. Per un cielo vero si può scaricare un'app al costo di 0,99 centesimi.
Ci sono comprese due scie d'areoplano. Una ti porta lontano.

Il sole di Ottobre ha l'erre moscia.

venerdì 10 settembre 2010

Strega




La signora Bruna viveva in quel seminterrato da sempre. L'amministratore dice che il palazzo lo hanno appoggiato sopra. Lei c'era già.
Una volta comparve alla nostra porta di notte. Piangevo consecutivamente da due giorni.

"Posso vederlo?" - disse senza salutare.
Una volta di fronte alla culla si girò verso il babbo.

"La vede la spallina destra è più alta ?"
Tirò a sè il mio piccolo braccio e smisi di urlare.
Due medici del pronto soccorso qualche ora prima avevano parlato di una grossa bizza.
La mamma di Ale diceva che quando usciva da casa sua la suocera cominciava a vomitare gomitoli di lana grezza
rossa. Non c'era verso di lavorarla quella lana.

Da grandi avevamo preso l'abitudine, una volta la settimana, di passare da casa sua a bere qualcosa.
Quella sera portò i bicchieri da liquore stringendoli con le vecchie dita all’interno.
"Senta Bruna, che ci farebbe invece un caffè ?"
"Ma di sicuro ragazzi !"
"E' andata bene" - bisibigliò Gigi.

Le tazzine sembravano pulite ma l'aroma del caffè non arrivava al naso.

Ci toccava, si doveva bere.
Gigi fece una faccia rossa, si piegò verso il pavimento e cominciò a sputare …
Una piccola chiave rimbalzò fino alle ciabatte della Bruna.
La chiavina dello scrigno!”. Quanto l’ho cercata ! Grazie Gigi

Bruna corse subito nell'altra stanza. Quando tornò aveva una piccola scatola di legno intarsiato.
Aprì lo scrigno di fronte a noi e dentro c’era una bacchetta.
"E’ la bacchetta di un direttore d’orchestra tedesco" - incominciò a raccontare

Non sapevo da che parte ridere, la stanza era così piccola. Pareva mancasse un muro, proprio quello dove si ride di nascosto.
Gigi non capiva, voleva essere offeso, ma l'aveva ringraziato con tanto calore...
Volevamo conoscere la storia.
"Ich bin der Musik, perchè la musica è maschile in tedesco.." – mi diceva. "Lui non la dirigeva la musica, lui era der musik!"

"Peccato fosse così fascista e così ....finocchio, non si combinava nulla"

Stavo pensando che non avevo mai visto nessuno uscire da quella casa, perfino il postino si faceva firmare la posta senza entrare.
Lei continuava a parlare guardando la bacchetta.

"Perché è vero, verissimo; gli estremi si toccano ma non succede nullla se non c'è una donna ad avvicinare i lembi "

mercoledì 8 settembre 2010

Sfidanti

Padre Aldo è uno stronzo. A me non mi ci vede tutti i Venerdì insieme quei doddi che gli stanno dietro per la cresima. Frega un cazzo a me di essere un soldati didDIO.

Oggi quando l'ho interrotto con quella sparata sulle crociate e che il feroce Saladino era meglio dei cristiani che andavano a belare sul santo sepolcro... che gli ebrei son più cazzuti dei cristiani...

...allora s'è incazzato davvero.
Eppoi non voglio cantare.

Ho scommesso con Massi che entro con la bici in chiesa e mi faccio un giro completo tra le panche e magari gli piazzo un bunnyhop sull'altare. Il dio della bmx mi illuminerà la strada tra quello straccione di sanmauro e quell'altro col giglio in mano che ride sempre (sancazzoridi).

A lui gli trema il culo , m mi deve solo tenere la porta aperta, proprio come sta facendo ora.
Entro dentro con un abubaka e mi metto in direzione del corridoio centrale.
La chiesa non è vuota però. Davanti all'altare su due capre di legno c'è una bara bianca.
Porca troia ! Mi tocca fare un 180 veloce ...

C'è una donna che piange abbracciata a Padre Aldo (di spalle è stronzo uguale). Lei mi guarda come se mi conoscesse...
Mi guarda come non mi guarda nessuno a me. Mi guarda, mi sbudella dentro senza far male.
Il prete invece non mi ha visto. Esco e quasi mi entra un x-up bunny hop.

....

"Massi, ma te mi vedi vero?" gli dico appena sono fuori.

"Fatto il bunnyhop?"

"Per un momento mi è sembrato, come in quel film, dove sei morto e non te ne accorgi, dovresti capirlo perché nessuno ti parla direttamente..."

"Sicuro che ci sei in un film, ma sei in quello dove fai l'amico finocchio del protagonista che si dichiara dopo un impresa memorabile!"

"Vaffanculo Massi"

"Vacci te che ce l'hai più duro, lo sapevo che non c'era lo spazio per farlo il bunnyhop!" mi dice mentre mi gira intorno pedalando.

"E' morto un ragazzino di questa zona?" gli chiedo

"Quello con la leucemia non ce l'ha fatta, certo era spacciato sodo. Ti ricordi quello con la testa grossa che andava bene a scuola?"

"No"

"Nemmeno io, ma di sicuro doveva essere un tipo così..."

A volte mi chiedo come faccio ad andare a giro con una testadicazzoinbrodo come Massi
"Facciamo presto!" mi urla dal fondo della strada.

"Siamo quasi alla metà di Settembre, oggi fa buio prima".

lunedì 6 settembre 2010

Colpa di Flaubert


Non si dovrebbe fare. Non è nemmeno una cosa originale, lo hanno già fatto tanti scrittori prima di me.
E' il personaggio principale di questo romanzo. Ve lo presento : si chiama Giorgio.

Giorgio è nato sul blocco arancione, in una panchina assolata durante la pausa pranzo. Giorgio è nato sul blocco arancione e già per questo è un personaggio sfortunato.

I protagonisti che nascono sul blocco arancione (con penna blu) sono destinati ad una storia infelice. Quelli che prendono vita dal blocco verde a quadretti invece sono più fortunati. Poi ci sono quelli che prendono forma nei fogli sparsi (penna nera); magari li ritrovo dopo qualche mese. Affamati, senza fiato: a loro vanno tutte bene.

Giorgio è nato sul blocco arancione in una panchina assolata e c'era una macchina parcheggiata di fronte : sbuffava, soffiava aria dal cofano di continuo.

Giorgio intanto è stato lasciato dalla moglie e vive in una mostra di mobili di un suo amico. Tutte le mattine deve rifare il letto con gli angoli perfetti perché il letto è davanti la vetrina. Sull'inox della cucina non si deve vedere una goccia, per non parlare del bagno ...

L'auto di fronte la panchina continua a soffiarmi aria calda, ma quanto ci mette un motore a mettersi l'animo in pace? Sul parabrezza c'è un parasole luccicante.

Giorgio intanto litiga in fabbrica col suocero che lo colpisce con ...(ci penso)

Ma si può lasciare accesa l'aria condizionata in macchina ?

Il nostro protagonista è dalla madre a farsi medicare mentre un ufficiale giudiziario porta via il televisore al plasma.

Dall'auto di fronte alla panchina (ricordate ? Quella che ansimava al sole ...) sta uscendo una bionda con un vestito cortissimo stropicciato, mentre esce si tuffa dentro un paio di scarpe dal tacco altissimo, si aggiusta il trucco alla specchietto e si allontana nel parcheggio...

L'auto ondeggiava un po', come ho fatto a non ...

"Almeno potresti farmi fare una scopata come questa..." - mi chiede Giorgio dalle pagine del blocco.

Dalla parte del guidatore non scende nessuno. Come si scopa dentro la Classe A ? L'avevo detto il modello ? Dalla Mercedes esce ancora aria calda.

"Almeno una scopatina ..."
Ci penso un po'. Poi scrivo :

Giorgio caricò le brutte cornici dei ricordi più belli nel bagagliaio della sua vecchia Ford Fiesta. Sapeva già che non sarebbe entrato altro.