lunedì 27 luglio 2009

Il calcio non fa più letteratura


La domenica mattina lo trovavo già pronto in divisa quando mi svegliavo per la colazione. Il mio babbo faceva il vigile e per anni, tutte le domeniche, mi portava con sé a fare il servizio allo stadio.
Mi comprava un biglietto di curva ridotto e mi accompagnava in tribuna chiedendo ad uno di quelli che strappavano i biglietti : "Posso lasciare il bambino in parterre che dopo lo vengo a riprendere ?"
I vigili entravano in servizio prestissimo ed io rimanevo ore a girellare nel parterre.
"Non ci saranno più campioni come Julinho, un' faceva finte lui erano gli altri a cascare! " urlava quello del chioschetto.
Julinho, Di Stefano, Valentino Mazzola , di questi giocatori non abbiamo che rare immagini : si possono solo raccontare.
Pelè, Maradona, Baggio fanno ancora letteratura nonstante filmati e moviole.
Durante l'ultima finale di Champions la regia delle riprese televisive gestiva quasi trenta telecamere; alcune addirittura "personalizzate" sui campioni più attesi.
Cosa rimane da raccontare ? Li vedi correre, spogliarsi di fronte alla telecamera, urlare e mostrare chilometri di tatuaggi.
Io posso raccontare che continuai a vedere le partite insieme al babbo ancora per qualche anno.
Quando eravamo seduti accanto però non voleva che esultassi troppo : era in divisa. Un uomo d'altri tempi...
Un pomeriggio Giovannone che mi strappava sempre il biglietto, si girò verso il babbo e disse piano per non farsi sentire dai colleghi :
"Oh vigile, unno vedi che i' bambino l'è più arto di te !"
La Fiorentina sfiorò la retrocessione. Io invece, cresciuto, non mi ero salvato : quello è stato il mio ultimo scudetto da bambino.

giovedì 23 luglio 2009

Il piccolo maestro

Era un pomeriggio caldissimo, l'asfalto biscottava sotto i piedi e ci mancava la forza per giocare. Arrivò un punto bianco in fondo alla strada scuotendo la testa. Non c'erano dubbi : un altro cane era scappato dal canile sopra la collina di Marintolle.
D'estate rimaneva solo il vecchio Luigi e nel pomeriggio stendeva la coperta e si addormentava sotto l'albero.
"Che razza di cane è ?" - disse Ali girandogli intorno
"E' un San Bernardo " - rispose Anto.
"Non dovrebbe avere la fiaschetta attaccata al collo ?"
"Quella ce l'hanno i cani del soccorso alpino, scemo."
Massi arrivò trascinandosi dietro un grosso secchio d'acqua quasi pieno.
"Il babbo ha detto che ha sete" - disse appoggiando il secchio davanti al cane.
Il cane cominciò a lanciare la lingua verso il secchio, lento ma metodico in pochi minuti lo svuotò.
"Lo sapete come fa mamma lupa a riconoscere i lupetti dai cani nella cucciolata ?" - ci interrogò Anto mentre il cane alzava il suo sguardo triste.
"Li porta al fiume a bere : i lupetti succhiano l'acqua mentre i cani bevono con la lingua"
"Eppoi che ci fa coi cani ?" - domandò Massi già un po' impaurito.
"Li elimina naturalmente, li fa fuori "
Anto in un attimo era a cavalcioni del grosso cane, metteva una mano sulla spalla ad Ali e dichiarava serio :"Asdrubale questo sarà l'elefante con il quale attraverserò le Alpi"
Lo sapevo ! Ci toccava studiare quelle due paginette di storia che la maestra ci aveva chiesto per Lunedì...


lunedì 6 luglio 2009

Una scelta importante (noir al supermercato)


Attraversò il lungo corridoio del supermercato strisciando a ritmo con le scarpe sul pavimento di piccole mattonelle. Chissà che fine avevano fatto quelle musiche ambient studiate alla fine degli anni 70 che invogliavano i Clienti a comprare o a restare a camminare tra gli scaffali . Come si fa a comprare qualcosa con Liga che ti lancia un "gancio in mezzo al cielo ?". Arrivò diritto allo scaffale dello scatolame : fagioli, piselli medi, piccoli, finissimi. Troppa scelta ti frega sempre ...
Sentì un dolore acuto alla spalla e appoggiò la mano all'altezza del mais; quel giallo era quasi consolante.
Decise di uscire senza acquisti, infilò però una cassa laterale, ma la cassiera non fece storie stavolta.
Davanti alle enormi porte di cristallo si fermò. Si sentiva leggerissimo. Le porte non si aprirono. Le lunghe labbra nere non soffiarono il caldo dell'esterno. Rimase immobile finchè un addetto seguito da un alto pallet di insalate non lo mise in contatto con l'esterno, ma non attraversò la porta, non sentiva nemmeno un po' di calore. Provò di nuovo a passare, ma non ci riuscì.
Solo in quel momento si voltò e si accorse dei due infermieri che correvano verso gli scaffali, gli stessi scaffali dove era stato pochi minuti prima. Provò a parlare, ma uscivano solo pensieri rapidi.
Quando si avvicinò si accorse che i due paramendici stavano provando a rianimarlo.
- Cazzo , cazzo , cazzo, non ce la faccio !-
Quello che lo faceva veramente rabbrividire non era che fosse diventato un'anima persa dento un supermercato. Lo faceva incazzare che il giorno dopo i giornali, soprattutto quelli gratuiti che leggevano tutti e a cui piacevano queste notizie, avrebbero titolato : "muore con i piselli in mano".
Lo sapeva che doveva mangiare pasta e fagioli quella sera, anche col caldo.