mercoledì 27 ottobre 2010

Storia di Sonia


Questa storia finisce bene. Non aspettattevi però un lieto fine. E' di quelle che sei contento quando finisce. Nonostante oggi ci sia un sole che non ha studiato e scalda poco.

Sonia ha steso i suoi panni ad asciugare. Ha messo anche la sua biancheria intima insieme alle lenzuola e a quel pigiama che è sempre : "l'ultima volta che lo lavo".

Si può stare tranquilli con questa storia. Non succede quasi niente.

Nonostante il ragazzino col bastone che cerca di raggiungere il perizoma.
Gli uomini non la guardano mai la roba appesa. Le donne sì.

C'è quella che è rimasta vedova da qualche mese che dice : "E' tutta roba della stagione scorsa!"
E' rimasta vedova. Avete letto bene. Il marito è morto, ma era già scappato cinque anni fa.

Qualcuno se ne accorge. Non è un caso.

La biancheria di Sonia si muove controvento.

Ci sono bandiere che si esercitano per anni.

Ho preso tutto ?


Da quando hanno installato le nuove casse veloci il mio amico A. compra i preservativi al supermercato. Niente corse notturne ai distributori automatici, nessun imbarazzo di fronte alla farmacista. Perché A. è un timido patologico di quelli che pagano per timidezza. Per esempio in farmacia (c'è un uomo?) compra sempre anche una scatola di Zigulì, giusto per mimetizzare.

Con la cassa automatica dell'ipertrofico mercato invece è tuto più facile. Prende il cestino, va al reparto sanitari, adocchia i cerrotti e le fasce elastiche (massaggiandosi il polpaccio per verosimiglianza) e lascia cadere la scatola.

Magari fa un po' di spesa, prendendo qualche articolo per allungare la lista sul display e completare la mimesi del prodotto che lo imbarazza.
Oggi ha preso una retina di scalogni e il giornale.

Arrivato alla cassa fa passare sul lettore la scatolina (per prima) e la fa tuffare dentro la shopper, poi passano gli scalogni che abbracciano il piccolo segreto ed infine il giornale sigilla tutto.
In coda scorge due facce note, due conoscenti che lo salutano a distanza privacy.
E' andata di lusso.

Nell'altra cassa una vecchietta con una confezione gigante di ammorbidente in mano parla al cellulare illustrandone le qualità eccezionali rispetto a quello che compra sempre la nuora.

A. paga e sogna un po' per tenersi in allenamento (in contanti oppure scegliete la forma di pagamento, cattivo, perché non mi baci più che ti scontavo i punti? Carta Socio non passata ) e attraversa il cancellino dell'uscita.
L'allarme suona. A. prova a tornare indietro e passare di nuovo, ma il cicalino conferma.

La ragazza addetta alle automatiche si avvicina alla busta. Controlla i pochi articoli all'interno, poi prende in mano la scatola di profilattici e la solleva sopra la testa. Sopra la testa ! Come fanno nei villaggi dell'Africa profonda quando nasce un bambino (il mio amico A. un po' si commuove).
Al centro della piccola piazza che c'è subito dopo le casse si fa un silenzio come prima delle sentenze in tribunale.

"Vai pure, queste confezioni lo fanno sempre suonare" - dice la ragazza scuotendo la scatola di fronte al cancellino. Suona di nuovo.

La vecchietta consiglia ad A. un'altra marca che, dice con assoluta sicurezza , è più cara ma, secondo le statistiche, più sicura.
I due conoscenti in coda gli chiedono se secondo lui i profilattici ai frutti esotici sanno di Zigulì (ora si spiegano tante cose) .
Un cliente dalla cassa dietro loda il metodo Ogino e racconta le virtù matematiche del ciclo della moglie.
A. si ricorda di non avere preso lo yogurt magro (niente gusto mango però).

La signora con l'ammorbidente gli passa accanto (lo so, di sopra ho scritto due volte vecchietta, ma ci ho ripensato e l'ho fatta rifiorire. Fate finta di nulla).

"Prendi anche una bottiglia di vino bianco !"

lunedì 25 ottobre 2010

Alfonso deve morire


Alfonso deve sparire.

Lui è fatto così. E' il tipo da ultimatum. E' un uomo che detta condizioni precise soprattutto quando ama. Così dice.
Lei scende dal letto, per arrivare in cucina attraversa il corridoio. C'è ancora qualche pezzetto di porcellana in terra.
Pesta la coda la gatto.
Miao
Scusa

Prepara il caffè, sente dei rumori in giardino, apre la porta.
Alfonso!
Apre una scatola di cereali, apre un ricordo. Chiude la porta.
Negli ultimi tempi non si guardano nemmeno. Lui esce quando l'altro entra. Si aspettava una reazione forte dopo l'ultimo disastro, ma niente del genere.
L'ha scritto persino sulla lavagnetta. Quella che usano per ricordarsi della spesa.
Alfonso deve morire. Addirittura

Il rumore di un'auto che arriva. Sa bene che non può essere lui, ma esce dalla cucina. Saltella nel corridoio. Pesta la coda al gatto.
Miao
Scusa.
Apre la finestra che dà sulla strada.
Alfonso!

Torna in cucina. Si china in corridoio a raccogliere qualche frammento. Non si salva. Era un regalo, importante secondo lui. Secondo lui se non tiene a queste cose non tiene nemmeno al loro amore. Sembrava di essere in una sit-com americana, mancavano solo le risate di sottofondo. Si accende una sigaretta (a loro non piace che fumi).

Lui non chiede altro. Alfonso deve sparire.
E' andata in bagno a cercare un cerotto. Il piede gli sanguina. Pesta la coda al gatto.
Miao
Scusa.

Deve ammettere che lui un po' ha ragione. Lei però è una che sa tenere le cose separate. I suoi abbracci sono diversi, non ama allo stesso modo. La gelosia è così intrigante però. Anche quella esagerata.
Un rumore alla porta. Sembra il suo segnale. Pesta la coda al gatto.
Miao.
Scusa.

Finalmemente è tutto così chiaro. Capisce tutto. Solo lui sa aspettare la prima carezza. Sa com'è importante.
Allora sei qui Alfonso, amore!
Lui si acciambella per fare il bersaglio (è il suo modo di parlare: sparami se ci riesci). Nasconde la coda.

Quello stronzo. Lo sa, lo sa che è stato lui a fare cadere il vaso. Non ha mai voluto dormire qui nemmeno una notte.

Il prossimo lo scelgo rossiccio come te...

giovedì 21 ottobre 2010

Croci da asporto


In fondo è esistito un solo cristiano
e questi morì sulla croce.
Friedrich Nietzsche - L'anticristo 1888.


La nonna lo ripeteva sempre. Anche negli ultimi tempi, con la malattia che le mangiava le ossa. Quella malattia sicura, invincibile, arrivata prima all'osso che alla pelle.
"Se ognuno di noi si prendesse la nostra crocina e la si portasse ni' campino qui di fronte, poi ognuno si riprenderebbe la sua".
Vi traduco anche se non servirebbe.


Perché per la nonna in giro di croci vere ce ne sono poche. Erano, e sono, tutte crocine. Dispiaceri che pesano poco, diceva.

Portare la croce al campino era un fatto di comodità. Perché a San Giusto per trovare un Calvario decente si dovevano fare una decina di chilometri buoni e la Roveta non ha una gran salita. Orti dei Getzemani ne possiamo tirare fuori anche due in questa zona piena di ulivi, ma non c'è un Golgota che valga la pena.

Ognuno si riprenderebbe la sua, di croce, diceva. Nessuno averebbe fatto a cambio col proprio dolore, nessuno avrebbe voluto l'amarezza di un altro, eppure una sofferenza usata dovrebbe durare meno...


Eri così sicura nonna ?

Quest'anno per esempio vanno le croci di castagno, un bel legno fiammato mentre l'anno scorso erano tutti legni tropicali profumati (poi c'è stata la svolta ecologica anche per le angosce). Il legno di ciliegio va sempre bene invece.
"La tua croce ha il Wi-Fi ?"
"Perchè nell'aldila mi dicono che viaggiano ancora con la scart."


Altri sceglierebbero quelle con un carico aerodinamico migliore. La tristezza ha sempre delle zone controvento che non ti accorgi.

In tanti farebbero finta di dimenticarsene. Le lascerebbero lì nel campino. I ragazzini che ancora ci giocano potrebbero utilzzarle come pali. Alcune sono solide, non cadono alla prima pallonata.


Come traverse no.
Come traverse fanno bestemmiare.

lunedì 18 ottobre 2010

decoder


Il futuro è come il paradiso -
tutti lo esaltano ma nessuno ci vuole andare adesso.
James Baldwin


Potrei farci una fortuna. Potrei sfruttare questa cosa. Da quando mi è capitata però non riesco nemmeno a uscire di casa. Ho perfino spostato il divano accostandolo al muro più lontano. Vivo sul pavimento, non ho un cuscino per appoggiarmi. Eppure non ci riesco.


Vi spiego tutto dall'inizio perché Voi non mi conoscete.

Ero ad una di quelle fiere dell'elettronica, una di quelle ganze dove ci sono tanti banchini che vendono cose incredibili. Non è tutto legale, ma c'è perfino qualche caramba che compra. L'ultima volta ho visto un finanziere in divisa. E' tranquillo.
Ho chiesto al cinese quel decoder, quel modello di cui si parla tanto fra noi fanatici del satellitare.
"E' arrivato l'aggiornamento, oggi ti posso dare anche quello col parallasse." mi dice tirando fuori la scatolina da sotto il banco.
Non ha accento il cinese. Sarà perché è nato a Montemurlo, ma secondo me è perché quegli stronzi dei genitori l'hanno chiamato Riccardo. Liccaldo Zhang : ti ci vuole una patente speciale per non farti prendere per il culo. Mi dice di stare attento alla configurazione, perché c'è pure il manuale per quest'aggeggio. Vedi tutto il porno, da quello Canadese chic a quello estremo orientale fino al gonzo sudamericano. Occhio alla prima videata. Non sto nemmeno a sentirlo, i cinesi non sanno un cazzo di satelliti...

Tornato a casa la sera neanche mangio. Attacco il decoder. Aveva ragione Liccaldo. Compare una videata di configurazione :
- Standard (consigliata)
- Personalize (profesionale)
- Fool

Queste istruzioni sembrano proprio scritte da un cinese di Prato. Piene di sfondoni. Fool probabilmente è "full", quella giusta per me. Seleziono e vado a farmi qualcosa da mangiare.

Appena torno, in video c'è un venditore con un grosso cane verde (il solito problema alla scheda), che mostra delle collane con delle perle enormi, bianchissime. Dentro c'è qualcosa che si muove. Cambio canale. Scorro. I canali hard ci sono tutti solo che hanno nomi incredibili. Su HARDtechq14 una coi capelli rossi che sembrano tinti col pennarello da una bambina dell'asilo (la devo cambiare questa scheda) si tocca. Sembra ne abbia due. Mi capite capite cosa intendo.
Con la nuova configurazione si vedono tutti i canali sportivi in diretta. C'è una partita della Juve. Perde, se dio vuole. Probabilmente è qualcosa di repertorio perché oggi è Lunedì. Almeno il Lunedì non giocano. Guardo meglio. E' proprio una partita di coppa. Riconosco gli ultimi acquisti e quel centrocampista brasiliano che piangeva all'ultimo mondiale. Controllo meglio il calendario. Non ci posso credere. C'è sicuramente qualcosa che non va. Questa partita la Juve la deve giocare fra un mese. E' l'ultima del girone. Il biondo mette la palla in mezzo. Pareggiano.

Non è possibile. Il dito si aggancia al telecomando. Olimpiadi in un paese asiatico. Un negro vince sette medaglie d'oro nel nuoto.

Sul canale notizie 24H compare una cartina politica. Hanno attaccato da nord. Certe nazioni vicino alla Russia non esistono più. Non vedo nemmeno la Mongolia. In un altro servizio si muovono chilometri di filo spinato al confine tra due afriche. Ce ne sono a milioni di rifugiati in buche singole. Non tutti ce la fanno a scavare...

Il biondo tira da fuori area : 3 a 2 . Il venditore ha messo da parte le collane. La pistola l'hanno venduta alla prima telefonata. La rossa ha compagnia. Deve essere un reality. La ragazza è già stata con 700 uomini oggi. Mi chiama per nome.

Il biondo batte un calcio d'angolo. Il venditore spara al cane verde. Non muore. I carri armati sono quasi in città; non la riconosco. I grattacieli bruciano tutti. Schiacciando un pulsante sul telecomando posso sparare. 50 $ per un animale, 150 per un uomo, 500 $ per una donna. Siamo in molti a farlo.

Potrei uscire subito da qui e parlarne. Dovrei dividere questa storia con qualcuno là fuori. Non riesco a staccarmi. C'è un aggiornamento : hanno aggiunto un altro canale di vendite e di pornomanga.
La rossa che mi monta è già stata con 1000 uomini oggi. Io vivo con lei, non faccio statistica. Io vivo per lei e ho paura. 500 $ sono tanti.

mercoledì 13 ottobre 2010

Storia di Yahya


Arriverà in ritardo. E' sicuro. Yahya è sdraiato sull'asfalto all'inizio della salita del Poggio alla M.
E' caduto, non respira bene. La ruota della sua bici gira a vuoto come la ruota della fortuna. Il sole è troppo basso per uscire come un cento al primo colpo e i raggi della ruota sembrano mescolare la poca luce della mattina col buio di ieri. Gli sfilano di fianco un gruppo di ciclisti colorati . Attaccano la salita ridendo come dentro gli spot delle cucine.

Gli gira la testa. La fabbrica dove lavora è in cima alla salita. Costruiscono grossi trasformatori elettrici. Sono cinque i bengalesi che lavorano lì dentro. Nelle foto sembrano una di quelle squadre di calcetto amatoriale con le divise scombinate. Allstars straccioni. Tutti i giorni a respirare quelle resine puzzolenti. Le colle potenti che ti fanno lacrimare. L'aspiratore ha smesso di funzionare quattro anni fa. Da cinque non fanno una visita col Medico del Lavoro. Il grosso portone dell'officina è sempre aperto a cambiare l'aria. E il vento in quella zona è un gran ruffiano. Sta col padrone.

La pausa pranzo la fanno nel cortile dell'officina, ma quando piove apparecchiano sul tavolo di lavoro. Non si potrebbe fare. Perché se ti casca un pelo su quei grossi trasformatori, è come aver costruito una bomba. Allora mangiano come pregano.

Qualcuno ha chiamato l'ambulanza. Lui non voleva. Gli capita spesso, poi si riprende. Escono con la barella quattro angeli dal forte accento cattolico, ma quello con la testa di tigre deve essere uno dei suoi.

"Di che razza sarà?" si domandano gli angeli. La tigre gli prende il polso.

Sente dentro di sè il tac dell'orologio marcatempo che segna le ottozerouno. Ritardo.Non è il cuore.

Ride. Sul sito della Farnesina sconsigliano viaggi nel suo paese.

"Le Università sono tradizionalmente politicizzate e scontri fra le diverse fazioni degli organismi giovanili sono un fatto frequente.
Sedi di protesta per ragioni salariali o di condizioni di lavoro sono le fabbriche nella cintura di Dhaka."

Gli mettono una mascherina. Arriva aria fresca da un albero bianco. Si tocca in tasca a cercare le chiavi. Non ha chiuso la bici.Un grosso lucchetto gli dorme in tasca.

venerdì 8 ottobre 2010

Supplementi

Non ti puoi accorgere di tutte le cose crudeli. E' difficile. Lucia pesa 127 chili. E' un numero grande rispetto a tante cose che non conosce. Non conosce nessuna ragazza che pesa così, non c'è un autobus in città con quel numero. Se avesse una gemella non potrebbero salire insieme nell'ascensore condominiale. Ci sono parole crudeli e te ne accorgi per sbaglio.

Supplemento singola 127 €. Un voucher d'albergo è una cosa crudele.

Non è come : supplemento mozzarella di bufala 2€. Supplemento nevicata con tazza di cioccolata in mano 50€. Supplemento sesso in un pomeriggio d'inverno a 75€. Supplemento sesso sera d'estate 70€ (chissà perché costa meno).

Cambio di programma. Telefona al pasticcere ed ordina una torta di cioccolato bianco decorata di elefantini di marzapane. Compra una corda da alpinista nell'outlet sportivo sotto casa sua (mai entrata prima).

"Cosa devo scrivere sulla torta ?" le chiede il pasticcere magro con un bel sorriso tuttoburroseicentocaloriepunto127.
"Una non basta" risponde.
"Sicuro signorina, ce ne vogliono almeno due di fette di questa torta!"
Vorrebbe dire : scrivici anche, non capite un cazzo ! Col punto esclamativo, mi raccomando, di cioccolata . Ma c'è gente...

Toglie il ventilatore (mai funzionato fino ad ora) dal gancio di cucina e ci passa la corda. Il nodo ha un bel colore.

La famiglia di sotto stava iniziando il pranzo. Un piccolo pezzo di intonaco finì nell'insalatona. Stava benissimo accanto alla belga.
"Vuoi vedere che stavolta la vecchia è morta ?" disse Giuliano guardando la moglie negli occhi.
"Giuliano, la vecchia è morta sei mesi fa !"
"E chi ci sta nell'appartamento ?"
"La nipote, quella ragazza robusta che abbiamo incontrato ieri al supermercato"
"Robusta..."
"Smettiamola subito !"- urlò la moglie a troncare la discussione. "Non perdiamo altro tempo, Lucy sali sù che abbiamo ancora le vecchie chiavi e secondo me non ha cambiato la toppa." disse alla figlia mentre spengeva un fornello.
"E te" - rivolta al marito, "vestiti ammodino e se
Lucy ti chiama, sali anche te"

Lucy fece la rampa di corsa (devo fare più ginnastica e mangiare un'altra banana alle sedici), aprì la porta e vide quel corpo sdraiato sul pavimento. Certo che sapeva piangere quella lì. Sul soffitto c'era un punto interrogativo allungato, sembrava l'avessero violentato due o tre domande difficili. La torta sul tavolo con una fetta già sul piattino. Una non basta (quante me ne serve allora...).

Lucia vide entrare quella ragazza secca come un uscio che gli camminava in casa di profilo, come un geroglifico. Si mise a piangere. La vide avvicinarsi alla torta e mettersi in bocca un elefante di marzapane. Senza annusare. Perché le sue amiche annusavano sempre prima di mangiare ? Quella era una ragazza crudele, pensò. Non mi tira su, mi guarda appena. Sembra tutto normale ?

E difficile accorgersi di tutte le cose crudeli che ti stanno intorno. Perché mica tutto quello che è crudele ti fa male. Le cose belle della vita a volte non ci arrivano da sole a capire. Infatti solo le ragazze crudeli possono dirti :

"Un po' di panna ci starebbe bene"

mercoledì 6 ottobre 2010

Il mestiere di lavorare

"Ora non ti insegnano più un mestiere, ti mettono subito a lavorare!" mi dice il meccanico mentre rimonta una marmitta a specchio su una vecchia moto. Ogni pezzo che monta gli manda un riflesso, anche gli attrezzi sono lucidati. Non si capisce come faccia a non vedersi. Le guance strisciate di morchia, i pochi capelli unti che gli corrono in capo disegnandoci curve e rettilinei. Stasera sembra corra Silverstone sul capo.

Io non so fare nulla, mi prenderanno sempre dappertutto. Non è una mia battuta. La dice Gig Young in un film con Doris Day. C'era anche Cary Grant. Ho lavorato per due anni per una di quelle ditte concessionarie dell'acquedotto. Fare l'esattore non è facile. Specialmente se sei giovane. Un pensionato che riscuote le bollette è molto più rassicurante. E' un lavoro che ti dava poco (250 lire a bolletta!) ma capivi tutto.

C'era quello che ti passava i soldi sotto la porta senza aprire e quello che ti invitava dentro a prendere un caffè. Quella che ti apriva coperta con due cappotti e l'accapatoio e un'altra in sottoveste. Uno di Sesto Fiorentino mi rincorse per 5 piani con un martello. Un ragazzo di Via Toscanini si mise a picchiare il fratello perché faceva tre docce al giorno. Un ristorante di Via Baracca aveva un iceberg in sala, ma quello era mare mica acqua clorata del Comune. Una ragazza di Via Baccio mi fece riparare un bidet che perdeva da un mese almeno. Una ragazza di Campi Bisenzio mi aprì in camicia e basta; sembrava Jane Fonda in a "A piedi nudi nel parco". Ci vuole tanto per riscuotere e un attimo a innamorarsi. E Redford è uno che torna preso dal lavoro. Dalle parti di Viale Milton c'era un contatore che generava una nota standard, come un diapason. Era buono per accordare i violini.

Una volta in zona Via Aretina un anziano professore mi invitò ad entrare in casa. "Ma come l'acqua si paga?", si stupì scartando la bolletta.

Diceva di aver inventato una macchina per fare le nuvole. Voleva assolutamente che la vedessi. Era in terrazza perfettamente funzionante. Avrebbe risolto un sacco di problemi. Il solito pazzoide. Ero già pronto alla fuga, avevo contato gli scalini della via di fuga. Quel giorno il matto mi era già toccato, due erano un evento raro anche per un esattore. Un vecchietto di Scandicci aveva strappato il contatore dal muro urlando che avrebbe affondato il Poseidon.

Lo ringraziai, ma gli dissi che avevo ancora un centinaio di bollette da riscuotere quel giorno.

"Sarà per la prossima rata"

Qualche mese dopo tornai in zona e suonai il campanello. La signora dell'appartamento di fianco si affacciò e mi disse:

"Guardi che il Professore non abita più nel palazzo. Ha venduto una di quelle sue invenzioni... Ora sta in una Villa sulla Bolognese!"

...

Ho imparato a riconoscerle. Ora quando guardo in cielo le vedo. Sono diverse. Sanno di essere nuvole. Sono quelle con le facce tristi, un pesce senza coda, a volte hanno forma di coltello senza manico. Sono quelle lontane dal sole. Loro lo sanno di essere nuvole.

venerdì 1 ottobre 2010

Uno di troppo

Tony è il capo. E' lui che taglia la roba. E' lui che prepara le stecche di fumo. E' lui che pensa.
La sua faccia è sempre spettinata, sembra scenda dal letto solo con la pancia . Quando richiama la testa le braccia sono troppo stanche.
Non guarda nessuno, non parla con nessuno.

Esce solo con donne coi capelli rossi.

L'ultima la chiamo Mariantonietta perché mangia solo brioche vuote.
Vive in macchina di Tony attaccata al telefono, l'unica boccata d'aria nuova è quella che respira dentro quelle brioche vuote.

Quello che tratta con gli spacciatori è Brunobruno. Si chiama Bruno ed ha i capelli di quel colore. Se fosse un cavallo il colore lo definirei un sauro bruciato, marrone uniforme.
Urla, strepita, minaccia quei residui di fogna che fanno la fila davanti al garage. Li tocca tutti sulla testa con la mano aperta quasi volesse spremerli.
L'unico seduto è il cinese albino, butterato come un pianeta lontano dopo una pioggia di meteoriti, sempre gobbo sul libromastro. Gli serve urgentemente una nuova atmosfera. Lui incassa e sputa. Se vuole altri soldi sputa dalla finestra alla sua destra, se va tutto bene sputa sul cestino della carta a sinistra.

Eppoi ci sono io, che ne devo far fuori uno.

Riepiloghiamo.

Tony : il capo con una faccia perennemente spettinata.

Mariontonietta la sua donna rossa e anoressica.

Brunobruno, sauro bruciato di capelli, duro con la feccia degli spacciatori.

Il cinese butterato, ingobbito sul libromastro. E' quello che riscuote e sputa.

Intanto l'albino l'ho tolto di mezzo.

Già questo thriller zoppica di cliché; manca solo un cinese albino. Fa troppo "Codice da Vinci" mi sono detto...

Si è mai visto un cinese albino con i brufoli ? Va bene fiction ...

Il cinese non ha fatto una piega. Non ha nemmeno alzato gli occhi. Secondo me ha paura di essere colpito da una di quelle stelle che lo hanno ridotto in quel modo...

Ha sputato nel cestino.