Credevo non esistessero più le cabine telefoniche con la gettoniera, pensavo ad un incantesimo quando ne ho vista una dentro la stazione.
Il treno interregionale proveniente da (pausa) La Spezia n. 1340 viaggia con, (pausa), 15 (pausa), minuti di ritardo.
La cabina è vuota, il telefono (al solito) penzola come un braccio magro . Mi tornano in mente tutti gli stratagemmi per telefonare gratis dalle cabine a gettoni senza uno spicciolo in tasca.
Il treno interregionale (pausa), proveniente da (pausa), La Spezia n. 1340 viaggia con (pausa) 20 minuti di ritardo.
Simone riusciva a telefonare alla sua fidanzata in Spagna colpendo la levetta dell'apparecchio tante volte secondo il numero.
Come faceva lo zero ?
Come mai il treno che mi porta a casa deve arrivare da Spezia?
Il ragazzo arriva di corsa ed entra con la tessera telefonica in mano dentro la cabina che avevo appena svuotato di ricordi. Si fruga in tasca e nel piccolo zaino verde che tiene sulla schiena. Appoggia gli spiccioli sopra il telefono e comincia ad inserirli.
(Pausa) viaggia (pausa) con 25 minuti di ritardo...
Parla subito, senza ascoltare, agita le braccia come un gabbiano che atterra e si sentono dei mozziconi chiari di conversazione : "... non puoi credere "; "... non devi"; "... può finire così".
La sua schiena scivola lentamente sul vetro mentre ascolta, inserisce un altro spicciolo senza guardare l'importo come dentro una slot.
(Pausa), 1340 (pausa), viaggia (meno male) con 25 minuti di ritardo.
Lo vedo seduto sul pavimento della cabina, né io né lui sappiamo se la telefonata è finita.
Abbandona il telefono e sistema il piccolo zaino sulla schiena, mentre esce dalla stazione, all'aperto vorrebbe uscire da lì come da un sogno o come da un videogioco.
Il cappotto leggero spinato di un barbone che ha digerito tutto il sole del pomeriggio si avvicina alla cabina e preme il pulsante. Le monete rimbalzano in un altro sorriso disperato.
Il barbone entra nel bar del fast food ed ordina due brioche con la crema; le indica forte dal vetro.
Dopo 35 (pausa) minuti arriva il treno 1340 (pausa) e non ha nemmeno un po' di mare nell'odore.


31 commenti:
... ero già triste oggi...
sono così vecchia che mi ricordo che per comporre il numero si girava la rotellina con i buchi e che i telefoni erano di ferro o roba simile, grigi scuri. e che c'era la sip.
:-D
Mia cugina per telefonare gratis mandava in tilt la macchinetta con una calamita ;-)
In effetti è strano vederle ora, sembrano quasi reperti archeologici!
Non è un racconto ma ve la racconto.
Era il periodo universitario, Facoltà di Architettura, ricordo che qualcuno aveva trovato il modo di aprire lo sportello, poi si metteva un cartoncino tra un relais e un piattino metallico che gli stava sopra a mo di coperchio. Si agitava una levetta all'infinito finché non eri esausto o perché avevi finito la telefonata. A scrocco... è più bello
Non so se ti ci sei ispirato volontariamente, ma lo spunto narrativo somiglia molto a questa poesia di Raymond Carver.
quando ero dai miei al mare, nei primi tempi non avevamo il telefono fisso e bisognava scendere in paese e fare la fila alla cabina. ovviamente sto parlando di tempi in cui il cellulare non lo avevano mica tutti...da un po' di mesi quella cabina non c'è più. io e i mie amici di allora ci siamo rimasti malissimo.
che racconto bellissimo. oh cavolo mi hai fatto ricordare tante cose.. anche io ho pianto a volte in una cabina del telefono, buttando dentro a quella vorace fessura gli spiccioli bagnati di lacrime..
niente di personale...era un 'fanculo "artistico"...
buonaserata...
AngS
cavolo per un attimo ho pensato di essere dentro la cabina con il ragazzo.
e ho anche sentito lo spostamento del treno in arrivo.
ma perchè io non sapevo tutti sti trucchi per telefonare gratis?
però mi ricordo che con 200 lire in città parlavi un botto.
e poi la fila fuori dalla cabina che facevi finta di non vedere?
e l'odore sudicio della cabina?
io volevo scrivere alla Sip per mettere i seggilini.:)))
Storia triste...
Quanti amori nati e finiti in una cornetta del telefono...
PS
c'era un bambino che ho conosciuto, molto molto tempo fa, che si comprava i gelati con i gettoni recuperati dalle cabine telefoniche.
ogni tanto ne vedo una
ma dentro il telefono non c'è più
forse la lasciano li come ricordo di
quando si stava peggio
o meglio?
ora col cell non ci si parla più
sms a raffica...
:( che brutto...
Mi ricordo solo che le persone facevano la fila fuori dalla cabina. che le trovavi, le cabine, anche in tris, una attaccata all'altra.
Che io ci facevo gli scherzi telefonici, soprattutto ai vigili e che quando avevamo un pennarello grosso scrivevamo qualcosa di sacro.
E che i fatti propri che si comunicavano alla cornetta, per uno effetto, diventavano patrimonio cittadino
Quanta tristezza però.....
Rimpiango questo genere di cose fanno parte della mia adolescenza.
bellissimo racconto
ciao
Bello, bello, bello.
La vita che va, fatta di attimi (e di treni in ritardo)
Grazie
un amore poteva finire, dolcemente, in bocca ad un barbone. oggi finiscono nello spazio inghiottiti da un sms che rimarrà senza risposta.
ciao!
bello e tristissimo il tuo racconto...
a presto Ale
Piccoli spaccati di vita vissuti da altri, che passano per questo blog. Condivisi con sconosciuti.
Le cabine telefoniche (a monete o tessere) a ho addirittura ancora qualche gettone che potevi usare al posto dei 200 lire fino alla metà degli anni '80 circa - mi riportano alla mente tante cose, specie le mie vacanze al mare, dove la sera, in piazzetta, c'era sempre la coda per chiamare a casa. E i cellulari non esistevano... Proprio come dice Ransie (la strega?)
Una telefonata = due brioches con la crema.
Beh, a qualcuno quella telefonata è servita..
Adesso la gente si lascia con un semplice sms!
Che tristezza!
che tristezza le cabine semidistrutte, sventrate con i fili telefonici staccati...
marina
splendido questo post..
è davvero molto poetico e malinconico.. E una sensazione, che bene o male, forse un pò tutti hanno provato, ma si esce sempre alla fine..
Esiste un minimalismo denso,evocativo,dentro il quale si cela la bellezza.
Eh beh, è il ciclo delle cabine telefoniche....dannati cellulari.
Ricordo bene i gelati che riuscivo a comprarmi con i resti dei telefoni del campeggio. Resti di madri preoccupate dei propri figli adolescenti, che ripetevano ogni sera la stessa nenia "non beviamo, giochiamo a carte, andiamo a letto presto" e ogni telefonata si concludeva con "mi raccomando fai il bravo"... e poi via con la bmx a fare il giro delle vaschette.
E dopo i gettoni.... le collezioni delle schede telefoniche, usate anche come motore per le bmx.
Un po mi dispiace che i bimbetti in campeggio al giorno d'oggi, non possano godere di queste piccole cose.
Hahahah Alfa.... ho letto solo ora il tuo commento....
Chi sa magari facevamo a gara a chi arrivava prima ai telefoni, per lo stesso gelato!
che ricordi....
adesso ho in borsa un vecchio gettone che conservo gelosamente...
saluti da LaSpezia, dove alla stazione c'è di tutto tranne che il profumo del mare...
Racconto triste...
Tanta nostalgia..sì..quelle mezz'ore passate chiusa in una cabina trasparent e fuori il traffico veloce della city e quelli fuori pronti a sbranarti...oggi non c'è + privacy, ci si lascia senza aver il coraggio a volte di guardarsi e dirselo civilmente...
Grazie della tua visita, dopo varie vicissitudini sono riuscita a farti un commento.
e non ha nemmeno un po' di mare nell'odore.
Come ci si rimane male....
Significa che é scritto bene ;-)
complimenti
Mimì
io ricordo il metodo in cui si smontava un accendigas, poi si cercava di far contatto sulla cassetta metallica della gettoniera.. naturalmente non ci sono mai riuscito e ci hi rimesso pure l'accendigas ..
racconti davvero piacevoli
grazie
ciaoo
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