
Secondo me il calcio non è uno sport democratico. Non ama le rivoluzioni.
Il mio primo allenatore era soprannominato "il rospo", ma noi si continuava a chiamarlo Roberto perché si incazzava facile.
Era un fiero sostenitore della marcatura a uomo e quando ti dava la maglietta per confermarti che avresti giocato ne approfittava per confermare il suo credo : "eccoti l'8, te tu marchi il 10 e se ti scappa, ti dò un nocchino ni' capo!" La sua filosofia era dolorosa, ma semplice e rassicurante : il terzino sinistro marcava l'ala destra, lo stopper marcava il centravanti ecc. , la mezz'ala destra marcava la mezz'ala sinistra fino a che numeri pari e dispari non concludevano la semplice equazione.
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Poi arrivò Gaspare. Gaspare era un fanatico del gioco "all'olandese".
Perché secondo me il calcio ha avuto solo due grandi rivoluzioni. Il Brasile del 1970 e l'Olanda del 1974. Le due grandi nazionali che hanno lasciato un'eredità unica nella tattica dei pallonari.
La nazionale brasiliana campione del mondo nel 1970 aveva in squadra ben 4 giocatori che giocavano nelle loro squadre di club col numero 10. Giocavano con quattro fantasisti eccezionali senza preoccuparsi degli eccessi, dello sbilanciamento : vero genio, pura follia.
Pelè, Rivelino, Gerson e Tostao. Non c'erano più limiti, la fantasia aveva raggiunto finalmente il potere. Nel calcio, lo sport più reazionario del mondo ! (e c'era pure Jairzinho) Però le barricate di quella rivoluzione erano irraggiungibili. Difficile imitare Pelè, complicato avere la visione di gioco di Gerson, l'astuzia di Tostao e i baffi di Rivelino a 11 anni.
Ma Gaspare aveva in mente solo ed esclusivamente la rivoluzione arancione degli olandesi guidati dal sommo profeta Cruyff. Gli olandesi furono i primi ad applicare tatticamente il fuorigioco che non era più una semplice casualità. Gli orange avevano elaborato un sistema di gioco in cui i ruoli non erano più così definiti. Il terzino non era il semplice guardiano di una parte del campo, i centro campisti si incrociavano, gli attaccanti arrivavano a prender palla fino in difesa ! Lo chiamavano il calcio totale. Eppoi c'era anche da imparare a fare il fuorigico, sincronizzare i movimenti e correre, correre e correre. I punti di riferimento non c'erano più, non c'era più un numero da seguire. Era più facile coi baffi di Rivelino
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Fabio per esempio non si rassegnava al fuorigioco.
Perchè devo scappare in avanti se corro più forte di tutti ? - si chiedeva Una sera contro l'Atletico Viottolone (!) ne prendemmo cinque di gol. Fabio continuava a rincorrerlo quel numero 11.
Perchè il forigioco non è una cosa naturale, devi forzare la tua natura di ragazzino. Perché un ragazzino quando uno ti scappa, lo rincorri. Non guardi in avanti chi calcia la palla. E se non c'è più nessuno che ti urla, la responsabilità è tutta tua.
Non era soltanto la misteriosa zona, c'era altro da capire. Se il 9 faceva gol non era solo colpa del 5 e non potevi sentirti sollevato (perché succedeva che ti sentivi sollevato...)
Non è difficile, basta smettere di pensare solo ai numeri, basta sapere che non sei più solo un numero.
Ti senti un po' perso e non è male ...
La rivoluzione è sempre per tre quarti fantasia e per un quarto realtà (Michail Aleksandrovic Bakunin)
Tutte le rivoluzioni dovrebbero avere un quarto d'ora di intervallo
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